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LibreOffice, un nome un perché

LibreOffice. Questa settimana il mondo open-source è stato sconquassato dall’annuncio dell’evoluzione del progetto OpenOffice in ramo separato dalla vincolante Oracle, chiamato appunto LibreOffice (LibreOffice, OpenOffice.org vola via da Oracle). Un annuncio buono, anzi ottimo, perché si possono contare tra i sostenitori sviluppatori di Ubuntu, Google, Red Hat e altri, che si sono uniti alla base degli ex programmatori di OpenOffice. Ora non ci sono più scuse: nessuno rallenterà il lavoro, tutti potranno partecipare al massimo per concorrere alla realizzazione di un prodotto che io stesso ho usato più volte per scrivere testi. Chi non ha particolari necessità o motivazioni, può usare questo programma gratuito senza alcun problema. Il punto però è un altro ed è un grande tallone d’Achille del mondo open da sempre: il nome. È inutile negarlo, la presentazione di un prodotto, fin dal nome, ne favorisce il successo. Ora non so se si potesse trovare un nome migliore per il futuro OpenOffice, ma LibreOffice non è certo un gran nome. Solo dei programmatori senza un minimo di senso del marketing potevano arrivarci. Libre può star bene di fianco a Cuba (Cuba Libre), ma non affianco a Office. Sono proprio questi particolare a frenare (non so però in […]

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