Il nuovo film prodotto, diretto e sceneggiato da Guillermo Del Toro. Un film che per quanto possiate odiare robottoni, mostri e nerdate varie, vi farà pronunciare comunque quella parola che nelle sale cinematografia si faticava a sentire forse da un po': "Wow!"" />
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“Pacific Rim”, il ritorno del cinema dello “Wow!”

PACIFIC RIM

Esistono diversi modi per viaggiare nel tempo. Tutti però purtroppo richiedono un mezzo che ci consenta di farlo, a meno di super-poteri particolari ovviamente (chi ha detto “Yattaaaa!”?). A questo punto, colti dall’indubbio fascino della cosa, valutiamo l’opzione più abbordabile: costruire una DeLorean; andare a caccia di cabine telefoniche blu; costruirsi una canonica e ingombrante macchina del tempo in quarzo e avorio; etc…

Beh, c’è da dire che ognuna di queste opzioni sicuramente, per quanto affascinante rimanga, ci richiederà come minimo una certa di dose di…di tempo appunto. Ma viene quindi spontaneo domandarsi effettivamente…a che pro perdere tempo, solo al fine di poterlo guadagnare? Inevitabile fermarsi un attimo a pensare a questo piccolo controsenso. Ma questa riflessione che ci attende così lunga e controversa (stiamo già riperdendo tempo diamine!) sarà improvvisamente stoppata e risolta dal film che segue. Un film direte voi? Sì, proprio un film.
Perchè quello che stiamo per andare ad analizzare, è semplicemente, una delle macchine del tempo più brillanti ed economiche a cui possiate accedere. E vi richiederà, udite udite, solamente due ore di sforzi! Due sole ore di costruzione che corrisponderanno e coincideranno con le due ore di viaggio che vi sono comprese, e quindi, ri- udite udite, non butterete nemmeno un secondo per questo viaggio nel tempo!
Eureka! direbbe qualcuno, fermi! diciamo noi, in attesa di, perlomeno, una minima spiegazione.
Beh la spiegazione è qui sotto se vi va di leggerla, ma in sunto questo film, diretto, prodotto e sceneggiato (ci mancava lo recitasse) da Guilliermo del Toro, ha proprio effettivamente la capacità specifica di farvi viaggiare nel tempo. Un viaggio uni(tempo)direzionale con un’unica grande meta: esattamente l’età dei vostri primi “Wooow!
Un’ età approssimativa, l’età, dello stupore.
L’età nella quale entravi al cinema e, per la prima volta, sentivi la tua faccia deformarsi incontrollabilmente in un’espressione di totale meraviglia. E sarà un viaggio non singolo, ma di tutta la sala, perchè a fianco a voi anche il vicino avrà inesorabilmente assunto la stessa faccia, ed è proprio lì, a quel punto, che  il viaggio nel tempo sarà davvero completo e lo inizierete a realizzare, perchè vi accorgerete di essere entrati in una sala di adulti ma di ritrovarvi improvvisamente immersi in una sala di…Bentornati nel cinema che vi era più mancato, bentornati nel cinema dello “Wooow!”

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La storia di Pacific Rim non vale neanche la pena di essere spiegata: ci sono dei robottoni, e ci sono dei mostri provenienti dal mare che attaccano la terra tentando di pappare e distruggere ogni cosa semi-mobile che gli capiti a tiro. E vediamo, a cosa serviranno i robottoni secondo voi? Rastrellare giardini non curati sommersi dalle foglie autunnali? Salvare gattini impauriti sugli alberi da settimane?  No, rispettando il loro classico stereotipo d’utilizzo servono semplicemente… a prendere questi mostri a sonore mazzate.
E qui teoricamente, direte voi, fallisce però già tutto il discorso fatto sopra. Ma quale viaggio nel tempo, quale meraviglia? Questo è un film che andrebbe bene per appunto bambini! E difficilmente un’ idea così vecchia, così stra-abusata, potrebbe ancora trovare la sua ragion d’essere e, addirittura, riportarci al tempo in cui queste cose, naturalmente, generavano passione e meraviglia.
Tutto vero, se non fosse che “Pacif Rim” è semplicemente… l’opera più mastodontica mai prodotta a livello cinematografico.
E con opera mastodontica, intendiamoci, andiamo comunque al ribasso. Dovremmo riempire questo post di superlativi per riuscire a far solamente intendere di striscio quanto sia immenso quello a cui vi troverete di fronte. Avete presente la prima volta che avete visto i dinosauri del Jurassic Park? Bazzecole. Il giga- mostro di Cloverfield? Neanche a parlarne. I Trasformers? Beh, si dai almeno quelli,
NO.
GIOCATTOLI.

