Musica in streaming di alta qualità, sicuri?

Spotify, Deezer, Tidal, la maggior parte dei servizi di streaming audio hanno un nuovo hobby, offrire tracce audio ad alta definizione. Per alcuni l’alta definizione è un MP3 a 320 Kbps, per altri si parla di un bitrate di cinque volte tanto, ma non voglio parlare di matematica, bensì ricordare un paio di “dettagli”, se così si possono definire, per evitare di farsi imbambolare da promesse di qualità che per molti di voi sono solo false promesse. Anche perché la maggior qualità audio la si ha solo a pagamento, con i servizi premium.

Non sto dicendo che i fornitori di questi servizi stiano vendendo fumo. Le tracce ad alta definizione offrono realmente una “maggiore definizione”, ma questo non significa che abilitando il servizio potrete ascoltare musica di maggiore qualità. Perché i fattori che entrano in gioco quando si ascolta una traccia audio sono molti, e differiscono da persona a persona.

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Prima di tutto, non è detto che una traccia ad alta definizione di base offra maggiore qualità. Dipende dalla qualità stessa di registrazione, e trasferire “più informazioni”, non sempre si traduce in maggiori informazioni che siano in grado di offrire più qualità. Questo è probabilmente uno dei casi meno frequente, ma è da tenere in considerazione.

Poi bisogna considerare in che modo viene riprodotta la musica. Usate lo smartphone con le cuffiette che avete trovato nella confezione? O gli altoparlanti della TV o del notebook? O un paio di casse da PC (più o meno economiche)? Ebbene, probabilmente non starete sfruttando tutta la “qualità” che è in grado di offrire un file MP3 da 192 kbps (tanto per tirare un numero a caso), e di certo una maggiore qualità non vi cambierà nulla. In altre parole, i dispositivi usati per riprodurre la musica devono essere di un certo livello per essere in grado di esprimere tutta la maggiore qualità. E non sto nemmeno parlando di quel paio di cuffie che avete pagato diverse decine di euro, ma di prodotti e impianti da centinaia di euro – se non migliaia.

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Inoltre, bisogna considerare la qualità del proprio orecchio. La maggior parte delle persone non è in grado di carpire la maggior qualità e tutte le sfumature di una traccia di buon livello, riprodotta su un ottimo sistema. Semplicemente perché non si è abbastanza allenati. In questo caso faccio sempre l’esempio della differenza tra me, chi beve vino e un sommellier. Io non sono in grado di capire le differenze tra un buon vino e il Tavernello, si magari potrò dire se preferisco l’uno o l’altro, o potrò dire se uno è più fermo o più fruttato, ma non sono in grado di dire qual è meglio e perché. Poi c’è chi bene vino, che magari riconosce il Tavernello, ma che non sarà in grado di dire quali altri vini sono meglio e perché, se non per gusti personali. E poi c’è il sommellier (l’audiofilo), che è in grado di riconoscere i vini , carpirne le sfumature, dire le differenze, perché uno è meglio dell’altro e perché.

Così come i sommellier sono una minima parte rispetto l’enormità delle persone che bevono vino, e così come ognuno di noi quando ordina il vino al ristorante fa l’assaggiatore, senza saper bene cosa fare o cosa dire e limitandosi a un cenno della testa per confermare la bottiglia (e magari è Tavernello), allo stesso modo la maggior parte delle persone non è in grado di riconoscere una maggior qualità in una riproduzione musicale. Magari può piacere di più la resa di una cuffia o di un altoparlante rispetto a un altro, ma per una questione personale, e non significa che è meglio o peggio. E così quando si ascolta una traccia di maggiore qualità, si tende a essere ingannati da un effetto psicologico, in cui si pensa che la qualità sia maggiore. O magari la resa è leggermente differente e si percepisce solo un po’ più di nitidezza, che si confonde con un miglioramento enorme.

Insomma, se non avete una lingua da sommellier, non ha senso pagare per un vino di maggiore qualità, che poi non vi sembrerà così diverso da un Tavernello. Se siete felici degli MP3 che ascoltate, non fatevi troppe menate, e passate ai servizi Premium solo se v’interessano altre caratteristiche, non fatelo con l’idea di poter così ascoltare una musica di maggiore qualità.

  6 comments for “Musica in streaming di alta qualità, sicuri?

  1. Marcello
    23 aprile 2015 at 17:31

    Ho la fortuna di avere un impianto Hi-Fi dove praticamente ascolto spesso Vinili, anche io ascolto musica da servizi tipo Spotify che nonostante abbia una buona qualità non è di certo a livello di un buon vinile, sicuramente non compro un CD originale per una sola canzone e per questo ringrazio appunto Spotify ma oggi come oggi la gente se ne sbatte, per l’80% delle persone un mp3 a 128 kb/s ascoltato con cuffie da si e no 6 € è “perfetto”…che tristezza!

  2. 23 aprile 2015 at 20:34

    Prova ad ascoltare un sistema serio, e poi mi dici. E senza orecchio, è inutile.

  3. MorenoMac
    23 aprile 2015 at 21:00

    Io ho un impianto hi-fi di alta qualità ma se posso e se trovo il vinile lo compro altrimenti uso il mio abbonamento a spotify premium che si dice che usi un’implementazione proprietaria dell’ogg vorbis

  4. _velvet_
    27 aprile 2015 at 23:45

    Le cinture di sicurezza!!

  5. Roberto
    10 aprile 2016 at 10:45

    Chiunque dotato di normali orecchie può notare la enorme differenza di qualità audio che esiste ad esempio fra gli altoparlanti del costo di 3 euro incorporati nel televisore e una coppia anche economica di casse ad alta fedeltà. Come tra l’altoparlante dello smartphone (anche il più costoso) e una cuffia stereo di medio livello. Chi dice di amare veramente la musica dovrebbe cercare di ascoltarla sempre nel migliore dei modi.

  6. roberto
    10 ottobre 2016 at 18:09

    e un altra cosa importante da dire che a casa se non hai un buono impianto buono non sortirai mai la differenza tra un mp3 ed un file audio. io mi sono abbonato per un mese ha tidal e la differenza si nota avendo un ottimo impianto essendo un orecchio allenato. grazie e condivido le tue argomentazioni a presto

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