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Ecco i DRM per le notizie. 3, 2, 1 …

Ecco come Associated Press vuole proteggere le notizie online. Non proteggendole. Il sistema che hanno presentato non è che una sorta di tagging HTML avanzato, che mette l’utente in condizione di usare i contenuti seguendo le indicazioni di AP, se è d’accordo.

Non è il caso di andare nei dettagli, mi basta sottolineare che non è nulla di simile al sistema DRM che è stato applicato a musica e film, e fino ad oggi è stato un fallimento e una seccatura, soprattutto per gli utenti onesti.

Il disegnino spiega quello che AP vorrebbe: se leggi una notizia e vuoi usarla, dovresti farlo come dicono loro, così che possano raccogliere qualche centesimo in pubblicità, ammesso che ci sia qualcosa da raccogliere, visto che, a sentir loro, l’obiettivo sono blogger screanzati che si permettono d’incollare interi articoli presi da riviste e giornali, senza citare le fonti.

Sono d’accordo, è una cosa che non si fa, sta male, è disonesta, una presa in giro tanto verso chi l’articolo l’ha scritto che verso chi lo legge. Peccato che chi vuole farlo continuerà a poterlo fare senza problemi, visto che non c’è modo, al momento, di proteggere nulla. Se citi in modo oscuro le cose sono due, o sei uno scrittore di quelli bravi, tipo Borges o Calvino, o un abitudinario del plagio.

E poi vorrei che qualcuno mi spiegasse a chi appartiene un fatto, una notizia, quando questa, pubblicata da un’agenzia stampa, viene ripresa, ri-raccontata, analizzata, smontata, riprodotta, rigirata e manipolata da centinaia di mani diverse.

Gli editori, spaventati dalla filiera corta, tentano in questo modo di proteggere la loro posizione, alla quale sono, ovviamente, affezionati. Nemmeno questo stratagemma da casa di marzapane, però, funzionerà.

Si può dire a loro quello che vale per i musicisti: non mi va di comprare un disco a prezzo pieno, se 13 tracce su 14 sono immondizia. Non è questione di pirateria, e questione di un prodotto che è una porcheria. Agli editori, posso dire che dovrebbero cominciare a preoccuparsi di offrire sempre un buon prodotto, e poi pensare a come assicurarsi che gli introiti relativi finiscano nelle tasche giuste.

Il sistema di protezione, ad ogni modo, non protegge nulla. Serve solo a segnalare certi contenuti, ma poi l’utente, se ne ha voglia, partecipa al gioco, altrimenti fa il solito vecchio copia/incolla, al quale è abituato da anni. Chissà, magari in futuro si potrebbe chiedere a Linux, Windows e Mac OS di eliminare la funzione dai sistemi operativi, così si starebbe finalmente tranquilli?

Ma c’è anche del buono: il sistema proposto da AP somiglia da vicino al copyleft, nel senso che permette di usare un articolo, sempre che se ne citi l’autore e la fonte originale. Una bella idea, che mi piace molto, e vorrei vedere applicata sempre. Alla fine basta un link ogni tanto, non c’è bisogno di fare grossi sforzi. Certo, a guardare le pagine online di Corriere, Repubblica e simili, forse qualche ostacolo c’è.

Ecco, si potrebbe fare che le notizie sono di tutti, e chi le scrive, le riporta, le cita e le analizza segue i principi dei Creative Commons. Sempre. Esagero?

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