La nuova fatica del regista di 'Discritct 9', Neil Blomkamp, arriva nelle sale italiane tra le ottime recensioni generali ricevute, e qualche mormorio sulla sua reale originalità ed intensità. Vediamo cosa ci attende sul grande schermo" />
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“Elysium”, un anello per domarli, uno per trovarli e uno…per abitarvi!

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Chi non sogna di vivere, un giorno, tra le stelle?
E’ un futuro che diamo quasi per scontato. Appena alziamo lo sguardo, senza soffermarci più di tanto a pensare a quale di quelle, al quando e al come avverrà, la mente viaggia a quando l’umanità avrà valicato definitivamente i confini di questa atmosfera che ci fa da embrione, e finalmente, potremo abitare quello che per tanti sguardi è stato sinonimo di futuro.
Un futuro, quando si pensa a quello che vivremo tra le stelle, assolutamente utopico. Il cielo è così bello, la galassia è così sconfinata per pensare ad un futuro diverso dal semplice essere lassù, tra macchine volanti, ologrammi sorridenti dei nostri cari mentre scorgiamo il panorama della terra che si staglia lontana, con gli stessi occhi che prima guardavano desiderosi l’universo.
Tutto questo è stupendo. Ed è impossibile porsi mille problemi in quel breve instante in cui siamo lì a fissare lo spazio, a sognare, lo spazio. I mille problemi…Ad esempio, prendiamoci un attimo…proviamo a porcene soltanto uno.
Il primo che ci viene in mente.
Ma se noi saremo là sopra…chi resterà qua sotto?

Chi si ricorda di Neill Blomkamp?
E invece, chi non si ricorda, come ha potuto dimenticarselo?
Semplice. Il regista sopracitato, lo stesso di quel capolavoro del 2009 che fu tale ‘District 9′, dopo aver appunto cavalcato la cresta dell’onda hoolywoodiana, è scomparso dalle scene per un po’ di tempo, immerso in un suo misterioso progetto. Le voci che si rincorrevano lo volevano ancora al lavoro sul ‘mitico’ (per datazione ormai) film di ‘Halo’- top brand videoludico Miscrosoft. Ma, dopo poco, queste voci dovettero anche loro cedere, perchè il progetto venne messo in stand — by, con qualche equivoco in merito al perchè, se per differenza di vedute con la big M, o per problemi di ripartizione degli introiti che ne sarebbero derivati.
Ed è poi il 2013 l’anno prescelto per veder risorgere il suo nome nelle sale cinematografiche con il suo Elysium, film sempre di genere fantascientifico, dove non si fatica affatto intravedere la sua firma già dai primi video circolati in rete. Una firma dal cui calco si può tastare la voglia di incidere nella fantascienza significati importanti, di usarla come strumento, come chiave di rilettura per situazioni contemporanee, che avvolte da una buona storia di base e tanti giocattolini fantascientifici, possono risultare più interessanti e propinate così al grande pubblico delle sale, attirando giovani e meno giovani, senza però rinunciare al sottotesto portante dell’opera. Una fantascienza più che mai di denuncia, una fantascienza torva e aspra, che ci fa capire che le stelle non sono la soluzione, ma soltanto un diverso campo di guerra  dove combattere gli scontri attuali.

