Dopo mesi di spasmodica attesa ecco che l'ultima fatica di Zack Snyder prende forma. La produzione di Nolan sembra certificare la qualità del prodotto, ma sarà davvero così d'acciaio?" />
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“Man of Steel”, l’uomo d’acciaio fatto di plastica

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Io i trailer solitamente non li vedo. O perlomeno, tento con tutto me stesso di non vederli.

So come sono fatti i maledetti. Per lo più spoilerosi, a volte forvianti, pur ormai godendo anche di una certa ricercatezza di montaggio (ormai montare trailer è una vera e propria professione a se stante) finiscono spesso per modificare eccessivamente la visione che avremo del film, finendo quindi anche per pesare troppo sul giudizio finale che avremo dello stesso.
Purtroppo (ai tempi per fortuna dissi) un anno fa sono incappato nel trailer sottostante.
Ricordo perfettamente quel momento. Stavo aspettando di vedere “Lo Hobbit” e non vedevo l’ora che questi dannati trailer, come sempre, si levassero di mezzo per farmi finalmente godere dello spettacolo (e che spettacolo OT).
Ma poi arriva lui. Eccolo lì.
Il tempo si ferma, parte lo slow motion come per una modella che passa con la sua camminata suadente, ti incanta, gli occhi si spalancano, l’occhio prepara le sue pallottole preferite a forma di goccia, la pelle inizia a raccogliere l’energia statica vibrante della sala e fa passare lenti brividi sulle braccia, per poi sentire quelli più definitivi dalla colonna vertebrale espandersi in tutte le ossa.
Maledetti trailer, dico però ancora una volta. Adesso dovrò passare sei mesi interi in attesa di questo film. Sei mesi inesorabilmente lenti, dannatamente lenti, e più saranno lenti, più l’aspettativa che questo dannato, bellissimo trailer sta generando, non farà che aumentare di grado, rendendo quasi impossibile il raggiungimento di questa soglia di utopica bellezza che ha persuaso ormai la mente, ingabolandola in questo sottile gioco di aspettativa e resa finale.

Ok, l’abbiamo capito, il compito a cui Man of Steel si apprestava non era affatto semplice.
E quindi in sala si entra esaltati, ma viste le esperienze pregresse, si entra comunque consci che quell’idilliaca perfezione che ci si era generati, non sarà mai raggiunta. Nasce il classico raffreddamento che tutela dal troppo hype e dalle delusioni inutili, quelle che senza motivo poi si generano non permettendoci di giudicare obiettivamente il film.
Raffreddati quindi, aspettiamo l’inizio di un film da cui ci aspettiamo, come minimo, la serietà di contenuti e la cura  psicologica dei personaggi che il trailer esprimeva. Poi tutto il resto vabbe pazienza, non si può mica chiedere tutto.
Un consiglio quindi: se non avete visto il trailer (vivete su Krypton?) , eccolo qui, guardatelo, è davvero bello.
Un secondo consiglio: se non avete visto il film e vi è piaciuto il trailer, fatevi un favore,
guardate solo quello.
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L’introduzione è cattivella lo so, e prima di addentrarci nel discorso che esaurirò in maniera molto semplice vanno fatte alcune solenni premesse.
Premesso che: non sono un fan di Superman; non godo nel criticare film che ho atteso per lungo tempo; non me ne frega una mazza delle incongruenze storiche /scientifiche / qualunque cosa, se un film è reso bene son disposto a passare sopra anche al bellissimo termine “terraformare” (di prossimo inserimento nella “Ballo del pinguino — Summer Edition 2013”). Detto questo…

Il film non mi è piaciuto.
Un non mi è piaciuto bello convinto, nonostante vivisezionandolo ci siano diversi pregi. E son questi pregi forse le cose che più fanno imbestialire, perchè il film si perde proprio in banalità così evidenti ed elementari che non si possono accettare da una produzione che aveva raggiunto, o si vantava di voler raggiungere, un tale livello di contenuti, portando questo Superman alla  stregua della serietà (e non centra nulla il “realismo”) del Batman di Nolan.
Chi dice che non ci sono influenze “alla Sneyder” (regista) non ci prende, perché di influenze ce ne sono, e sono appunto la summa dei suoi principali pregi e difetti. Ad osare il ragazzo osa. Basti vedere la narrazione mischiata a flash back (non efficacissima ma curiosa) e gli scontri con armonie musicali molto influenti. Certo, chi si aspettava follie visive alla “Sucker Punch” o il coraggio di “300” non aveva capito che pistola alla testa si ritrovasse puntato durante le riprese, o su che toni comunque dovesse per forza mantenersi per via dello stile che si voleva dare all’opera. Ma nonostante questo la sua impronta c’è, si vede bella forte, e come sempre va a pescare dalla cultura Nerd/pop moltissimi elementi visivi. Sembra difatti di essere all E3 degli anni passati, con elementi che sembrano ripresi direttamente da Mass Effect (su tutti), Gears of War e similari.
I pregi poi neanche si fermano qui a ben guardare:  un incipit su Krypton gestino in maniera molto intrigante e visivamente impressionante; scene d’ azione al limite dello spettacolare, dove vediamo ancora qui pesante la mano di Snyder nel trasformare gli scontri supereroistici in duelli di una “pesantezza” straordinaria, con una gestione della camera molto ravvicinata che le permette di seguire perfettamente gli eventi, immergendoci totalmente in essi. Scontri di un ritmo forsennato, dove il superuomo sembra più un super“Jet” di cui, ad ogni spostamento e ad ogni pugno, avvertiamo tutta la pesantezza e potenza. La regia appaga enfatizzando scontri e momenti salienti tramite il solito connubio di ralenty azzeccati e motivi audio ben sovrapposti, e come sempre, il duo Russel Crow/Luca Ward, permette di avere un personaggio forte e ben definito come è difatti Jor-el.

