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Capitan Cook e qualche pensiero

Anche quest’anno, la conferenza organizzata da AllThingsD ha visto tra i protagonisti Tim Cook, al timone di una Apple in tempi di profondi cambiamenti sia interni che nel mercato.

Voglio soffermarmi su alcuni punti, i più interessanti tra quelli toccati:

– Jony Ive: alle domande sullo stato dei lavori relativi iOS e OS X, Cook ha menzionato più in particolar modo come si sono organizzati nel post-Forstall. Il baronetto Ive è a capo dell’intero design software, con la parte tecnica affidata a Craig Federighi. Tuttavia, il lavoro di Jony è largamente concentrato su iOS. La cosa ha in effetti senso. iOS necessita delle attenzioni più grandi, in previsione di uno svecchiamento e soprattutto un allontanamento dallo skeuomorfismo tanto caro a Scott. OS X, dall’altro lato, è sempre stato meno affetto, perciò una volta sistemate le app più “curiose” come il quartetto Calendario/Contatti/Note/Game Center (e magari anche il contrasto crescente tra Lucida ed Helvetica) dando così una linea guida da seguire, il resto è aggiunta di funzionalità e bugfix, operazioni per cui un designer non risulta necessario. In sostanza, chi si aspetta il tocco di Ive in OS X, lo vedrà, ma senza sperare in grandi stravolgimenti.

– Android: possiamo definire quanto affermato da Cook un abbandono della guerra termonucleare di Jobs? Io credo di sì. In primis, le quote di mercato: è stata riconosciuta la superiorità di Android, ma con un’importante precisazione. Avere tanti utenti non è sinonimo di avere anche tanti profitti. E in effetti, se andiamo a guardare, vediamo che solo Samsung tiene testa nei ricavi relativi ai terminali, mentre per raggiungere Apple le altre devono virtualmente coalizzarsi. Guardando all’ecosistema, gli Store scoppiano di salute, mentre Google Play sta ancora in fase di maturazione per ciò che riguarda i liquidi apportati alla base. Per tanti versi è la stessa situazione vista per Mac e PC: Microsoft domina numericamente il mercato, ma nell’hardware a mangiare i pezzi più gustosi di torta è Apple. Una strategia improntata all’alto rendimento, più che all’alto numero di utenti e a Cupertino sono contenti così.

Altra ammissione sul raffreddamento del conflitto è quella relativa all’assenza di preconcetti “religiosi” in Apple sul fare applicazioni per Android. Ciò non significa automaticamente iTunes per il robottino verde, beninteso. Ma ne avvicina la realizzazione. Anche qui, è questione di ricavi: iTunes ha beneficiato alla grande dalla presenza su Windows. La quota di mercato non si può combattere, ma si può sfruttare a proprio vantaggio. Android è il Windows del settore mobile ed esserci in maniera mirata potrebbe dare ulteriori piaceri a One Infinite Loop. C’è chi preferisce Android come piattaforma, ma non disdegna i contenuti multimediali in vendita su iTunes. E piuttosto che non avere un cliente, meglio averlo a metà, non si sa mai decida di fare il grande salto. Del resto, è la speranza di Google nell’offrire così tanti servizi anche su iOS.

Non puntare alla maggioranza non significa non provarci: Cook ha fatto intendere come l’iPhone sia destinato ad avere un posizionamento più ampio nelle varie fasce di mercato, cosa particolarmente importante per i Paesi emergenti. E andare a più miti consigli con Android non significa farlo anche con Samsung. La posizione è categorica, finché ravvisano potenziali copie proseguiranno con le cause. Purtroppo.

– Apertura di iOS: Tim non l’ha affatto escluso, anzi, ha promesso l’apertura di più API finora rimaste al di fuori dell’uso pubblico. Prima che si eccitassero troppo gli animi, però, ha voluto chiarire meglio: modifiche all’interfaccia grafica e alle funzionalità più delicate rimarranno off-limits. In modo ancor più esplicito, le Chat Heads di Facebook Home ce le si può scordare, a meno che non sia Apple stessa a implementarle in qualche modo.

Quali ambiti potrebbe aprire? Io ho due suggerimenti. Il primo è relativo ai browser, si lasci libertà di utilizzare il motore JavaScript Nitro alla pari di Safari e/o di adottare motori di rendering differenti, come Blink o, ancor meglio, Gecko. Il secondo è di onorare la promessa del 2010, ossia aprire le API di FaceTime, magari includendo nel lotto pure iMessage.

– TV/Occhiali/Orologi: poco di nuovo sotto al sole, sono settori che interessano Apple e che per ora non portano a prodotti concreti. Ma prima o poi lo faranno. E anche lo scarso interesse verso Google Glass e simili potrebbe essere solo una tattica: del resto, hanno negato per tanto tempo l’entrata nei settori telefonia e tablet, prima di farlo…

Con questo chiudo l’articolo e mi scuso per la poca attività su Crumbs. Trattasi di periodo lavorativo molto intenso, e potrei pensare a cambiamenti nel processo di pubblicazione. Si vedrà.

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