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Pirateria, giusto punire, ma con coscienza

muloE’ un tema caldo, da anni, e non accenna a raffreddarsi. La pirateria Internet, cioè il download illegale di materiale coperto da diritti d’autore, è un problema a diffusione planetaria, in alcune nazioni più sentito, in altre più sordo, ma comunque presente.

Pochi giorni fa, in Francia, la maggioranza Sarkozy ha alzato bandiera bianca, non riuscendo a far passare la legge che avrebbe previsto punizioni su più stadi per tutti i pirati della rete, partendo da avvisi via mail e arrivando alla sospensione del servizio Internet. In Svezia, l’applicazione della legge IPRED – simile alla proposta francese – ha fatto calare del 30% il traffico Internet, a causa, a quanto pare, del minor traffico generato dai download illegali.

I governi sono alla ricerca di un mezzo di tutela per le major discografiche e cinematografiche, ma si scontrano a muso duro con questioni di etica e con la forte comunità di Internet. Infatti, l’unico modo per scovare e punire gli utenti che attingono gratuitamente ai materiali multimediali messi in rete, o raggiungibili tramite software di condivisione file (P2P), è controllare il traffico dati degli stessi, violando, per certo, i diritti degli utenti, e atterrando nuovamente su questioni di violazione della privacy.

Personalmente sono molto sensibile alle questioni di privacy, poiché ritengo che chiunque abbia il sacrosanto diritto di sentirsi libero di condurre il proprio stile di vita nella maniera che più ritiene opportuna, lasciando lontani gli occhi del grande fratello; Internet è ormai parte della vita quotidiana, e chiunque dovrebbe poter decidere se mostrarsi, e mostrare le proprie abitudini, al resto del mondo, o se rimanere nascosto nella propria intimità. Allo stesso tempo, come ho ribadito in altri articoli, sono sostenitore dell’utilizzo dello strumento Internet nella giusta maniera, senza scadere in illegalità, provocando danni collaterali a chi, per scelta o per dovere, condivide l’uso dello stesso strumento.

C’è tuttavia un punto che non riesco a condividere sulla demonizzazione di chi scarica file dalla rete o tramite Peer To Peer: perché creare una trappola, che colpisce, indistintamente, chiunque? Tutti questi utenti sono messi a pari livello, e non esiste un metro di valutazione che permetta di differenziare la gravità del reato. Perché colpire pariteticamente chi scarica un file e chi lo immette in rete? Esiste una disparità nell’utilizzo degli strumenti di download, e in quanto tale, è necessaria una flessibilità nell’applicazione delle pene, e nel modo di colpire questo fenomeno. Si potrebbe obiettare che nel momento in cui si scarica un file, tramite un programma di file sharing, chi lo scarica lo mette a sua volta a disposizione di altri, diventando lui stesso il “fornitore” del materiale pirata. Ma questo è nella natura intrinseca dei creatori dei programmi e nelle reti di file sharing, perchè dovrebbero essere gli utilizzatori a farne le spese.

Si vuole debellare il problema della pirateria, allora è giusto che si colpiscano gli ingranaggi principali di questo fenomeno, coloro che introducono sulle reti di interscambio i file protetti da copyright, coloro che forniscono gli strumenti dell’illecito, poiché è colpendo questi pilastri portanti che è possibile smantellare un fenomeno. Il metodo più semplice per abbattere una pianta è segarne il tronco, non tagliare tutti i rametti, partendo dalla chioma.

Con questo, non voglio giustificare chi scarica musica e film, poiché, a parte una piccola percentuale, chiunque usa programmi P2P è cosciente di commettere un illecito. Credo però che il terrore di un attacco indiscriminato verso tutta la comunità di Internet non sia la giusta via da seguire. Ci vuole coscienza, e ognuno deve prendersi le responsabilità di quello che fa, ma è anche giusto che siano gli istigatori del reato i primi a farne le spese.

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