La conferenza di Microsoft non è stata certo quello che si può dire una conferenza vincente. Ma questa Xbox One è davvero un progetto così mal impostato, o è stato solo questo meeting a non elogiarne a dovere i pregi?" />
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Xbox One e la conferenza della discordia

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Eccola lì.
Il velo di mistero che avvolgeva ancora l’ultima delle pretendenti al trono di regina del prossimo futuro videoludico è finalmente caduto, e così anche Microsoft, ha finalmente deciso di presentare al mondo la sua nuova “piccola” nata.
Il velo però è caduto davvero in toto. La console è stata mostrata in tutta la sua forma, senza ulteriori indugi tra lo stupore di tutti, visto il mezzo passo precedente di Sony ed anche in vista della prossimità dell’ E3.
Ed ecco che finalmente abbiamo anche un nome. Xbox One, recita il suo battesimo.
Anni di fantasticherie, di moltiplicazioni, addizioni e sottrazioni inverosimili per riuscire a calcolare il nome dell’ erede della stanca 360, ma a quanto pare l’unica cosa che andava fatta, era un bel passo indietro.
Che è, caso vuole, proprio quello che agli occhi dell’intero modo videoludico, è sembrata la conferenza di Microsoft. Un bel passo indietro.
E non parliamo solo a livello anagrafico/numerico, ma un passo indietro nei confronti anche di uno degli elementi più importanti di questa industria, ovvero, i Videogiocatori.
Videogiocatori subito in fermento, aizzati e resi furibondi tramite un veleno di cui sono facile preda, nascosto e inserito, come un cavallo di Troia, in quello che sembrava essere invece uno dei più bei doni.
Una conferenza videoludica che non parla di Videogiochi.
Ed ecco che la più che sensibile rete partorisce subito, senza neanche passare dal concepimento,  il verdetto della fallimentare politica di Microsoft e della sua pessima nuova nata.

Beh, la rabbia e il furore sono comprensibili, soprattutto a sangue caldo, ma oggi, a mente lucida, è realmente tutto così nero?
Vediamo.

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Che Microsoft abbia sempre prediletto come territorio di caccia quello americano, non è certo una novità. I dati di vendita lo dimostrano, la penetrazione di Microsoft nel mercato console ha sempre avuto quello come epicentro, e quindi si sa, lì ricadono più spesso le sue attenzioni, soprattutto dopo la fallimentare campagna di conquista del Sol Levanete.
E dal 2007 in avanti questo fattore, via via che le console diventavano sempre meno oggetti da salotto ma più oggetti da rete, è diventato sempre più prepotente. Le conferenze E3 lentamente hanno iniziato a lasciare sempre più spazio ai servizi di Home Center per cui la console è sempre stata preposta, e quindi ecco fare capolino questi servizi televisivi per il suolo americano, di cui a noi europei, è sempre fregato ben poco.  Dopo l’integrazione con Mediaset Premium, a noi italiani in particolare, è iniziato a fregare definitivamente ancor meno.

E delusi da tale scarso supporto avevamo anche deciso di lasciare perdere questo servizio comunque limitrofo e scarsamente utile, ma ieri sera, purtroppo, questo trend si è ingigantito tanto da fagocitare quasi interamente una conferenza dedicata alla presentazione della nuova console.
La conferenza, da mesi aspettata, e preparata in fretta e furia in risposta a quella di Sony tenutasi a Marzo, si è dimostrata una controversa esposizione di servizi Home Center integrati in Xbox One, con uno spazio molto limitato dedicato al resto.
Ma come detto, che l’intenzione di Microsoft di puntare sempre più su questo aspetto, fosse forte, era ben chiaro, e se non lo era, è solo perchè abbiamo volutamente deciso di bendarci per bene gli occhi.Quindi mordiamoci la lingua, inghiottiamo l’amaro boccone che ci viene propinato al sol sentire la parola Tv, e analizziamo.

