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Google aiuta i giornalisti a liberarsi degli editori

In Gran Bretagna, recentemente, alcuni giornalisti hanno fondato un gruppo per la difesa e il mantenimento del giornalismo investigativo, un’iniziativa che ha già raccolto due milioni di sterline in finanziamenti privati. Mica male, per chi vuole essere “un contrappeso al declino dei media tradizionali“. Anche negli Stati Uniti accade qualcosa di simile.

Un’ottima notizia, soprattutto in un momento in cui l’informazione sembra in crisi permanente, eppure giornali e notiziari televisivi non si fanno mai mancare pettegolezzi, gossip, pubblicità di film camuffate da reportage e altre amenità.

Io però scrivo su questo blog solo se il tema ha a che fare con il mondo della tecnologia, ed ecco il punto interessante. Il comitato inglese, a quanto pare, ha l’appoggio di Google, anche se non è un contributo economico, ma un supporto tecnico e formativo.

Il gruppo lavorerà con il crowdsourcing e il crowdfunding, vale a dire che si autofinanzierà, e produrrà l’informazione collaborando con la comunità. Di fatto, potrebbe anche essere autonomo. Una cosa quasi inimmaginabile: giornalisti bravi, capaci di scovare e costruire le informazioni, di commentarle, disponibili a dialogare e a collaborare con una comunità di lettori virtualmente infinita, e pronti a pubblicare online, velocemente e gratuitamente.

Gente che fa quello che dovrebbe fare ogni reporter di questo mondo, vale a dire nient’altro che l’interesse pubblico. Roba dell’altro mondo, vista dal sud delle Alpi. Potete seguirli, ma è quasi scontato, anche su Twitter.

Google, curiosamente, allo stesso tempo sta ricevendo accuse pesanti dal mondo dell’editoria tradizionale, perché, a sentire gente come Murdoch, ma anche il più modesto De Benedetti, il suo operato fa perdere loro un sacco di denaro. E così vogliono farsi pagare le notizie online, perché “l’informazione di qualità si paga“.

Bene, bravi, bis. A me sembra che il giornalismo investigativo, praticamente scomparso dal panorama nostrano, sia “informazione di qualità”, una cosa che ha anche dei costi alti, ma che vale sempre la pena di leggere. Se, invece, mi chiedono di pagare anche solo pochi centesimi per leggere dell’ultima storia d’amore di una velina/modella/valletta con un calciatore/attore/politico, preferisco tenermeli per un caffè.

Google, con questa mossa, sta dando una risposta secca agli editori, uno schiaffo in faccia bello forte: l’informazione di qualità non siete voi editori, sono alcuni giornalisti che la fanno, con dedizione e passione. E non è detto che ci sia bisogno di voi, per continuare a produrla e pubblicarla.

Capisci Internet? Diceva un comico, in un show di qualche anno fa.

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