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Come dire? Sì, la frase più emblematica ma al contempo contenuta negli entusiasmi è che questo film, semplicemente, ridicolizza qualunque cosa che sia mai stata portata su grande schermo fin’ora.
E già questo dà una bella spinterella, perchè diciamo che come sempre l’occhio, soprattutto nell’arte dell’immagine in movimento, vuole a gran voce la sua parte. E se questa parte, svolta in maniera assolutamente perfetta, va a breccetto anche con combattimenti epocali che riesumano un qualcosa da cui siamo tutti contaminati, quel passato che affonda le sue radici in quegli anni 80′ da cui propriamente non ci siamo mai liberati, beh, ecco che avrete di fronte a voi quel prodotto cinematografico che vi lascerà a mascella pendente per tutte le sue due ore di durata, esattamente come dei bambini che entrano al cinema per la prima volta e vedono cose che solo nella loro fantasia pensavano di riuscire a vedere. Grazie ad uno splendore grafico, che nonostante la mole mostruosa di dettagli di ogni scena, non vi farà perdere un solo pixel; grazie ad un saggio uso dei colori, con tinte logore che si lasciano andare agli elementi brillanti delle scene interne ai robot; robot di design molto poco aggraziato (per accentuarne la pesantezza), mostri che sembrano usciti dai classici di genere (vien da chiedersi se Del Toro abbia mai giocato a “Panzer Dragon”, ma ci sono pochi dubbi). E se il pericolo era che il troppo “stroppasse”, beh, non “stroppa” affatto. Le scene di combattimento generano un effetto adrenalinico che vi porterà a chiedervi se per caso non siate finiti in una sala di cinema 4D.
Tutte queste scene di combattimento saranno ovviamente enfatizzate da una colonna sonora perfetta che ci farà canticchiare il motivetto di turno  insieme a lei, per rendere ancora più emblematici i vari momenti di prodezza di quello o quell’altro sconto. Insomma, un vero e proprio portale per ”tutto quello che avreste sempre voluto e neanche credevate di poter chiedere“. Tutto quello che questi anni vi hanno fatto solo assaggiare senza mai effettivamente osare troppo, qui è “osato” e “straosato”. Lo sfogo, come da dichiarazione dello stesso Del Toro, della sua repressione nerd, che in questi anni di scalata al successo non poteva che voler finalmente esplodere in questa orgia di dettaglio visivo.

Una piccola aggiunta: vedere questo film in una sala Imax (prodotto visionato nella nuova sala di Sesto, nei pressi di Milano)  è poi, una delle esperienze più sbalorditive a cui probabilmente potrete pensare di assistere e a poche volte ri-assisterete. Il 3D è fluidissimo (una post-produzione durata 5 volte di più rispetto a un film ordinario) e non si inceppa mai in “sovra-movimenti” che ne fanno perdere il focus dell’azione. Il sonoro è stor-den-te. Tutto questo vi farà sentire davvero a due passi da queste giga-battaglie, facendovi restare lì come i personaggi del film a metà tra l’istinto di fuggire e la voglia di continuare a guardare questa pura meraviglia di modernità grafica.

