Addio BlackBerry, mi dispiace, non ce l’hai fatta. Voglio essere molto provocatorio e crudo in questo pensiero. Non bisogna testare tutti i giorni smartphone o tablet per avere una visione generale sul mercato mobile, e se siete minimamente appassionati, saprete che BlackBerry non naviga, già da qualche tempo, in buone acque. La situazione può non essere delle più rosee, e da mesi penso che non sarebbe stato semplice per l’azienda americana uscire dalla fossa che si è scavata, ma le ultime dichiarazioni mostrano una RIM senza più timoniere. É arrivato il momento di gettarsi in mare e abbandonare la nave al grido “si salvi chi può”.
Mi sono sentito offeso – veramente – dalle ultime vicende dell’azienda, e soprattutto dal nuovo CEO e Presidente di RIM, Thorsten Heins, e dalle sue dichiarazioni. Senza mezzi termini, credo che siamo alla pazzia e cecità più pura.
Ma chi è Heins ? Quali altre grandi aziende ha guidato o rappresentato? Per quali epici salvataggi, invenzioni o traguardi è famoso? Nessuno. Quest’uomo da un milione di dollari l’anno (più un altro milione tra stock option e altre fonti di retribuzione) è un dipendente RIM dal 2007, che ha ricoperto differenti ruoli all’interno dell’azienda. Dalle vendite, alla ricerca, alla presidenza dell’unità dispositivi business. Prima di giungere a RIM ha coperto altri ruoli, anche di rilievo, in società come Siemens, e comunque ha sviluppato un’esperienza nel campo delle telecomunicazioni. In altre parole, ha ricoperto ruoli manageriali nel campo delle infrastrutture delle comunicazioni. Insomma, non vorrei banalizzare troppo, ma sembra la descrizione di un bravo meccanico, che conosce bene la meccanica del motore, ma che è una schiappa alla guida. Non voglio mettere ora in discussione la capacità della persona, dico solo che il background non è dei più promettenti. Ma anche che un insider difficilmente riesce ad attuare un cambiamento, soprattutto perché, considerando i ruoli degli anni passati, avrebbe già dovuto farlo. Tutto ciò non influenza comunque il pensiero generale.
Heins è in RIM dal 2007. Dalla fine del 2007 RIM ha iniziato il suo declino. Economicamente, il 20 agosto del 2007, le azioni RIM hanno visto il picco massimo di valutazione (236 $), tre mesi dopo è iniziata la discesa, con alti e bassi ma comunque con un trend al ribasso. Il 20 dicembre le azioni erano al minimo storico di 12,90 dollari, all’arrivo di Heins erano a 15 dollari, in discesa dai 17 dollari del giorno prima. Benvenuto al nuovo Presidente, bella iniezione di fiducia, complimenti.
Non c’era da aspettarsi niente di diverso, viste le belle parole sbobinate in più interviste. Heins ha fatto discorsi pieni di fiducia, usando un linguaggio degno del miglior manuale di marketing – for newbies – , ma il messaggio è stato veramente penoso. Innovazione, tecnologia, fiducia, i consumatori al primo posto, gli impiegati come l’elemento più importante dell’azienda, tutte parole che suonano quasi come una parodia visto lo stato attuale dell’azienda. Prima di riprendere alcuni passaggi delle varie interviste, solo un’aggiunta che aiuta a farsi un quadro più generale. Nella seconda metà del 2007 è arrivato iOS, cioè iPhone, il 2008 è invece stato l’anno di Android, e come detto, la fine del 2007 segna l’inizio del declino di RIM.
Heins, tra le tante, ha detto “Francamente uso mia figlia e mio figlio [per provare gli smartphone], sono dei bravi tester e capiscono bene la tecnologia, così gli porto alcuni prodotti e gli chiedo cosa ne pensano; mi danno tante belle idee”, peccato che in una situazione del genere, quello che probabilmente voleva assomigliare all’apertura di un lato umano tirando di mezzo la famiglia, sembra più un “non ne capisco niente, il futuro dell’azienda è in mano a due bambini”. Passiamo oltre a questa che, per pietà, voglio considerare una nota di colore.