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Perché quindi risulta un film non riuscito?
Semplicemente perché la sceneggiatura risulta INSULSA. C’è un problema di comunicazione così basilare e così indiscutibile che finisce per infettare anche tutto ciò che di buono questo film introduce.
Nulla può salvarsi quando nessun dialogo riesce ad essere anche solo minimamente approfondito. E la cosa che ancor di più innervosisce è che questi dialoghi sarebbero pure davvero belli, ma ogni volta degli stessi ci viene esposto il riassunto. Il risultato sono quindi dialoghi abbozzati, non convincenti, che vorrebbero essere profondi ma che alla profondità non ci arrivano mai neanche per sbaglio, senza dare poi quindi un briciolo di profondità ai personaggi (salvando solo il generale Zod e Jor-El). Non ci sono i “giustificativi” adatti per nessuna delle azioni che essi compiono. Cioè, ci sono sulla carta, ma non ci sono a “pelle”, nel momento in cui la scena avviene. Abbiamo personaggi costruiti su un copione, non tramite un percorso di maturazione, marcato e rimarcato, che lo spettatore può vivere acquisendo i loro vari “perché”. E il film tra l’altro si illude invece di farlo e di riuscirci, dando questi flashback a pillole che però risultano cosi striminziti e gestiti di fretta (senza il minimo pathos) che nessuno di essi lascia il giusto peso sullo spettatore. Non basta una bella frase per far passare un processo di maturazione che si avrebbe solo con diverse scene e dialoghi, come per fare innamorare una ragazza non basta ripetere a memoria una frase di Shakespeare.

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Le frasi sentite nei trailer hanno invece il loro effetto, perché?
Perché nel trailer si immagina  che siano contestualizzato in un dialogo o in un particolare momento fatto di una partenza, di un’evoluzione, di un punto di focus e di una ripercussione dello stesso sulla psicologia del personaggio che deve essere mostrata e marcata. Un problema molto simile a quello di Upside Down per fare un esempio, ma con l’attenuate che perlomeno quel film non basava la sua natura sullo scavare nei personaggi. Il personaggio di Superman, di cui si voleva dare una lettura più matura, al posto che d’acciaio quindi, finisce per sembrare completamente di plastica. Dove sono le “meraviglie”? Si vedono due accenni. Dov’è l’ombra che avrebbe dovuto nascondersi agli occhi del mondo? Scoperta con una ricerca gestita in due minuti. Dov’è questo grande attaccamento dai rimandi quasi cristologici per l’umanità? Il suo compito di guida, di lenta affermazione come eroe?
E se il personaggio principale è poi contornato da, in ordine, una padre che lancia messaggi antitetici rispetto alla natura di un eroe (che in realtà avrebbero anche loro la loro ragion d’essere, ma sono esposti talmente male da risultare orribili) e Lois Lane, che compare ovunque  e in maniera inutile, senza un briciolo di personalità, facendo nascere quindi uno degli amori più senza ragion d’essere della storia, beh, capiamo come nulla di credibile, o anche solo interessante, potrebbe mai nascere da questi incroci.

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A fronte di questo, grazie anche ad una narrazione che non si assume la responsabilità di una linea continua, ma zigzaga di qua e di là regalandoci tanti piccoli squarci di un personaggio di cui si intuiscono le problematiche, ma con cui non nasce il minimo feeling, ecco come questo “Man of Steel” riesce a risultare tutt’altro che un buon film, o sicuramente, non quello che con tanta cura, produzione e organi pubblicitari, ci avevano mostrato in trailer tanto curati quanto beffardi.
Ed è forse colpa loro se, da non certo iper-appassionato di Superman, sono stato attirato al cinema con questa voglia spasmodica, credendo di vedere un film che si impegnasse, come da titolo, a scavalcare il nome del supereroe stesso, dove prima viene “Man of Steel”, a ricordarci che stiamo per vedere comunque la storia di un uomo d’acciaio. Lo stesso percorso per cui Batman era passato ad essere, prima che Batman, un cavaliere oscuro.

Non rimane altro da fare quindi che guardare questi trailer fino a friggersi il cervello, ed autoconvincersi così che il film non sia mai esistito, aspettandolo in eterno, godendo e gioendo delle proprie speranze, che non verranno mai ripagate è vero, ma neanche mai tradite.
Aspettative troppo alte forse?

Beh, guardatevi questo trailer infine, e ditemi come avete fatto Voi a non averne.

 

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