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I lettori cambiano i giornali

Riporto con piacere l’articolo di Clay Shirky, pubblicato da Internazionale (gratis). Mi sono permesso di mettere dei grassetti qua e là.

Un buon giornale non solo pubblica le notizie, ma raccoglie intorno a sé un gruppo di persone che condividono le stesse conoscenze. Online però è diverso, scrive Clay Shirky.

La dura verità sul futuro del giornalismo è che nessuno sa dire con certezza cosa succederà. Il sistema è talmente fragile, e le alternative così incerte, che non si può sperare di passare semplicemente da un punto A a un punto B. Siamo immersi nel caos e la cosa migliore che possiamo fare è capire quali sono le forze che stanno plasmando i vari futuri possibili.

Due tra le più importanti sono la trasformazione dei lettori e quella dei finanziamenti. Come diceva il sociologo Paul Starr, il giornalismo non consiste semplicemente nel trovare notizie e scrivere gli articoli, ma anche nella capacità di raccogliere un pubblico di lettori che reagisca alle cose pubblicate.

Pubblico molto vario
Il pubblico non è semplicemente un’audience. Se un programma televisivo ha un’audience di un milione di ascoltatori, a nessuno importa se sono sempre gli stessi ogni settimana: quello che conta è il numero. Un pubblico, invece, è un gruppo di persone che non solo hanno determinate conoscenze, ma sanno anche che queste sono condivise dagli altri. A contare, in questo caso, sono la continuità e la sincronia.

Il giornalismo va oltre la semplice diffusione di notizie: è la creazione di una consapevolezza condivisa. Prendiamo per esempio la differenza tra il pubblico di un giornale e il pubblico del suo sito. Nel primo caso il pubblico si forma con la diffusione degli abbonamenti, le catene di distribuzione e la scelta delle notizie da pubblicare in prima pagina. L’editore sfrutta così il prezioso collo di bottiglia formato dai limiti della stampa e della distribuzione, e dalla scarsa concorrenza tra le fonti di informazione.

Sul sito del giornale gli articoli sono gli stessi dell’edizione in edicola, ma riunire un pubblico così vario come quello della rete è completamente diverso. L’homepage non ha la stessa funzione della prima pagina. Sul web meno della metà dei lettori passa dall’homepage di un giornale. Chi è interessato al tema dei matrimoni gay, per esempio, arriverà agli articoli su quell’argomento grazie ai link scambiati per email, via chat o Twitter.

Non importa se l’articolo si trova a pagina uno o diciassette né se il quotidiano è di Anchorage o di Miami: online sono le persone, e non la direzione del giornale, a stabilire la gerarchia degli articoli.

Forme di finanziamento
Internet, che per sua natura favorisce la comunicazione tra i gruppi a costi sempre più bassi, procede secondo una logica ben precisa: il processo di formazione del pubblico è determinato sempre più spesso proprio dal pubblico stesso e non dal giornale. Assisteremo alla formazione di nuovi tipi di pubblico: più ristretti, meno duraturi e meno vicini geograficamente. Questo ci porta alle nuove forme di finanziamento.

I giornali scritti per quella piccola parte della popolazione che segue attentamente le notizie hanno sempre avuto un sostegno economico. Nel secolo scorso, la carta stampata contava sul finanziamento diretto della pubblicità e su quello indiretto dei tifosi di sport che compravano il giornale anche se non gli importava nulla dei consigli municipali o del colpo di stato in Madagascar.

I giornali sono talmente strapieni di notizie di tutti i tipi che è difficile stabilire quanti sono i lettori che comprano il giornale per dovere civico e a quanto ammonta il loro contributo economico diretto.

Possiamo però dare una risposta approssimativa: “pochi” e “non molti”. Tutto questo lascia presagire un cambiamento radicale, ora che il panorama dell’informazione in cui queste forme di finanziamento si erano affermate è svanito per sempre.

I cambiamenti nel mondo del giornalismo saranno con ogni probabilità legati a nuovi modi di raccogliere fondi. Nel prossimo futuro assisteremo a numerose trasformazioni, ma le più significative sono tre: aumenterà la partecipazione diretta, aumenterà il numero di professionisti e dilettanti che lavoreranno insieme e, infine, ci sarà una seconda grande epoca di mecenatismo.

Cominciamo dalla partecipazione. I diversi tipi di pubblico che nasceranno avranno sempre più possibilità di fare giornalismo da sé. Il compito di attirare lettori e offrire analisi e opinioni sta già passando dalle mani di strutture professionali a quelle di questi gruppi. E la stessa cosa sta succedendo ai compiti fondamentali del giornalista (osservare e raccontare). Tutto questo si tradurrà in un notevole aumento di notizie grezze.

Dopo gli attentati a Londra del 7 luglio 2005 ci siamo abituati all’idea che le prime foto di un evento importante siano scattate dalle persone sul posto, invece che dai fotoreporter inviati dai giornali.

