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Telecom e lo scavo impossibile. Tutto normale.

Senza titolo-1Correva l’anno 1871, quando in quel di Firenze, un certo Antonio Meucci mostrò il funzionamento di quello che era il primo telefono. Corriamo avanti nel tempo, molto velocemente, e arriviamo ai tempi del Bigrigio, il Telefono con T maiuscola nell’immaginario di molti, o almeno di chi ha fatto in tempo a vivere, con viva coscienza, ai tempi della SIP. Passarono 30 anni, dal ’64 al ’94, dopodiché il riferimento per le telecomunicazioni italiane divenne Telecom Italia, che fece di SIP un sol boccone.

Oggi, malgrado la nascita di tante alternative, Telecom Italia rimane ancora il punto di riferimento, e quello a cui tutti gli altri devono rendere conto, poiché la stragrande maggioranza degli impianti fisici sono di sua proprietà. Siamo nel 2010, e dal 1871 sono passati 140 anni. Insomma, in 140 anni di telefono, si presuppone che la gente abbia imparato a comunicare. Sarebbe da considerare, quasi, un’evoluzione a livello genetico. A quanto pare, chi lavora in Telecom non ha ancora imparato. Un bel paradosso.

Perché questo preambolo? Per raccontare, per l’ennesima volta, lo sdegno di un contribuente che non riesce ad avere un servizio – ben pagato – dal leader di mercato. Siamo il terzo mondo delle comunicazioni.300px-Il_telefono_Bigrigio

Tutto inizia un mese e mezzo fa quando richiedo l’allacciamento di una nuova linea. Dopo svariate settimane esce l’omino Telecom, che arrivato a casa, e valutato un po’ la situazione, mi dice: “Ma io non posso fare nulla, manca lo scavo che va alla tubatura del pozzetto, per poi andare in centralina”. “Ok”, rispondo, è una nuova costruzione, anche se l’avevo comunicato, magari è una prassi che prima devono controllare. Il tecnico se ne va, dicendo che avrebbe fatto il suo rapporto.

Mi richiamano pochi giorni dopo per fissare un nuovo appuntamento. “Bene”, dico io, “Vi aspetto”. Il lunedì dopo arriva il solito omino rosso (diverso dal primo), guarda la situazione e dice “Ma io non posso fare niente, manca lo scavo”. “E due! Ma siete già usciti, mancava anche l’altra volta lo scavo..”. Stessa prassi, saluto, e vado al lavoro.

Dopo qualche giorno richiamano ancora, e fissano l’ennesimo appuntamento. Questa volta mi sincero, con la tizia dall’altra parte della cornetta, che mancando lo scavo dovevano fare quanto necessario per effettuarlo, ricevendo risposta positiva. “Non si preoccupi, ho segnato tutto!”.

Stamane arriva l’ennesimo tecnico e, indovinate? “Ma io non posso fare nulla, manco lo scavo..”. Ma dico, mi state prendendo per i fondelli?

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Baldanzoso richiamo Telecom – non vale la pena arrabbiarsi – facendo presente la situazione, e la comprensiva operatrice telefonica spende qualche parola di conforto sull’idiozia dei tecnici, si preoccupa di fare tutte le segnalazioni del caso e mi fissa un nuovo appuntamento. Indovinate la data? 28 giugno! Ma dico, 28 giugno, 5 mesi per un buco per terra? E non dite che ci vogliono i permessi, perché per costruire un’intera casa i permessi li ho avuti in molto, ma molto meno.

Insomma, non ho detto nulla di nuovo. Qualcuno che ha da spendere qualche buona parola per un’azienda che ha ormai collezionato più insulti di un arbitro di Serie A durante un’intera stagione calcistica?

Ah, dimenticavo, tutto per avere una linea scadente, che se la fortuna vorrà, andrà a due mega scarsi…

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