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Ora però, andando nel dettaglio, quanto detto sopra rende gloria al comparto visivo. Grazie, e il resto? Due ore di battaglia in uber-strafica CG non possono essere sufficienti, o perlomeno non per tutti.
Qui il nostro volpone Del Toro, che di esperienza di entertaiment ormai ne ha assai, cala il suo asso nella manica. Va del clichè “Fall and reborn”! Ma nonostante la non originalissima trama, la narrazione della vicenda è molto più furba di quello che si possa immaginare. Ed è proprio quello che serve! Perchè, senza sforzarsi troppo, riprende elementi di canovaccio classico al fine di creare un’opera che comunque ha la sua capacità di rendersi interessante, e soprattutto, riesce a far risultare interessanti personaggi di profondità psicologica minima. E per minima, attenzione, non intendiamo pessima, ma minima nel suo essere volutamente banale. Ciò non le vieta appunto di essere comunque molto ben definita (non come qualcuno che ha provato ad osare troppo senza averne le giuste capacità). Piccoli drammi, semplici ma ben mostrati, muovono i personaggi, che nonostante la loro banalità si fanno ben sopportare e a tratti divertono, per un film che certo mira a calcare volutamente e ironicamente sulla “buzzurria” dello stile americano, grande -grosso- e più grosso.

Ma non è solo l’american style che affiora. Pochi ma buoni i momenti atti a citare e rievocare lo stile “Anime” che si cela nelle origini di questi prodotti da cui si trae spunto, sia per contenuti narrativi, sia per gestione delle scene (la scena dei ricordi di “Mako” in particolare).
Abile, e ripetiamo molto astuto, è Del Toro anche nel crearci quel senso di desiderio, di “attesa del giocattolo”, per rimanere in termini infantili. Nei primi 5 minuti di totale meraviglia vengono mostrate già tutte le carte di cui dispone il film. E quindi, se abbiamo già assistito al massimo, come tireremo avanti per tutta la durata? Semplicemente il nostro amico panciuto ci farà sparire il giocattolino dalle mani per il tempo che basta, dandocene poi lievi assaggi, portandoci a fremere per averlo di nuovo. E quando finalmente si darà il vero e proprio via all’ “ending battle”, avremo sempre qualche piccolo nuovo elemento, utile a sorprenderci e a farci mantenere la mascella ben spalancata. Una spada che spunta, un robottone che usa una nave per prendere a mazzate un lucertolone, e così via.
Il dosaggio insomma, pur per un film che mira a strabordare e ri-strabordare, è l’elemento che lo rende vincente, un’ opera comunque per tutti, comunque unica e probabilmente irripetibile nel suo genere.

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Così Guilliermo Del Toro, riesce a creare un’ opera che si pone come apice della tecnologica cinematografica moderna.
Una risposta ai retrogradi, che molte volte, troppo solennemente, bollano il 3D come un vezzo inutile e la Cg  come una cosa a cui siamo ormai stancamente abituati, e che difficilmente può ancora sorprendere.
Così Guilliermo Del Toro riesce a creare il prodotto voluto sia dalla vecchia che dalla nuova generazione, abituati come siamo e siamo stati, ai piccoli bocconi robotici finora offerti, e decide di riempire questa volta oltremisura il nostro piatto pur non rinunciando alla sua solita classe nel farlo ( e non abbiamo citato i continui rimandi alle opere di genere, su tutti Evangelion, Gundam e Goldrake)
Così Guilliermo Del Toro sfoga finalmente la sua repressione nerd e si ritroverà più sereno nel dormire la notte, conscio di essere arrivato là dove nessuno aveva mai osato.
Così Guilliermo Del Toro, semplicemente, ci fa riscoprire quella voglia di meraviglia.
Ma ancora più semplicemente, così, Guilliermo Del Toro, ci fa tornare finalmente un po’ tutti bambini, immersi e sommersi dai loro grandi-  grandi come uno sbadiglio- grandissimi…wow!

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