Cosa rimane?
Rimane in fin dei conti, una buonissima evoluzione di Xbox 360.
Tralasciando il design (26 luminari designer impiegati per realizzare un parallelepipedo), a cui volenti o nolenti ci dovremo abituare, l’Xbox prosegue nel solco tracciato dalla sua profetica madre dall’inizio del progetto. Un Xbox apripista di mercato e del servizio di online gaming; un’ Xbox, 360, a dimostrare la sua volontà di essere a 360° su tutto il lato multimediale; un’ Xbox One a unificare tutto il servizio multimediale in un unica duttile periferica. E strategia vincente o meno, Microsoft non ha mai mentito o nascosto il tratto in questo.
Ma i videogiochi, comunque, devono essere un perno fondamentale di questo centro multimediale, e a quanto pare, comunque, lo saranno.
Quindi stop momentaneamente agli allarmismi perlomeno. Perché vero è che non è stato mostrato nulla, ma il dato di 8 nuove Ip e 7 nuove esclusive, non per questo deve passare inosservato. Considerando poi che l’E3 è alle porte e Microsoft si è già giocata la sua “bomba”, mostrando direttamente la sua console in questa conferenza di risposta (cosa che Sony non ha fatto nella sua), fa intuire o perlomeno sperare che per una volta, finalmente e davvero, il parco ludico che ci attende all’E3 potrebbe essere più che sostanzioso.
E con i nomi in ballo di Rare (di cui si vocifera un progetto più serio finalmente) e Remedy (su cui si sbava anche solo scriverne il nome), il sostanzioso può anche essere sinonimo di qualitativo.

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Cosa abbiamo poi?
Specifiche tecniche che ci inducono a pensare ad un prodotto di pari forza a Ps4, un Kinect 2.0 in vantaggio di una generazione rispetto al PsEye e con specifiche tecniche davvero di rilievo (mapping facciale : ora sta ai game designer sfruttarlo), e un servizio di online ulteriormente potenziato con 300.000 server a disposizione e un utile servizio di Cloud dedicato anche ad ampliare la potenza di calcolo della console. Inoltre la possibilità di sharing dei video registrati delle proprie partite, emula la strada già intrapresa da Sony senza farsi neanche lì distanziare.

Questo quindi vuol dire che non ci abbiamo capito una mazza e son tutte rose quelle che ci aspettano allora?
Assolutamente no.

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Le ombre rimangono, ed anche di un certo rilievo, ma anche su quelle bisogna un attimino soprassedere in attesa di certezze per non sparare all’aria.
La più grossa pecca, come vociferato da tempo, è quella del blocco imposto sui giochi che si legheranno al profilo del giocatore. Notizie che ancora hanno bisogno di conferma ufficiale, come per Sony, e che lasciano spazio ad una possibile migrazione di licenze di utilizzo su altri profili, senza sovrapprezzo, un servizio più contro la pirateria quindi, che l’usato.
Delucidazioni necessarie anche sull’obbligatorietà o meno del collegamento internet per la fruizione della parte offline dei giochi.
Pecca negativa certa, sarà la necessità del sensore Kinect per far funzionare la console, che anche se incluso, è sicuramente un elemento in più soggetto a danneggiamento e potrebbe creare un problema in sede di rottura, e di eventuale quindi riacquisto.

Ma quindi alla fine il malcontento generale, da cosa è generato?
La delusione sta forse  solamente nel fatto che questa conferenza è stata organizzata in fretta e furia pensando prevalentemente al mercato americano, cosa indicata anche dalla pochezza della stampa invitata, pur godendo di una visibilità assolutamente internazionale. Lo sbaglio principale di Microsoft quindi, per ora, è sicuramente insito in un settore di comunicazione non capace di valorizzare un evento che sottovaluta gli altri mercati, lasciandoli momentaneamente in attesa delle informazioni utili che verranno poi rilasciate probabilmente all’E3.

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C’è anche bisogno però di scavare un attimino più a fondo, soprattutto in questo particolare momento storico videoludico.
Anche la conferenza Ps4, pur essendo leggermente più piena, non aveva convinto granchè. E allora perché?

Attualmente forse il problema, siamo un po’ noi. Che di fronte ad una generazione che sembra non promettere altro che upgrade grafici, siamo qui comunque in attesa di un qualche miracolo innovativo capace di farci saltare dalla sedia per lo stupore, per cui i normali miglioramenti hardware di questa generazione sicuramente non basteranno.
Il videogiocatore è però un animale notoriamente contraddittorio, attenzione.
Perchè li avessimo davvero, si chiamassero Kinect 2.0, IllumiRoom o Oculus, saremmo qui comunque a criticarne l’eccessiva avanguardia, sempre troppo innamorati del vecchio per guardare con lungimiranza, speranza e un minimo di calma, al nuovo.

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