Una valida alternativa al Magic Trackpad di Apple, che costa uguale ma offre una batteria integrata. Continua →
RIM ha fatto qualche scelta sbagliata negli ultimi anni. Il mercato e il modo in cui si usano gli smartphone è cambiato, mentre BlackBerry non ha modificato il suo modello di business. Come conseguenza, mese dopo mese i prodotti dell’azienda sono diventati sempre meno attraenti. Rimane una fetta dura prettamente business, ma RIM si è praticamente giocata l’opportunità di entrare nel mercato consumer. Ed è un peccato, perché ci stava provando, rendendo meno austeri i suoi smartphone e migliorando il sistema operativo, puntando maggiormente sull’interfaccia grafica e le tecnologie moderne.
Il dissapore maturato nei mesi è salito a galla quando il nuovo presidente, Thorsten Heins, ha preso il timone dell’azienda e si è presentato con un infelice discorso di presentazione, che ho avuto modo di sottolineare qui: Addio, Blackberry.
Purtroppo il clima non sembra migliorare, e al BBDevCon RIM sembra giocare con i numeri in maniera poco chiara. Si è definito, per esempio, come punto di forza del market di BlackBerry il fatto che è più semplice, per alcuni programmatori, fare soldi con le App. E chi non ci crede, quando una App costa in media due, tre, quattro o più volte rispetto la medesima App (anzi, la medesima e migliore App), di un OS concorrente? Inciso chiuso qui, sarò molto felice di avere uno sguardo più preciso della situazione e la direzione dell’azienda dopo il MWC, in cui mi sono stati promessi alcuni incontri con il management dell’azienda.
Come si dice, ritorno in topic, e all’oggetto principale di questo articolo, cioè il PlayBook. È passato troppo tempo dalla presentazione ufficiale, quindi voglio esaminare in questo spazio quello che è l’attuale e unico tablet di RIM.
Playbook è un modello da 7”, un formato che rimane tutt’ora un po’ incompreso. Troppo piccolo per offrire la comodità dei tablet da 9/10 pollici, troppo grande per sostituire in qualche modo uno smartphone. La piattaforma hardware e la dotazione tecnica non ha nulla da invidiare ad altri prodotti. Il SoC TI offre sufficiente potenza per tutte le attività, la fotocamera è meglio dimenticarla, ma su un Tablet potremmo anche farne a meno, almeno per ora.
Il design squadrato e i materiali adottati non sono certo un inno all’eleganza, ma in quanto a ergonomia offre quel che serve, tra cui una buona presa anche con una singola mano. Chiudo qui il capitolo relativo all’hardware, non è necessario aggiungere altro, dopotutto il Playbook sotto questo aspetto ha poco o nulla da invidiare agli altri tablet. Certo, ora stanno uscendo modelli molto più potenti, ma considerando l’ambito d’uso, la differenza portata da un hardware migliore sarebbe ininfluente.
Spesso e volentieri - fin troppo spesso – ripeto che nell’ambito mobile il dispositivo è solo una parte dell’equazione, la parte più piccola. L’iPhone deve il suo successo in parte al design e alla mela disegnata sulla scocca posteriore, ma è il sistema operativo e l’App Store – l’intero ecosistema software – che ne ha decretato il successo. La semplicità d’installare e avviare un’App, i giochi e le applicazioni a 0,79 centesimi, iTunes e la sua musica, sono le fondamenta dell’iPhone. Anzi, se dovessimo valutare la parte hardware, con la chiusura della connettività, i problemi – piccoli, alla fin dei conti - dell’antenna, l’impossibilità di installare una memoria, per esempio, sono tutte limitazioni hardware che, tuttavia, non hanno impedito di venderne milioni di esemplari.
La domanda: com’è l’ecosistema software del Playbook? Il sistema operativo QNX non è male, gestisce bene il multitasking e l’interfaccia, una volta apprese un paio di gesture, è comoda, nonostante differente rispetto a quanto propone la stragrande maggioranza dei concorrenti.
Le applicazioni classiche sono comparabili a quelle di Android o iOS, nonostante nelle ultime versioni abbiamo qualche funzione in più, che difficilmente però potranno far pendere la bilancia da una parte o l’altra.
Nelle funzioni base il Playbook è quindi comparabile agli altri tablet, ma quando si apre il Market delle applicazioni, si rimane decisamente contrariati. Da una parte mancano i grandi player e le loro ottime App che invece fanno capolino in Android e iOs, poi c’è la questione del prezzo, spesso molto superiore: se un’App gratuita in Android, e magari di primo prezzo – 0,99 cent – su iOS, sul BlackBerry Market arriva a costare anche quattro o cinque euro. Non parliamo poi della qualità: la freschezza a cui ci hanno abituato le applicazioni e i giochi mobile sembrano passate in un filtro d’invecchiamento sul Playbook. Sembra di essere rimasti nel passato.
Possono spingere i produttori quanto vogliono, e dire che il programmatore su BlackBerry guadagna di più, ma l’utente finale moderno di BlackBerry non può che essere frustrato da questa situazione. Non solo bisogna migliorare la quantità delle applicazioni, ma soprattutto bisogna migliorare la qualità, ma di molto.
C’è però una funzione che si salva nell’intera infrastruttura software e cioè la Bridge, che permette di tenere uno smartphone BB e il Playbook sincronizzati, così da funzionare come un unico dispositivo, e permettere all’utente di scegliere quello migliore in base all’uso. La limitazione rimane però il numero di volte che una funzione del genere verrà usata. Troppe poche.
Il fatto è che il Playbook costa salato. 479 euro la versione da 16 GB, 579 euro la versione da 32 GB e ben 679 euro la versione da 64 gigabyte. Cosa dovrebbe spingermi a favorire il Playbook a qualsiasi altro tablet? La funzione Bridge? Il software? Il marketplace? Di certo no. Forse il fatto che già possiedo uno smartphone blackberry, ma forse nemmeno.
Qual è quindi il futuro del Playbook? Quello di un successore, compatibile con Android e con le peculiarità di protezione e condivisione dati di RIM, il tutto in un guscio magari un po’ più grande e un prezzo un po’ più basso.
Ti potrebbe interessare:
- Playbook 2.0, il risveglio del tablet BlackBerry Playbook con OS 2.0 gode di nuova vita. Seppur non sia ancora perfetto, ha molto più da offrire rispetto a quando fu inizialmente presentato.
- Addio, BlackBerry. RIM sembra ormai arrivata al capolinea. Il nuovo presidente sembra vivere sulle nuvole. La situazione lascia tutt'altro che grandi speranze.
- OUYA è fenomenale! Almeno per i primi 10 secondi Ouya è la console economica, basata su Android, che si appresa a rivoluzionare il mondo. O forse è solo un tam tam marketing che molto ...
Share and Enjoy
Tags: blackberry, playbook, qnx, rim, tablet
This entry was posted on 17 febbraio 2012 at 12:00 and is filed under Smartphone e Tablet. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.





Pingback: Playbook, i difetti che il successore non deve avere | buonaguida.com
Pingback: Playbook, i difetti che il successore non deve avere | buonaguida.com