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Istruzioni d’uso per l’informazione

infoQualche giorno fa parlavo con un collega della bontà o meno di un prodotto, delle caratteristiche che un dispositivo dovrebbe possedere e quelle di cui si potrebbe fare a meno, elucubrando sul prezzo ideale.

Il consumatore ha il sacrosanto diritto di voler pagare il giusto per quello che gli viene offerto e di considerare alcune funzionalità essenziali, e altre facoltative, per giungere alla decisione finale d’acquisto. Il compito di chi fa informazione è, ovviamente, quello di informare in maniera chiara e precisa, senza farsi condizionare dalla propria soggettività e, soprattutto, ha il compito di essere imparziale, lasciando da parte le influenze e pressioni dei produttori.

Se questo è vero, è però altrettanto vero che un buon analista, in questo caso la persona che compie un’analisi su un prodotto, deve anche capire e valutare la posizione del produttore: per chi è stato studiato e creato un tale prodotto, quali sono i vantaggi invisibili offerti da un prodotto/marchio rispetto un altro, quanto pesa il posizionamento commerciale e marketing dell’azienda, etc.

Per chiarire maggiormente il concetto faccio un esempio. Prendiamo come oggetto un telefonino. Cosa dovrebbe avere un telefono, per essere un buon telefono? Tutte le tecnologie di connettività recenti, un ottimo schermo, un software veloce e stabile, un’ottima fotocamera integrata, tanta memoria a disposizione, deve essere anche piccolo e leggero, resistente e costare poco. Ho fatto probabilmente la descrizione del telefono dei desideri di ognuno di noi. Tuttavia, spesso si tende a considerare un prodotto solo dal proprio punto di vista, considerando delle funzionalità mancanti, essenziali per noi, come una grave pecca, senza capire che non tutti la pensano come noi, e che lo scopo dell’azienda è creare un portfolio prodotti che possa soddisfare tutti i clienti, non solo noi e quelli che la pensano allo stesso modo.

Una buona valutazione ecco che viene fatta quando si ha sott’occhio la visione d’insieme del mercato, dell’azienda e dei bisogni delle persone. Un telefonino dotato di pochi megabyte di memoria, non per forza è un cattivo telefono; è semplicemente rivolto a chi non ha bisogno di salvare all’interno quintali di dati. Un telefonino dotato di connettore non standard, o di memoria non standard, può essere un fastidioso problema per molti di noi, ma non lo è per tanti altri utenti, che non hanno la necessità di dover far interagire tra loro differenti tecnologie. Un software non evoluto che non permette di fare il taglia e incolla dei pezzi di testo in un SMS, è un problema per pochi individui, mentre per altri è un sacrilegio.

Insomma, tutto deve essere misurato con il giusto metro. Non è possibile, in un mercato così eterogeneo, prendere un solo punto di riferimento – che spesso è quello personale – e decretare cosa è meglio è cosa e peggio. La fascia d’appartenenza di un prodotto è molto discriminante e, in ogni fascia di prodotto, le caratteristiche assumono un’importanza differente, che deve incidere in maniera differente sul giudizio finale.

La stessa metodica oggettiva di test, e la capacità di valutazione di un prodotto per quello che è, per chi si propone, e con quali altri prodotti deve essere confrontato deve ritrovare un’immagine speculare in chi legge e si informa: un giudizio positivo o negativo è spesso espresso in base a tutti questi step valutativi, non in base all’assoluto del mercato o alle preferenze personali.

Ho fatto l’esempio di un’analisi di un prodotto, ma il discorso può essere generalizzato; spesso vengono “fraintese” molte notizie, solo per colpa di una greve chiusura mentale. Se poi aggiungiamo allo scenario la poca propensione nel leggere l’informazione nella sua interezza, è chiaro che il messaggio che si vuole passare si perde nell’oblio.

C’è chi si impegna a fare informazione in maniera corretta, ma questa informazione deve essere anche utilizzata e compresa nella giusta maniera, non travisata per quello che non è.

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