“Non penso che siano necessari cambiamenti significativi” dice parlando del futuro dei prodotti. Cosa ha detto? In una situazione dove i prodotti BB sono praticamente rimasti al 2007 come evoluzione, e quello che è stato fatto ha creato una reazione meno di tiepida nei consumatori, non c’è bisogno di cambiamenti significativi?
E ancora “non ci interessa Android perché non c’è spazio per differenziarsi, sono tutti uguali”. Se c’è una cosa per cui BB può ancora andare fiera è la sua infrastruttura di gestione e sicurezza dati e un sistema Android integrato con le poche cose che rimangono a BB può essere l’unica speranza, e il numero uno dell’azienda dice “non c’è modo di differenziarsi”! Forse farebbe bene a chiedere consiglio ai figli.
Tutto ciò è inimmaginabile. Gli ultimi – grandi – passi dell’azienda sono stati tre: creare un dispositivo full touch (Storm e successivi), BlackBerry OS 6 (e 7) e il Playbook. Lo Storm è praticamente stato un fallimento, troppi problemi e l’azienda non ha mai abbracciato veramente il design full touch (oggi praticamente tutti gli smartphone sono full touch). BlackBerry OS 6 era il passo d’ingresso nel mondo consumer, perché i sistemi operativi precedenti erano una grande limitazione ergonomica che impediva l’accesso al grande pubblico. Peccato che la strada verso la semplificazione della UI e delle opzioni, che sembrava aprirsi dopo la prima nuova release dell’OS, è stata abbandonata – o forse mai intrapresa. Android e iOS hanno riposto, a ragione, il loro successo nella facilità d’uso e d’input: vedo un’icona, la clicco con il dito, si avvia l’applicazione. Ad oggi alcuni terminali BB non hanno il touchscreen (!) , richiedono molteplici azioni per avviare un’applicazione, e spesso anche una bella ricerca tra menù confusi e grafiche troppo arzigogolate. Playbook, quasi un anno fa preciso, sembrava un grande prodotto. QNX e la piattaforma hardware mostravano una potenza elevata, un multitasking fenomenale e tutto preannunciava un supporto da parte dei produttori – leggi App – di grande successo. A distanza di un anno, il prodotto è rimasto sugli scaffali, le applicazioni sono poche e quelle che ci sono costano troppo. L’unica caratteristica degna di nota è la funzionalità Bridge che permette al Playbook e a un terminale BB di tenersi aggiornati tramite connettività Bluetooth, permettendo un passaggio veloce tra l’uno e l’altro dispositivo così da migliorare l’ergonomia d’uso. Serve veramente? In troppi pochi casi.
E se a qualcuno verrebbe in mente di chiudere tutto sotto il cappello del “professionale”, scusando le mancanze, opportunità mancate e strane scelte, ormai la storia non regge più. Le aziende lo dimostrano adottando prodotti concorrenti con successo.
Arriviamo poi a BlackBerry 10, una nuova linea di smartphone dal design accattivante, PlayBook 2 con hardware rinnovato e una nuova versione del sistema operativo, più un non ben chiaro supporto o meno all’Android Market, tutte promesse di una manciata di giorni fa. Va bene, ci piace l’impegno, ma quanto detto e mostrato ad ora è solo un ologramma impalpabile di quello che veramente potrebbe essere. Guarda caso, gli unici prodotti che vedremo a breve non sono altro che versioni di Curve, Bold, etc, la solita minestra riscaldata con una verdura in più. Tutto il resto, tutto il fenomenale, non si sa bene quando arriverà, si sa solo che non sarà presto.
E intanto il resto del mercato prosegue, innova, cambia e si evolve. RIM è ormai un’azienda in ritardo. Se, e ribadisco se, arriverà alla fine della roadmap ad oggi conosciuta, lo farà con prodotti che avranno gli stessi difetti. Non saranno giusti per quel momento storico. Già vecchi, diversi, troppo inferiori o con un supporto troppo scarno, e quindi fuori competizione. Ci voleva proprio il nuovo CEO a dare una bella iniezione di ridicoli luoghi comuni.
RIM, molla tutto, prendi le poche cose buone che ti rimangono e votati ad Android, ma metti la parola fine a questa agonia.







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