Guai al generale che si presenta su un campo di battaglia con un sistema. Napoleone Bonaparte     Gli sviluppatori in tecnologie Microsoft hanno, in molti casi, costruito la loro intera carriera facendo esclusivamente riferimento alle loro stelle polari: Microsoft, Visual Studio e la tecnologia/piattaforma di volta in volta offerta dall’Unico Vero Zio (Bill Gates). […]" />
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Il crepuscolo di un impero

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Guai al generale che si presenta su un campo di battaglia con un sistema.

Napoleone Bonaparte

 

 

Gli sviluppatori in tecnologie Microsoft hanno, in molti casi, costruito la loro intera carriera facendo esclusivamente riferimento alle loro stelle polari: Microsoft, Visual Studio e la tecnologia/piattaforma di volta in volta offerta dall’Unico Vero Zio (Bill Gates). Tutto sommato non era male, era come scommettere su un cavallo sicuro o comprare un BOT ai tempi d’oro: poco remunerativo, un po’ noioso, ma certamente tranquilizzante e dalla sicura resa.

Se Microsoft era tutto ciò di cui doveva preoccuparsi in ambito professionale, non esisteva l’idea dello scenario che muta o se c’era, era comunque legato a cambiamenti immanenti, cioè di nuovi prodotti, nuove versioni di prodotti o nuovi concetti che mamma Microsoft ci prodigava, spesso con parsimonia, ma con una certa costanza. Di fatto non era necessario preoccuparsi d’altro. Sì, certo, di volta in volta c’erano sempre gli apostati, coloro che insistevano con la loro distribuzione Linux proto-democratica, con il loro programma grafico super fico su una Mela Morsicata o coloro che ancora resistevano con le applicazioni console del buon vecchio DOS, purché girasse ancora sull’ultima versione a finestra, ma erano eccezioni.

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Poi c’erano gli alternativi, coloro che pur facendo riferimento a Windows come piattaforma desktop, si affidavano a strumenti si sviluppo alternativi. Nel tempo, i vari Clipper, Borland C o Borland Delphi, Powerbuilder, Java su desktop e qualche altro, ma si trattava di variazioni sul tema. Un’altra grande parte del business, e dei professionisti che lo gestivano, era legata al mondo che ruota intorno al pacchetto Microsoft Office: fogli Excel intelligenti, applicazioni e report dentro Access, plugin per Outlook e Word, addon e addin vari, tutto un universo, insomma, rassicurante per il cliente ma pure per il tecnico, che ottenva grandi risultati con poco sforzo.

Stiamo evidentemente parlando del mondo consumer, dell’Office Automation o delle applicazioni per aziende piccole e medie. C’erano evidentemente anche i grandi fieri del loro AS/400 o di soluzioni Unix/Terminal o Unix/Web, ma i piccoli ruotavano intorno a Windows, Visual Studio, Office e quindi Microsoft, che faceva da madre protettiva per chi, clienti e tecnici, si faceva avvolgere dal suo caldo abbraccio, e da matrigna per chi la rifuggisse, si pensi alle numerose polemiche su una presunta posizione dominante esercitata in modo non del tutto corretto. Insomma la casa di Redmond faceva il buono e il cattivo tempo del mondo dell’information on your fingertips.

Poi qualcosa ha cominciato a cedere con l’affermarsi di internet, fenomeno inizialmente ignorato dalle teste pensanti in Microsoft, che pensavano di riuscire a ricondurlo in un alvo Redmond oriented così da dominarlo, cosa che era sempre riuscita in passato con altri fenomeni, per poi a cavalcarlo con successo, secondo il vecchio adagio dell’abbraccia ed estendi. Ma, questa volta, senza esserne l’assoluta dominatrice. Piccole crepe cominciavano ad aprirsi nel rock solid business monopolistico dell’azienda. Fenomeni come Google, lato server/servizi e Mozilla Firefox lato client, lasciavano intravvedere un nuovo scenario in cui Redmond era ancora il dominus incontrastato dell’informatica personale e di massa, ma con qualche coabitazione parziale e minoritaria. Gli avversari storici erano ormai stati definitivamente sconfitti (Borland negli ambienti di sviluppo e in parte nei software di produttività, IBM/Corel/Wordperfect per varie ed eventuali, Apple nel mondo dei desktop, che non aveva mai smesso di essere solo una nicchia un po’ naif e il nemico storico Linux, dall’ormai affermato successo lato server, ma praticamente mai davvero pervenuto sulle scrivanie degli utenti e di sicuro non su quelle degli utenti professionali). Nel settore mobile, che all’epoca era ancora molto marginale ma promettente, Nokia aveva stupito tutti col primo smartphone, il Nokia 7650, rivoluzionario per tanti versi, perché portava un sistema operativo vero e proprio su un cellulare. Microsoft aveva risposto con Windows Mobile, innovativo per tanti, derivato da Windows CE, sviluppato per palmari e per sistemi embedded, e Nokia cominciava un po’ ad impensierirsi, dall’alto del uso 90% e più di quota in quel settore e dell’assoluto primato in generale nel settore della phonia mobile, ma sembravano mondi diversi e difficilmente integrabili, quello dei PC e dei telefoni. E che, sopratuttto, non potevano pestarsi i piedi: chi avrebbe mai rinunciato alla comodità di un PC per navigare con un browser o per i pacchetti di produttività personale? E ancora più assurdo sarebbe stato pensare di usare applicativi anche di bassa complessità su un cellulare: il pc era tutto ciò che serviva, semmai qualcuno cominciava a pensare alla nuvola, che all’epoca non si chiamava ancora così e cioè al trasferire sul web praticamente tutto: dati e applicazioni, visto il successo strepitoso di applicazioni come gmail, hotmail e, successivamente, facebook e twitter. Ma il pc era sempre il PC, anche solo per farci girare il browser come runtime di applicazioni, e non c’erano Mac, Chromebook o Ubuntu che tenessero: Windows era sempre e comunque il re.

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Poi è arrivato il 9 gennaio 2007 e tutto è cambiato: Steve Jobs ha presentato il primo iPhone e successivamente il primo iPad. Poi sono arrivati altri player, con ruoli diversi (Google e la stessa Microsoft), ma vi risparmio la natura del cambiamento: basta guardarsi intorno…

Tutto ciò ha fortemente disorientato i professionisti dell’informatica, quelli di cui sopra che si affidavano esclusivamente alla buona vecchia Microsoft e i loro clienti non chiedevano altro. Disorientamento alimentato sopratutto da questi ultimi, con richieste di app o altri artifizi bizzarri che si comincia a chiedere che debbano girare sui loro smartphone a la mode. E ora che fare? Ne parleremo la prossima volta, ma sempre dal punto di vista di noi piccoli addetti ai lavori, ormai bisognosi di nuovi punti di riferimento…

 

 

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