Disney tenta di reimmergerci in un classico della letteratura del 900', mostrandoci l'arrivo di uno dei più grandi illusionisti della storia cartacea nella magnifica terra di Oz. Riuscirà ancora ad incantarci?" />
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Se il grande e potente Oz si imparenta con Alice…

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Anche la magia ha i suoi modi per farsi annunciare.
Anche questo però cambia in funzione del momento.
Per l’uso e costume odierno, la magia è solita farsi annunciare tramite una semplice lettera. Recapitata prima del compimento dell’ undicesimo anno di età, la lettera della scuola di magia e stregoneria di Hogwards annuncia al destinatario la sua possibilità di accedere ad un mondo magico straordinario. E chi è sognatore a queste cose non ci crede (??) però un po’ ci spera, e quindi si ritrova li ad attendere silentemente questa lettera (anche oltre scadenza ), sperando che il mondo magico decida finalmente di spianarsi anche dinnanzi a lui.
Non è sempre stato così però. Quando ancora Harry Potter e il mondo creato dalla Rowling erano ben lungi dall’essere concepiti (come la stessa Rowling del resto), l’attesa non era tutta convogliata su di una semplice lettera, ma il segnale che poteva dare il via all’abbattimento delle soglie tra reale e fantastico consisteva in un evento naturale, come una potente ondata di vento. Un vero e proprio tornado che poteva fare razzia di tutto per trasportarci in un vero e proprio mondo magico. Stiamo parlando del mondo di Oz.

Opera di riferimento letterario di inizio 900’, “Il meraviglioso mago di Oz” ad opera di L.Frank Baum, (che poi divenne semplicemente “Il mago di Oz”) era ed è un opera di riferimento in termini di fantasy, una fiaba per ragazzi che all’epoca diede vita ad una serie di libri (sia apocrifi che non) e vari adattamenti cinematografici. Il più noto risale al 39’, mentre Disney aspetta fino al 85’ per sfornare un suo “seguito” basato su uno dei libri facenti parte della collana.
Fino ad ora, quando appunto prova a portare nuovamente su grande schermo le avventure del mago, ma in una veste totalmente nuova. Vista l’impossibilità di sfruttarne i diritti abbandona la strada del remake, e si imbarca in una sorta di prequel, affidandosi inaspettatamente a Sam Raimi (la prima trilogia di Spiderman, La casa, Drag me to hell etc etc) facendo vestire ad un giovane Oz i panni del protagonista, narrandoci delle vicende che lo hanno portato a diventare poi uno dei maghi più celebri e ingannevoli della storia.

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La narrazione ci porta subito a contatto con Oscar Diggs (James Franco), in arte Oz, talentuoso mago circense del Kansas, che tra uno spettacolo e l’altro del suo circo ambulante non vede l’ora di riuscire a combinare quel qualcosa di grande ed emblematico che lo farà ricordare per sempre, consegnandolo alla storia. In virtù di queste sue grandi ambizioni si trova a dover rinunciare però alla ragazza che ama, perché grande in lui è il terrore di prendere la via dell’uomo qualunque, sedimentandosi senza riuscire a combinare nulla di veramente speciale. Ma ecco che un giorno si scatena un potente tornado che lo costringe a fuggire, per salvarsi, a bordo di una mongolfiera. Finito nell’occhio del ciclone e ormai convinto di passare a migliori vita, eccolo invece catapultato in un mondo totalmente nuovo, una terra fatata in attesa del “prescelto”, un mago dal nome delle stessa terra, che sarebbe riuscito finalmente a riportare pace ed ordine in un mondo caduto vittima dei sotterfugi di una strega cattiva.

