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Web e cartaceo: dialogo quando?

Infervora la discussione su LinkedIn – quasi un muro del pianto. Si è partiti da una distinzione di fondo: produrre materiale grafico per lo schermo e farlo per la carta sono come “il sushi e la cucina francese”. Ognuna delle due discipline ha leggi che le guidano sin nei momenti iniziali.

Eppure, con i fogli di stile che sul finire dei ’90 ottenevano il primo supporto dei browser, la carta aveva assistito alla nascita di un concorrente scomodo e la coesistenza, inizialmente non problematica, aveva fatto emergere un aspetto conflittuale: da quel momento e per tutto il decennio successivo, i due mondi si sono guardati con sospetto.

Il mercato e le software house ne sono responsabili solo marginalmente. Bisogna prendersela con gli attori: i grafici.

Situazione tipo: il webdesigner freelance ottiene l’incarico di riadattare un vecchio logo ad un sito nuovo fiammante che lui stesso svilupperà. Il committente lo avverte che il logo verrà stampato. Il webdesigner cosa fa? Manda al tipografo un loghetto in RGB a 72 dpi. Il tipografo chiama un po’ sconcertato. Il webdesigner ci riprova: setta il modello di colore in quadricromia, scala il logo per stare nei 300 punti per pollice. Ma la crenatura del carattere è saltata e una delle lettere, una “L” minuscola, mostra ora una percettibile scalettatura sul lato destro: il risultato è diverso dal tentativo a bassa risoluzione, complice anche il software inadatto. Dopo il ritocco di look, il logo non funziona e il cliente decide di lasciare tutto com’è – il webdesigner perde il treno.

Altra circostanza frequente: ad un print designer è richiesto di preparare un logo. Fino a qui, il designer si frega le mani e non vede l’ora. Il committente gli chiede poi di inserire il logo nel sito web e per questo intervento si dice disposto a pagare un piccolo extra. “Che sarà mai?”, pensa il nostro designer. Ma il template del sito web è disordinato: l’HTML richiama del codice PHP e il CSS è parte in linea, parte disseminato in file esterni. Alcune funzioni jQuery condiscono il tutto – ma è come 1 cm cubo di Wasabi su una fetta di Sashimi: non fa che complicare le cose. Il nostro designer, sconsolato, desiste.

Da questi due esempi emerge tanto un limite dei due professionisti, quando l’incapacità del cliente nel distinguere competenze  differenti.

Non potendo cambiare il cliente medio, quantomeno print e web designer hanno bisogno di sapere un minimo uno dell’altro.

Cosa hanno in comune le due figure?

I programmi

Il livello standard del web designing oggi si è innalzato decisamente. Sempre più addetti sfidano i territori dei print designer per realizzare esperienze web, impiegando ambienti di lavoro virtuale appannaggio dei print designer. Il modo di presentarsi delle pagine web, dopo aver passato una fase barocca intorno ai primi 2000, si è essenzializzato, diversificato, in definitiva allineandosi alle arti contemporanee. Il print designing ha guidato l’evoluzione estetica del web, a sua volta rendendosi più complesso attraverso l’affinarsi delle applicazioni. Per un altro verso, la diminuzione della curva d’apprendimento di tali software  ha avuto un altro effetto: l’avvicinarsi di un numero sempre maggiore di non addetti alle questioni centrali della progettazione grafica.

Lo stile

E’ il caso dello staff di una media agency: a web designer e print designer è richiesto di lavorare all’unisono, attingendo ciascuno alle risorse dell’altro, per offrire un pacchetto di prodotto finito il più possibile coerente nelle sue parti.

Il pubblico

Graphic designer e print designer devono collaborare per ottenere un prodotto solido. Ovviamente, a ciascun fruitore-tipo uno stile corrispondente.

Cosa è invece peculiare del web designer, e cosa del print designer?

I programmi

L’avevamo già detto? Beh, non stupiamoci se lo ripetiamo. Oggi non pochi print designer aprono con remora un editor HTML.

L’occhio e la mano

Un print designer ha una libertà maggiore rispetto alla controparte web su un numero non limitato di elementi, tutti ricadenti sotto il concetto di gerarchia. Tocca però tenerlo da conto: i webdesigner considerano ormai definitivamente rovesciata la vecchia dittatura della rotellina del mouse.

L’output

A lavorare per lo schermo e lavorare per la carta, come detto, c’è differenza. Un documento impostato in quadricromia a 300 punti difficilmente sarà un utile punto di partenza per un web designer, così come sarà inutile la scelta della libreria di colore in rapporto al materiale di stampa.

Senza voler ridurre la grafica editoriale ad un duello bipolare, la faccenda resta spinosa. Soprattutto, la situazione appare  meno favorevole per quei print designer del tutto a digiuno dei linguaggi standard del web.

Certo, con Sitegrinder (fuori dal 2005), Radiapp e con i futuri Adobe Muse ed Edge il lavoro sporco sembra alla portata dei più – e con il sofisticarsi delle applicazioni web create da realtà indipendenti le possibilità si amplieranno.

In ogni caso resterà importante conoscere qualcosa di più dei rudimenti necessari a usarle.

Se questo blog deve avere uno scopo dietro alla trama di articoli che leggerete, è far girare la ruota della conoscenza muovendosi a ritmo di curiosità.

Non ci proponiamo tanto di fornire nozioni teoriche, che pure saranno presenti, ma di orientare la lampadina mentale su problematiche “di percorso” nell’attività, tutorial pratici e trucchi sul mondo del design web e cartaceo, per sollevare problemi, creare un’intellettual tenzone, suscitare cambiamenti di idee.

Voi che scrivete laggiù, ne siete parte integrante. Io stesso non starei qui a scrivere se non avessi la genuina speranza che i vostri commenti possano mettere la pulce nell’orecchio alla mia personale esperienza.

O perlomeno che qualcuno mi trovi dei workaround ai bug di Acrobat X…

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