Ad opera di Fede Alvarez ecco il rifacimento dell'originale horror di Sam Raimi "La Casa" (Evil Dead), in un'operazione di remake riuscita e convincente , anche se addirittura fin troppo splendente" />
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“La Casa” non più dolce casa

LA CASA (EVIL DEAD) REMAKE 2013 - 7

Remake, reboot, remake, reboot.
Questo è il grido che il cinema silentemente sta lanciando in questi ultimi anni. Per alcuni grido di gioia, per altri invece un vero e proprio grido di dolore, una coltellata precisa all’organo interno chiamato “originalità”.
E che si voglia o meno questa è una strada che sembra proseguire ben dritta senza svincoli, ormai ancor più consolidata dai buoni frutti che questi prodotti generano. Frutti dorati per intenderci.
Eccoci quindi alle soglie dell’ennesimo remake e, volenti o meno, questa volta ad esserne preda è uno dei capostipiti del filone horror/spatter, film d’annata 1981 ad opera del poliedrico Sam RaimiUn film low budget che, successivamente agli incassi non ottimi ricevuti al botteghino, divenne un vero e proprio fenomeno tanto da produrne un seguito e un capitolo finale più trash e scanzonato.

E nel 2013 le “porte” (non a caso) di codesto horror si spalancano nuovamente in fronte a noi senza fare troppi complimenti e, grazie al regista Fede Alvarez,  ci invitano a prendere comodamente posto per gustarci nuovamente sotto questa nuova linfa il film che “sarebbe dovuto essere”, quello che gli stessi originali autori (ora in produzione) avrebbero voluto produrre avendo più budget a disposizione e tecnologie adatte.
Quindi basta con i preamboli e accomodiamoci.
Benvenuti nuovamente ne “La casa”. E vi consigliamo di lasciare fuori le scarpe.
Perché avrete davvero molto di cui sporcavi.

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Cinque ragazzi si radunano di fronte ad una casa ormai in rovina, sperduta in mezzo ad un fitto bosco.
Un raduno organizzato per Mia (Jane Levy), sorella di David (Shiloh Fernandez), da tempo caduta ormai in un vortice di tossicodipendenza da cui vuole appunto disperatamente uscire, sancendo il suo ufficiale addio alle droghe con questa piccola rimpatriata. Purtroppo l’addio alla droga è un saluto dalla mano poco ferma, e i ragazzi quindi, si trovano a far fronte alle crisi di astinenza di Mia che disperata tenta di fuggire.
Nel frattempo però Eric (Lou Taylor Pucci) trova nello scantinato un misterioso libro, rilegato in pelle umana, che contiene al suo interno strane formule evocative, e che senza troppi fronzoli, decide di pronunciare ad alta voce.
Ed è proprio a causa di queste parole che Eric evocherà una creatura demoniaca da tempo ormai sopita, che prendendo inizialmente possesso del corpo Mia, comincerà a comporre un cerchio di sangue per riesumare dalla terra un antico demone.

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Ed eccoci quindi entrati pienamente nella “casa” dei remake.
Il punto da cui partire per analizzare questo titolo è proprio questo. Cosa dovremmo trovare in questa casa ?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo avere ben chiaro cos’è un remake e perché viene fatto (remake in funzione di tempo, non di luogo).

Il perché è presto detto. Soldi.
Il cos’è (o cosa il più delle volte dovrebbe essere), è definibile come una rilettura in chiave moderna, con mezzi moderni, di un’ opera di un certo rilievo, ormai datata, che per essere ancora adeguatamente trasmessa si attualizza rendendosi “digeribile” al pubblico moderno, senza rinunciare però alla sua impronta di fabbrica e al suo spirito originale
Appurato questo diventa davvero difficile non ammettere che questo “La Casa” riesce perfettamente nell’opera che si era prefissato.
Il plot è lo stesso, le dinamiche sono le stesse ed anche le inquadrature, con saggio occhio citazionista, vengono riproposte fedelmente, riproponendoci il classico movimento fra gli alberi via via più veloci ed ammorbanti.
Ovviamente queste meccaniche riproposte, trattandosi appunto di un remake, non possono non sposarsi con il filone cinematografico moderno, che vuole e pretende una minima profondità di storyline, ossia un maggiore spessore al cupo viaggio dei personaggi quasi immersi in una sorta di girone di purificazione. Ed ecco che così il pretesto per dare il via a questo circolo vizioso di morti, diventa la disintossicazione dalle droghe, non più quindi un comune weekend in montagna passato tra amici.

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Andando al sodo invece ecco che la produzione di Sam Raimi e Alvarez, con a disposizione fondi per accedere ad un lato costumistico e fotografico di prim’ordine, riesce non solo a soffermarsi sulla rivisitazione di molte situazioni fedeli all’originale (prendendo spunto anche dai seguiti), ma dona loro anche quella efficacia moderna data da una regia sì violenta, ma che non si perde nella semplicità della stessa dando alle scene la giusta carica di tensione “disturbata”, facendo soffrire personaggi e spettatori.
Ecco quello a cui mirava la prima produzione quindi.
Ed ecco quello che forse proprio i fan non riusciranno completamente ad accettare.
L’horror targato Alvarez, godendo di questa nuova patina, perde forse proprio quel canone distintivo che si era generato partendo dai limiti stessi con cui il film originale si trovava di forza a combattere. Limiti che lo obbligavano ad essere più sfacciatamente gore, senza la possibilità di “perdersi” in troppe finezze, con lievi accenti di torture porn.
Ma è proprio la qualità a rendere questo prodotto così appetibile, e nonostante la classicità di impostazione, anche a livello odierno, gli permette di essere una godibilissima visione per il nuovo pubblico a cui va incontro, i cui gusti sono stati rimodellati da un cinema horror più attento e raffinato.

LA CASA (EVIL DEAD) REMAKE 2013 - 7

Quindi cosa ne esce da questa rivisitazione?
Ne esce un prodotto perfettamente confezionato per essere goduto anche attualmente, un’operazione di remake perfetta visto l’intento di andare incontro ad un pubblico che altrimenti l’avrebbe trovato eccessivamente netto e indigesto.
Una casa “di comodo” insomma, che accoglie equamente vecchi e nuovi abitanti, facendo vedere che le sue fondamenta sono oggi più solide che mai.

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