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Apple TV, delusione e un trend rischioso

6 settembre 2010
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Qualche giorno fa, prima dell’ultima conferenza Apple, parlavo del potenziale della nuova Apple TV. Non nascondo la delusione del modello di business scelto dall’azienda, cioè quello di basare tutta la fruizione dei contenuti su un sistema di streaming, legato all’acquisto dei contenuti online.

Seppur deluso, non posso dire che sono molto sorpreso. L’Apple TV, per come è stata congeniata, è uno strumento ideato per spremere denaro agli utenti. È praticamente una porta d’accesso, una sorta di decoder per poter accedere a contenuti a pagamento. Sotto quest’ottica, il costo di 99 dollari, visto come un ottimo prezzo, è fin troppo elevato. Avrebbe forse più senso adottare un modello business alla Sky o Mediaset Premium, venderla con un abbonamento che permette di noleggiare una determinata quantità di contenuti mensili.

A parte questo aspetto, più o meno condivisibile, ne sta prendendo forma uno più oscuro. Il sistema a noleggio, o se vogliamo on-demand dell’Apple TV, quanto è applicabile in Italia? L’Apple TV non è ancora venduta nel Bel Paese, sicuramente per una questione di contenuti noleggiabili a disposizione e relativi accordi con le case di distribuzione, ma che ruolo

gioca l’infrastruttura di rete dati in questa decisione? Quanti italiani dispongono di una connessione tale da permettere la gestione di un video Full-HD in streaming? Lo sappiamo tutti che i fortunati che possono accedere a una rete ADSL da 6-7 mega sono pochi, e quelli collegati in fibra ottica sono ancora meno. Se la media della velocità dati italiani è 4 mega circa, significa che metà, se non più, della popolazione viaggia a velocità che non permettono un tale modello di business.

Settimana scorsa ho visitato l’IFA e uno dei trend che si è delineato è la maggior attenzione alla gestione dei contenuti multimediali su supporti digitali, e in molti casi questo trend era abbinato a una “gestione Cloud”, quindi tramite remoto e in streaming. Tutto questo va di pari passo alla rete dati, che se non è all’altezza, non permette al sistema di funzionare.

Sembra quindi che la nostra cara Telecom, Fastweb e compagnia bella acquistino sempre più importanza nel panorama sociale e digitale. Se per ora la rete dati fa differenza tra chi naviga bene e chi naviga male, ma comunque naviga, presto potremmo trovarci nella condizione in cui ci sarà chi può usare un servizio, e chi non può, tutto a causa di una Rete vecchia e non all’altezza. Insomma, siamo pronti a ritornare a essere la patria del Digital Divide?

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