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Googleteorie personali

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Il Google I/O si avvicina, e per quanto mi sarebbe piaciuto occuparmene sia qui che sul sito saggio, non potrò seguirlo adeguatamente in quanto nello stesso periodo sarò in viaggio (le ferie quest’anno sono arrivate un po’ in anticipo — tranquillo, agosto, non mi sono dimenticato di te).

Detto ciò, la mole di indiscrezioni sta crescendo sempre più, e a corollario del post “Tanta carne al fuoco” di due giorni fa voglio fare un approfondimento specificatamente dedicato alle prossime probabili mosse dell’azienda di Mountain View.

Android e Chrome OS, due mondi finora a sé stanti. Il futuro, però, sembra favorevole alle nozze o quantomeno a un rapporto ben più che amicale. Se da un lato troviamo vari rumors mai concretizzatisi (in particolare di Digitimes, che da quando sono in attività nei blog ancora non l’ho visto prenderci granché) su un Chromebook tablet, dall’altro sembrano esserci diversi indizi. Il primo è relativo a dichiarazioni di Google stessa, la quale nel corso del tempo ha già indicato più volte che i due sistemi sono destinati a convergere almeno in parte. Il secondo è il Chromebook Pixel: un portatile in potenziale competizione con Air/Pro Retina, ma con una piattaforma ancora limitata e uno schermo multitouch che attende di essere sfruttato a dovere. Il terzo è il Chromebook ARM di Samsung, su una piattaforma hardware in cui Android è più a suo agio. Il quarto è l’avvicendamento tra Andy Rubin e Sundar Pichai alla guida di Android, che ha di fatto unificato i due “regni”. Il quinto e il sesto indizio sono invece molto freschi, e vedono l’arrivo delle prime packaged apps per Chrome con capacità di esecuzione native e maggiori potenzialità rispetto alle web apps pure (condividendo comunque molta della tecnologia sottostante), nonché la presenza di un keynote unico al Google I/O contrariamente ai due per Android e Chrome OS visti negli scorsi anni.

L’ecosistema Android/Play ha la necessità di crescere ancor più di quanto fatto negli anni e Chrome OS vorrebbe convincere gli utenti PC delle sue serie intenzioni come sistema desktop. Ecco perché una fusione quantomeno tecnica sarebbe auspicabile. Personalmente, sono convinto che avverrà, sfruttando sia servizi in arrivo come la messaggistica di Babel (che potrebbe non chiamarsi così) sia anche le funzionalità di applicazioni acquisite nel corso del tempo tra cui QuickOffice (già in atto), Snapseed (primi segnali) e Sparrow (ancora in frigo) per rafforzare il parco software preinstallato. Come si dice in inglese, only time will tell.

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