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Tornare a familiarizzare con la terra di Oz non poteva risultare più problematico. Dopo il lungo silenzio cinematografico, veder tornare alla ribalta il nome di uno dei più grandi maghi letterari della storia del 900’, non poteva fare che piacere, soprattutto per via delle nuove possibilità tecnologiche che il cinema in questi anni ha voracemente acquisito. Padronanza totale della computer grafica e innesto più o meno convincente del 3D, convogliate su un’opera fantasy di tal nomea, hanno subito ravvivato l’interesse sopito, ma una problematica legata ai diritti che ne limitava la ripresa, ha subito fatto capire che le problematiche legate alla realizzazione di tale opera non sarebbero state certo poche, obbligando la produzione a spostarsi sulla stesura di una sceneggiatura totalmente nuova.Un inizio quindi che non lasciava di certo tranquilli.
Ed è quindi un po’ spiazzati che veniamo a contatto con un inizio film che proprio, beffardamente, si rifà al classico, e gestisce le prime sequenze ambientate nella “realtà” utilizzando un bianco e nero retrò, rendendo così il terreno ancora più fertile per il nostro ritorno nella terra di Oz, terra per la quale la stessa produzione che si cela dietro Alice in the Wonderland non si risparmia certo, sfoggiando il suo grande  repertorio scenografico per realizzare un mondo più vivo e colorato che mai, come a dire “bene, da qui guardate allora cosa facciamo noi”.
E già dal trailer si nota pesantemente la mano della produzione del controverso Alice, tanto criticata e tanto lodata da alcuni, che mira a riproporre quest’ Oz tramite un’operazione commerciale molto simile, rendendo il racconto molto meno fiabesco e marcando (o perlomeno cercando di marcare) maggiormente gli elementi più fantasy dell’avventura. Con un’opera del genere però tale colpo di mano (che tanto aveva fatto imbestialire allora) risulta fortunatamente più leggero e meno invasivo mantenendo inalterato appunto l’appeal fiabesco e molto scanzonato originario. Ecco che quindi il film risulta essere una piacevole visione, un ‘opera per ragazzi con buoni momenti comici, dalla sceneggiatura abbastanza debole ma ben sorretta dagli interpreti e dalle ritmiche, che solo nella parte centrale del film lasciano un po’ di spazio alla noia visto la durata di 2 ore e 10 complessiva.
Il già citato inizio è un momento non solo citazionista, ma un vero valore aggiunto, che ci aiuta nella discesa in quest’opera storica a suo modo buffa, ricca di magia ma anche e soprattutto di illusione e di furbizia. E il venire poi subito dopo immersi in una spettacolare computer grafica, tanto clamorosamente finta quanto efficace ( grazie anche alla vita data dal 3D, in molte scene convincente e coinvolgente, anche se non fondamentale) non può che lasciarci in balia del più completo fascino, rendendoci più volte partecipi del mondo magico che ci viene presentato.

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James Franco sfodera un personaggio davvero convincente (divertente e grottesco quanto basta senza eccedere), che può farsi carico di una sceneggiatura poco incisiva rendendola comunque godibile. La furbizia del suo sguardo è genuina, e mai del tutto copre il senso di bontà e sensibilità generale comunicata dal personaggio. Un personaggio che alla fine ci porterà fin dal principio dentro il suo dubbio esistenziale. Il suo sentirsi mago agli occhi degli altri lo esalta, ma lo ferisce quando la realtà si abbatte su di lui mostrandogli i suoi “reali” limiti. Limiti che non gli permettono di far alzare dalla sedia a rotelle una povera bambina malata che assiste ai suoi spettacoli. Limiti con cui si scontra, ma che poi nel mondo magico vengono abbattuti da una cosa più importante e più “magica” forse della stessa magia. La sua volontà, il suo buon cuore.
Quelli che gli permettono di far camminare una bambola di porcellana dalle gambe rotte e di diventare amico di una misera scimmia.
Ed è qui che la differenza tra magia ed illusione, all’inizio molto netta, ci sembrerà via via più sottile tanto da perderne lentamente il labile confine. Ed il processo di maturazione del personaggio, nonché il positivo messaggio che viene lanciato allo spettatore, sta proprio nel realizzare che si può essere tutto. Purchè si creda, e si voglia fortemente di esserlo.
Le tre streghe Theodora (Mila Kunis), Evanova (Rachel Weisz) e Glinda (Michelle Williams), risultano ben caratterizzate ed interpretate, e forse a spiccare in fin dei conti è proprio la Kunis grazie ad una seconda parte di film molto più consona alle sue caratteristiche.
Raimi dimostra di saper gestire in maniera discreta tutta la vicenda rendendola chiara e semplice, a tratti sì un po frettolosa, ma con un’ ottima parte finale dove ( tolta la solita guerra poco credibile dalla quale ormai sembra non si possa prescindere) sarà la teatralità a farla da padrone, e grazie alla quale riusciremo ad alzarci dalla poltrona del cinema con un piacevole ricordo. 

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Un film consigliato quindi a tutti i ragazzi, e anche a chi con spirito sognante e non troppo pretenzioso, non vede l’ora di immergersi in un mondo magico e vibrante, dove riscoprire la sacralità di quella semplice e particolare magia che tutti abbiamo non sarà affatto difficile.
Al patto solo di provare, almeno per un secondo, a crederci davvero.

 

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