Da una recente inchiesta di Greenpeace è saltato fuori che la normativa RAEE, cioè quella legge che in soldoni dovrebbe assicurare un corretto smaltimento delle apparecchiature elettroniche, non è affatto rispettata dai negozianti (piccoli o grandi che siano). Anzi, ancora peggio, spesso diventa pretesto per guadagnarci qualche euro.
All’uscita di questa notizia, sembrano essersi delineati due correnti di pensiero: chi è d’accordo sull’illegalità di chi non rispetta la normativa, e chi lamenta che non è chiara, che smaltire i ferri vecchi costa troppo, e che quindi è giusto fare pagare tal servizio.
Io vedo solo una linea di pensiero. Quella in cui da una parte ci sono i negozianti furbetti, e dall’altra le solite istituzioni all’italiana, capaci di fare (o applicare) le leggi, senza prima essersi sincerati della loro applicabilità.
Partiamo dai negozianti furbetti. Dal 2005, quando è entrata in vigore la normativa, sui vari prodotti di elettronica è stata applicata una tassa, dato che così possiamo definirla. Il suo vero nome è “Contributo RAEE” o “Eco Contributo”. Cos’è? E’ una somma, differente per la tipologia e dimensione del prodotto, atta a coprire il costo di smaltimento del prodotto stesso. All’inizio, accanto al prezzo, troneggiavano scritte del tipo “Contributo RAEE incluso” o “Eco Contributo Assolto”. A volte era anche specificato il valore. Ora è pressoché affogato nel prezzo totale dell’apparecchio. Questo non vuol però dire che sia sparito. C’è, lo paghiamo, ma non ce ne rendiamo conto.
Passiamo poi alle istituzioni italiane. Tanti negozianti, da quanto si vede, non sanno effettivamente come trattare questi vetusti apparecchi. Un po’ è colpa loro. Se si sono scelti un’attività, devono ottemperare a tutti i loro doveri, tra cui rispettare le leggi e tenersi informati. Un po’ è colpa dello stato, che forse avrebbe dovuto assistere meglio i negozianti e fare più chiarezza su come gestire e dove portare i prodotti dei loro clienti per assolvere quanto legiferato.
Chiariti questi due punti, è cristallino che se il negoziante chiede un prezzo per smaltire il vostro vecchio televisore sta commettendo un illecito. Altrettanto chiaramente non sta facendo il suo dovere se si rifiuta di accettare il vostro vecchio frigorifero. Posso capire che si trovi spiazzato perché non sa come comportarsi, e la cosa più semplice è dire “non è compito mio”, giocando sull’ignoranza del povero cittadino indifeso, o magari cercare di sfruttare la situazione per farsi offrire (involontariamente) una pizza più birra.
Il problema non è del cliente. Il cliente segue la legge, evitando di buttare la TV della finestra, se la carica in macchina e la porta dal negoziante. Quest’ultimo deve fare altrettanto, portando a compimento quando scritto nella normativa.
Costa troppo smaltirlo? Non sa come fare? Che si informi e si rivolga alle istituzioni responsabili. Quello che non giusto è che sia l’ultimo anello della catena commerciale, il cittadino che spende i soldi, colui che permette a tutta la catena di stare in piedi, a rimetterci. La tassa è stata pagata, e la normativa dice che non costa di più per smaltirlo. Negozianti, se qualcuno dice il contrario, quel qualcuno sta cercando di fregarvi. Non fatevi fregare, e soprattutto, non rivaletevi sul cliente fregandolo a sua volta. Alla fine tutti i negozianti sono allo stesso tempo clienti. Sarebbe un po’ come tirarsi la zappa sui piedi non seguire la normativa.
Per chi ha voglia, sulla gazzetta ufficiale c’è tutto quello che è necessario sapere. Basta armarsi di pazienza, non è corta. Qui, http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2003:037:0024:0038:IT:PDF e qui http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/05151dl.pdf.




