Due libri che ci aiutano a capire Steve Jobs e il successo di Apple." />
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Capire Steve Jobs per capire Apple

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Perché qualsiasi cosa fa Apple diventa un best product seller? Perché Steve Jobs sembra l’unico in grado di dare vita a rivoluzioni? Si possono avere le idee più disparate, ed è chiaro che “da fuori” non si ha l’intero quadro di come vanno le cose. Per questo — con una mossa senza precedenti per il sottoscritto — ho acquistato due libri che parlano dell’amministratore delegato più carismatico del momento.

Il primo è “Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro“, edito da Hoepli e scritto da Jay Elliot, ex vicepresidente senior di Apple insieme a William L. Simon. Il secondo è “Essere Steve Jobs“, scritto da Carmine Gallo ed edito da Sperling & Kupfer.

Non voglio dire che due libri di permettano di capire la vera essenza di Apple e Jobs in particolare, ma aiutano a completare il quadro. Dal primo libro ho tratto il dipinto di un Jobs veramente visionario, un lavoratore ossessionato dalla perfezione, sempre votato a imporre ciò che lui ritiene sia la strada per il futuro. Si capisce quindi come è nato l’iPhone, la più grande invenzione degli ultimi 15 anni e perché se Jobs tiene alla porta il formato Flash, non torna indietro a meno che l’evidenza non gli stia dando clamorosamente torto.

Il fondatore di Apple è ciò che è oggi perché ha commesso degli errori. Sì, Steve ha commesso degli errori cari fan della Mela. E meno male! Progetti come quello del Twiggy e tante altre decisioni avventate, l’hanno portato a migliorarsi. Sbagliando s’impara, mai detto fu più azzeccato per Steve Jobs.

Oggi Jobs è un formidabile CEO, un guru per chi acquista i suoi prodotti ma, prima di tutto, un clamoroso innovatore. Jobs è il primo cliente dei prodotti Apple. Testa tutto, prova tutto, fa domande su tutto. Lavorare con lui non deve essere facile, Elliot lo scrive più volte. E non pensate che se un prodotto mostra qualche carenza, chiuda un occhio perché è fatto da un suo fedele collaboratore. Tutt’altro.

Tanti si lamentano della mancanza di Flash su iPhone e iPad, dell’assenza di porte USB e altri particolari. Non sono mancanze ma precise scelte. E Apple, fin quando venderà a palate come sta facendo, può permetterselo visto che la clientela non la punisce. Non sto a entrare nel merito del perché la gente acquisti o non acquisti i prodotti Apple, ognuno secondo me ha il sacrosanto diritto di fare ciò che vuole senza per questo sentirsi dire che è uno stupido.

Una cosa però la voglio dire, e così mi aggancio al secondo libro: Jobs ha la grande capacità di colpire il pubblico o la persona che si trova ad ascoltare un suo discorso. Sembra un santone, è vero, ma segue precise regole di comunicazione: la regola del tre, le immagini e altri stratagemmi. Jobs ci plagia? Un po’ è vero, ma potrebbero farlo tutti se avessero speso il tempo che ha speso lui a migliorare la sua comunicazione.

Non si diventa Jobs in cinque minuti, forse neanche in una vita, ma il libro di Carmine Gallo offre a tutti la possibilità di capire tante cose delle conferenze Apple e del modo di porsi dell’iCeo. Insomma, due letture che vi consiglio caldamente  anche solo per avere qualche tema in più nelle vostre lunghe e interminabili battaglie sui forum con fanboy e non.

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