Off the bus, un’iniziativa realizzata in collaborazione con l’Huffington Post, ha coinvolto i cittadini per raccontare alcuni eventi importanti come il caucus dell’Iowa, dove centinaia di persone hanno dato conto dell’evento per un paio d’ore a testa. Nessun giornale si sarebbe potuto permettere di ingaggiare tanti professionisti allo stesso scopo.

E gran parte delle notizie diffuse dopo il terremoto cinese del Sichuan nel 2008 o durante le proteste per il risultato elettorale in Iran a giugno sono state prodotte da persone coinvolte direttamente. Gli eventi sono documentati e raccontati in tempo reale da chi vi partecipa.

Staff retribuito
Una giornata, però, è fatta solo di ventiquattr’ore. E chiunque abbia sperimentato l’accesso diretto alle notizie sa che i contenuti grezzi non sono sempre attendibili. Questo ci porta alla seconda trasformazione: la forte influenza esercitata da un piccolo numero di professionisti che controllano, rivedono e adattano il materiale grezzo.

Nel caso di Off the bus, gli articoli dei non professionisti che hanno partecipato all’iniziativa non sono stati pubblicati così com’erano: c’era uno staff retribuito con il compito di rendere quel materiale adatto a un’ampia diffusione. Ma era composto da cinque persone e il rapporto tra non professionisti e professionisti è arrivato a superare 1.000 a 1.

Utenti fedeli
Un caso analogo è quello di William Bastone e della redazione di Smoking Gun, che basa le sue inchieste sulle ricerche nelle banche dati. In questo caso, il legame non è tra professionisti e dilettanti, ma tra professionisti e macchine.

La capacità di liberarsi del modello giornalistico “telefonico” (un giornalista stipendiato che parla con una fonte alla volta) e sfruttare tutte le novità introdotte da internet in termini di automazione, diritti di riproduzione, sforzo parallelo e decentramento sarà sempre più una prerogativa dei nuovi modelli vincenti di giornalismo.

Infine, il mecenatismo. Da un lato ci sono i ricchi come Richard Mellon Scaife, che finanzia i giornali conservatori, e dall’altro le campagne di sottoscrizione come quelle dell’emittente statunitense National Public Radio: una cerchia ristretta di utenti fedelissimi elargisce donazioni superiori ai prezzi di mercato per sostenere un bene accessibile a tutti. Modelli del genere sono sempre esistiti accanto agli editori tradizionali, ma erano considerati una stranezza.

La loro sopravvivenza era vista più come una specie di effetto perverso del sistema che come una dimostrazione di affidabilità. In un’epoca in cui i costi di diffusione sono scesi vertiginosamente, il mecenatismo sembra d’un tratto non solo praticabile, ma più che mai riproducibile. La capacità d’influenza è assicurata sempre più da motivazioni diverse dal profitto. E un blog giornalistico con pochi soldi ha ormai maggiori probabilità di raggiungere un milione di lettori rispetto a una redazione tradizionale finanziariamente solida.

Il pubblico ha sempre più possibilità di dedicarsi ad attività che in passato erano precluse a gruppi indipendenti perché troppo complesse, e l’attività giornalistica (che ha sempre avuto un sostegno finanziario) si sta diffondendo tra l’intera popolazione. Di conseguenza, i modelli di finanziamento si trasformano per adeguarsi al nuovo scenario. È un po’ quello che è successo quando la possibilità di guidare, che era riservata agli autisti di professione, è stata concessa a tutti.

Ancora oggi ci sono persone pagate appositamente per guidare, che si tratti di autobus o di macchine da corsa, e gli autisti sono più numerosi che in passato. Ma non sono più la maggioranza degli automobilisti. Esattamente come guidare, il giornalismo non è una professione: non bisogna avere un titolo accademico e la formazione spesso avviene dopo il reclutamento.

Un’attività aperta a tutti
Il giornalismo si sta progressivamente trasformando in un’attività aperta a tutti, svolta ora bene ora male, ma di dimensioni tali da non poter essere sostenuta solo da un piccolo gruppo di dipendenti a tempo pieno. I modelli giornalistici che avranno successo nei prossimi anni si baseranno su nuove forme di creazione: alcune saranno opera di professionisti, altre di dilettanti, altre di gruppi e altre ancora di macchine.

Questi cambiamenti non sostituiranno il giornalismo vecchia maniera: niente e nessuno potrà farlo. Sia la sua conservazione sia la sua semplice sostituzione sono ipotesi da scartare. Il cambiamento che stiamo vivendo non è un potenziamento: è uno stravolgimento. E solo tra qualche decennio sarà possibile stilare un bilancio delle perdite e dei ricavi. Nel frattempo, i nuovi modelli di aggregazione del pubblico e le nuove forme di finanziamento guideranno il giornalismo su strade inesplorate. E ci stupiranno.

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