Welcome to Magazine Premium

You can change this text in the options panel in the admin

There are tons of ways to configure Magazine Premium... The possibilities are endless!

Member Login
Lost your password?

Pirateria, giusto punire, ma con coscienza

8 settembre 2009
By

muloE’ un tema caldo, da anni, e non accenna a raffreddarsi. La pirateria Internet, cioè il download illegale di materiale coperto da diritti d’autore, è un problema a diffusione planetaria, in alcune nazioni più sentito, in altre più sordo, ma comunque presente.

Pochi giorni fa, in Francia, la maggioranza Sarkozy ha alzato bandiera bianca, non riuscendo a far passare la legge che avrebbe previsto punizioni su più stadi per tutti i pirati della rete, partendo da avvisi via mail e arrivando alla sospensione del servizio Internet. In Svezia, l’applicazione della legge IPRED – simile alla proposta francese – ha fatto calare del 30% il traffico Internet, a causa, a quanto pare, del minor traffico generato dai download illegali.

I governi sono alla ricerca di un mezzo di tutela per le major discografiche e cinematografiche, ma si scontrano a muso duro con questioni di etica e con la forte comunità di Internet. Infatti, l’unico modo per scovare e punire gli utenti che attingono gratuitamente ai materiali multimediali messi in rete, o raggiungibili tramite software di condivisione file (P2P), è controllare il traffico dati degli stessi, violando, per certo, i diritti degli utenti, e atterrando nuovamente su questioni di violazione della privacy.

Personalmente sono molto sensibile alle questioni di privacy, poiché ritengo che chiunque abbia il sacrosanto diritto di sentirsi libero di condurre il proprio stile di vita nella maniera che più ritiene opportuna, lasciando lontani gli occhi del grande fratello; Internet è ormai parte della vita quotidiana, e chiunque dovrebbe poter decidere se mostrarsi, e mostrare le proprie abitudini, al resto del mondo, o se rimanere nascosto nella propria intimità. Allo stesso tempo, come ho ribadito in altri articoli, sono sostenitore dell’utilizzo dello strumento Internet nella giusta maniera, senza scadere in illegalità, provocando danni collaterali a chi, per scelta o per dovere, condivide l’uso dello stesso strumento.

C’è tuttavia un punto che non riesco a condividere sulla demonizzazione di chi scarica file dalla rete o tramite Peer To Peer: perché creare una trappola, che colpisce, indistintamente, chiunque? Tutti questi utenti sono messi a pari livello, e non esiste un metro di valutazione che permetta di differenziare la gravità del reato. Perché colpire pariteticamente chi scarica un file e chi lo immette in rete? Esiste una disparità nell’utilizzo degli strumenti di download, e in quanto tale, è necessaria una flessibilità nell’applicazione delle pene, e nel modo di colpire questo fenomeno. Si potrebbe obiettare che nel momento in cui si scarica un file, tramite un programma di file sharing, chi lo scarica lo mette a sua volta a disposizione di altri, diventando lui stesso il “fornitore” del materiale pirata. Ma questo è nella natura intrinseca dei creatori dei programmi e nelle reti di file sharing, perchè dovrebbero essere gli utilizzatori a farne le spese.

Si vuole debellare il problema della pirateria, allora è giusto che si colpiscano gli ingranaggi principali di questo fenomeno, coloro che introducono sulle reti di interscambio i file protetti da copyright, coloro che forniscono gli strumenti dell’illecito, poiché è colpendo questi pilastri portanti che è possibile smantellare un fenomeno. Il metodo più semplice per abbattere una pianta è segarne il tronco, non tagliare tutti i rametti, partendo dalla chioma.

Con questo, non voglio giustificare chi scarica musica e film, poiché, a parte una piccola percentuale, chiunque usa programmi P2P è cosciente di commettere un illecito. Credo però che il terrore di un attacco indiscriminato verso tutta la comunità di Internet non sia la giusta via da seguire. Ci vuole coscienza, e ognuno deve prendersi le responsabilità di quello che fa, ma è anche giusto che siano gli istigatori del reato i primi a farne le spese.

Tags: , ,

  • Alessandro

    Il terrore non può che portare ad altro terrore. Questo è quello che ho imparato leggendo, studiando, ascoltando musica e guardando film. Sono arrivato qui tramite l’ultimo articolo che hai scritto, e come hai detto anche io appartengo a quell’elite che ha avuto l’opportunità di vivere la crescita di internet. Ho creato il mio primo sito all’età di 11 anni ed era un ammasso di gif animate e midi che partivano a raffica. Il 99% di ciò che c’era su quel sito erano immagini coperte da copyright, ma la rete era giovane e nessuno ci faceva caso, perchè ancora non arrecava danni economici ed era visto come un semplice passatempo. Poi la rete è cresciuta ed insieme ad essa siamo cresciuti noi comprendendo ciò che era importante e iniziando a fare una selezione su ciò che prima si scaricava senza freno. Ho iniziato a “scaricare” solo ciò che mi sembrava valido per me stesso e per la mia cultura lasciando perdere tutto quello che secondo il mio parere non era degno di essere neanche letto per 10 secondi in quanto non diceva nulla di nuovo. Mi comportavo come se internet fosse una sorta di nuova Biblioteca in casa, ecco come vedo la rete, il palazzo più grande del mondo che ti offre tutto ciò che ti serve dall’oro alla spazzatura, spetta solo a te la scelta.

    Il problema del p2p credo che non risieda nel diritto di autore o altro, ma nel mancato guadagno sull’idea, il problema è il denaro.
    Il vantaggio del p2p è la conoscenza alla portata di tutti, ricchi e poveri, senza distinzioni, ognuno è uguale all’altro quando si parla di internet. Potremmo definire internet come la prima e vera democrazia funzionante che siamo riusciti a creare, ciò che conta si fa conoscere, ciò che è inutile finisce nel dimenticatoio.

    Internet come hai detto, è una ragazzina di 17 anni che ha dalla sua parte oltre 2 miliardi di persone che gli danno stimoli, consigli e aiutano la sua crescita in modo esponenziale. Avrà anche 17 anni ma è già abbastanza matura da auto sostenersi, il problema è chi comanda che nonostante abbia avuto la stessa nostra opportunità di crescere insieme ad essa non le è stata vicino e quindi non sa come ragiona. La nostra economia del WWW è basata sulla vendita e sulla pubblicità per la propria sussistenza cose che alla nostra ragazza proprio non piacciono, perchè sono cose vecchie che non rispecchiano il suo modo di pensare. In Bisognerebbe che chi ci governa trovasse un modo alternativo per la sopravvivenza della stessa. Io per primo sarei disposto a pagare 100/200 euro all’anno per avere un servizio totalmente libero e non avere rimorso nel momento in cui scarico un file, mi farebbe piacere che se un film fosse scaricato al detentore dei diritti di autore andassero i miei soldi, e per quel che mi è possibile lo faccio acquistando cd o film che mi sono veramente piaciuti, ma parlando francamente se non ci fosse stata lei io non avrei avuto l’opportunità economica di essere ciò che sono e di sapere ciò che so, che è la cosa che più mi interessa.

    Purtroppo la nostra è una ragazza alla quale questa società ormai le va stretta, quindi o ci adattiamo ad essa o sarà proprio lei a dettare gli ordini. Internet siamo noi, non chi ne impedisce lo sviluppo autonomo.