Il nuovo lavoro di James DeMonaco ci tenta di propinare la sua pillola critica tramite una rilettura fantasiosa, ma dalla lettura neanche troppo stratificata, della violenza in America e sulle reazioni del governo" />
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‘La notte del giudizio’, l’anti-crisi secondo l’America sta nello sfogarsi un po’!

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In tempi bui come questi grande è la necessità di trovare degli sfoghi per riuscire a rimanere a galla. Rimpinzati come siamo dai problemi più disparati, tra gare di emersione sociale, tempistiche sempre più strette, sistemi di comunicazione che ci affollano la testa e, come se non bastasse, una crisi economica che va ad intaccare ogni piccola certezza che credevamo di avere in pugno, trovare valvole che ci permettano di sfiatare e portare a 0 la nostra personale linea di saturazione è quanto mai importante. Purtroppo però lo sfogo non può essere la soluzione ai problemi stessi per cui noi come persone, e noi come società, ci stiamo dannando l’anima. O forse si?

La breve premessa qui sopra va a introdurre l’ultima fatica del regista James DeMonaco ”La notte del giudizio“, in originale The Purge.
Film appena uscito nelle italo-sale, prodotto dagli ormai abilissimi talent-scout/ produttori dei recenti successi Sinister e Paranormal Activity, il film si piazza anomalo nel “non” genere, un po’ thriller, un po’ fantascienza ( davvero difficile da catalogare) questa produzione, che in America ha riscosso non poco successo, trae appunto spunto dalla premessa fatta qui sopra per sviluppare un film che decide di rinchiudere la sua critica sociale in un futuro prossimo anomalo. Un futuro dove la crisi è superata, il crimine è sconfitto, ma che richiede come tributo una notte all’anno, una sola, in cui vincoli sociali e giurisdizioni possano cadere di modo da dare la possibilità a tutti di prendersi una libera boccata di “animalesca” aria, e sfogare così le proprie repressioni una volta per tutte. Che sia rompendo una vetrina, che sia prendendo a calci il vicino, che sia…uccidendolo.

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Il 2022 conoscerà un’America rinata, rifiorita direttamente dalle sue ceneri grazie a un nuovo gruppo politico denominato “I nuovi padri fondatori”. Questo gruppo, re-ispirandosi ed appellandosi al modello di libertà americano, istituirà la cosiddetta “notte dello sfogo”, una ricorrenza, una “festa”, in cui la popolazione può appunto dare libero “sfogo” alle proprio pulsioni, consentendogli la quasi totale avulsione delle leggi sociali.
E’ tra gli americani più convinti di questo innovativo sistema  James Sandin (Ethan Hawke), venditore di sistemi di sicurezza arricchitosi proprio ultimamente grazie ad un boom di vendite, mentre si appresta ad assistere all’ennesima notte da non partecipante, rinchiuso nella sua villetta con la sua famiglia modello americana, ringraziando l’incombere di questa catarsi sociale che permetterà l’avvenire di un nuovo anno fiorente.
Non si aspettava però che suo figlio minore Charlie non fosse ancora così convinto di questo sistema, tanto che appunto durante la notte, vedendo nelle telecamere un povero vagabondo mendicante un rifugio a causa di un gruppo che gli stava dando la caccia, deciderà di disattivare tutti i sistemi di sicurezza per farlo entrare in casa. Il gruppo, composto da ragazzi istruiti e abbienti, prenderà quindi di mira l’abitazione della famiglia Sandin dando il via ad un braccaggio casalingo dal quale sembrerà impossibile riuscire ad uscire vivi.

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Volevo che la gente parlasse della violenza in America. Il nostro film affronta le forme di violenza più svariate: dalla risposta del governo, o la sua mancata risposta riguardo l’uragano Katrina, a come vengono trattati i poveri

La violenza in cui ci porta a viaggiare questo “La notte del giudizio” non è però la violenza marcata nella maniera che ci si potrebbe aspettare, perlomeno inizialmente. Il film infatti riprende, tramite un inizio molto grottesco con immagini di violenza associate ad una musica “straniantemente” melodica, quella violenza cara a film come “Arancia Meccanica” o “Funny Games”, per fare qualche esempio. Una violenza quasi giustificata, e per questo molto più d’effetto nel contesto di normalità con la quale essa viene accettata e proposta allo spettatore.
In questo caso è, nello specifico, la situazione governativo-sociale a permettere il fluire di queste ondate di violenza, dove più che il fluire, veniamo addirittura a contatto con una società che ringrazia questo tipo di sfocio, questa salvifica liberazione che permettere l’insorgere di una società modello per tutto il resto dell’anno.
E i devoti cittadini, che risultano completamente appagati dal circolo di benessere generato da questo sistema, sono ben disposti a chiudere un occhio sui cruenti avvenimenti che accadono durante la notte, arrivando addirittura a  giustificarli moralmente (“L’essere umano è violento per natura”), vivendo questa ricorrenza alla stregua del Ringraziamento, con tanto di chiacchiere tra i vicini in merito alla propria partecipazione o meno, feste nelle case borghesi e radiocronache mattutine per l’esaltazione dell’edizione annuale

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Ma in questo sistema funzionale, ben oliato e digerito, che maschera la sua efficacia dietro ad un finto senso di appagamento dato dallo sfogo, l’occhio di un bambino non ancora assoldato a queste giustificate atrocità riesce a dare il via ad una serie di eventi che porteranno nel dubbio questa famiglia modello americana che, finita nell’occhio del ciclone, si guarderà allo specchio e troverà nel suo riflesso un’immagine irriconoscibile. E la tanto decantata nuova libertà, concessa dai nuovi padri fondatori, che tanto era sembrata funzionale ai fini statali per il superamento della crisi, si mostrerà nel suo vero volto, cioè la risposta violenta di un governo che tramite appunto la violenza comune, incita (instaurando quasi un senso d’obbligo per un sacrificio giusto) l’eliminazione delle classi meno abbienti, così da generare uno stato forte ed economicamente stabile.
Nonostante la visione risulti certamente molto forzata, essa riuscirà a rendersi addirittura credibile. Non avremo mai la sensazione di assistere ad un qualcosa di ridicolo o di così distante dalla nostra realtà, nonostante esso evidentemente lo sia, trovandoci a combattere tra la visione utopica che ci si vorrebbe sottoporre e quella distopica che evidentemente il film rappresenta. Un’operazione per nulla semplice visto appunto la sopracitata forzatura concettuale di partenza, un merito non da poco di cui il film può fregiarsi.

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Venendo invece ai tratti puramente di pellicola il prodotto risulta anche da questo punto di vista più che valido, sia per i messaggi che sott’intende e che sono facilmente leggibili, sia per la gestione registica, dove un ritmo serrato e claustrofobico daranno vita a 85 minuti di thriller/slasher da vivere nel pieno della tensione, pur perdendo a lungo andare, l’iniziale originalità, cadendo nel classico plot da ‘nascondino’ in casa. L’interpretazione di Rhys Wakefield è poi davvero eccezionale, fortemente inquietante con la sua plastica espressività facciale, rinuncia difatti molto presto alla maschera essendo molto più terrorizzante senza. Da segnalare anche la sempre buonissima presenza scenica di Ethan Hawke.

Viene quindi naturale consigliare  questo “La notte del giudizio” a chiunque sia in cerca di un film capace di associare ad una classica tensione di thriller, un buonissimo spunto narrativo sul quale riflettere.
E vista la pochezza offerta dalle sale nelle ultime settimane, potrebbe rivelarsi essere uno sfogo estivo niente male.

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