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Il mondo che ci viene presentato sommariamente tramite delle rapide scritte in sovra-schermo, non è affatto un mondo complicato da capire. C’è la Terra, la cara vecchia patria, rovinata e in decadenza vista la cattiva gestione delle risorse perpetrata negli anni, e c’è Elysium, colonia a forma di anello appositamente costruita in orbita con essa, patria di magnificenza e nuova prosperità. Neanche a dirlo la Terra, una sorta di terzo mondo, è residenza della popolazione povera, assoggettata al volere dei pochi benestanti residenti nello sfarzo più completo di Elysium. La differenza tra le due location è rimarcata ulteriormente da un fattore medico: se difatti i ‘terrestri’ hanno a malapena accesso alle strumentazioni mediche di base, gli ‘Elisyani’ sono tutti forniti, presso la loro residenza, di una fantascientifica capsula che può curarli da qualunque malattia in pochi secondi. Ed ecco che oltre che per discorsi di benessere, Elysium diventa oggetto di ondate di ‘immigrazione’ proprio per via delle straordinarie possibilità mediche, una sorta di porta dei miracoli da scardinare nel momento della disperazione.
E in questa situazione conosciamo Max (Matt Damon), operaio dal passato burrascoso, intento nel vivere la sua vita ordinaria di tranquillo cittadino della Terra, mentre tenta il più possibile di tenersi lontano dalle cattive vecchie compagnie e di recuperare il rapporto con la sua cara amica d’infanzia Frey (Alice Braga). Una serie di eventi, generati da un incidente in fabbrica, porterà però Max a dover compiere il fatidico viaggio della speranza su Elysium, in possesso di codici che potrebbero rivoluzionare l’esistenza dei due mondi.

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Avvertenza immediata: se state cercando il nuovo ‘Disctict 9’, avete sbagliato film.
Vi si consiglia quindi di uscire dalla sala? Non necessariamente.
I fan di Blomkamp non rimarranno affatto delusi nonostante questo Elysium, si proponga voracemente come un titolo fantascientifico meno riflessivo e decisamente più votato d’azione. Ma andiamoci cauti.
Meno riflessivo di ‘Distric 9’ non si presta per forza a mo’ di dispregiativo, perchè ci vuole comunque ‘tanto’ per essergli di poco inferiore, e ci vorrebbe ‘troppo’ per essergli addirittura superiore.
Per questo Neil, che già in fase di pre-produzione aveva annunciato che il suo prossimo lavoro si sarebbe distaccato molto dal predecessore (pur mantenendo alcuni link di base), opta per una formula decisamente più ‘mainstream’, più digeribile e meno massacrante a livello di ritmo. C’è anche da capire che la scelta sente pesantemente l’influenza degli assegni staccati. Se per ‘D9’ la produzione sborsò ‘solo’ 30 mln di dollari (per un incasso di 184), questa volta il budget stanziato, e il rischio relativo, sono notevolmente aumentati (115 mln).
Ma come dicevamo, in realtà, pur con le dovute rinunce, questa formula riesce a dare vita ad un prodotto che piace, piace anche maledettamente tanto! Le salde tematiche che rendono interessante il titolo, e che lo rendono ‘impegnato’ ci sono e sono messe da subito in risalto. Il tiro questa volta è spostato sulla critica a tutto il sistema di distribuzione delle risorse del nostro caro sistema occidentale, sistema che il film mira a ‘spegnere’.
Il mondo di Elysium è solamente l’eufemismo, l’enfatizzazione per assurdo,  di quello che avviene costantemente sul pianeta, una sorta di satira fatta ad anello che poggia le sue risate sugli stenti del globo terrestre, residenza dei poveri e dimenticati terrestri, tenuti abilmente sotto scacco e controllati, senza neanche troppo sforzo, da robot stanziati appositamente per mantenimento dell’ordine.
Musica classica fa danzare Elysium, ricevimenti in ogni momento. Il sistema medico insito in ogni residenza dell’anello permette ai propri abitanti di guarire da qualunque male, lo stesso sistema che attrae come mosche i poveri ‘immigranti’, persone che senza più nulla da perdere, tentano il viaggio della speranza, sperando di riuscire ad introdursi clandestinamente in una di queste abitazioni per salvarsi. Un mondo ad anello che tra l’altro rievoca i passati impegni del regista. Il film infatti, sembra a volte un gigantesco ‘marameo’ al sistema produttivo che portò il regista lontano dal progetto di Halo (mondi ad anello, scudi a bolla).

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L’ordine sui cui si basa l’universo però è destinato a venire perturbato dal predestinato di turno, Max.
Il film si sviluppa utilizzando questa volta un plot assodato. Se dietro le quinte si muovono quindi scenari interessanti, la trama di base farà leva su concetti diciamo ‘più banali’ per far muovere i personaggi. Nessuno spirito idealista muoverà Max. Dovrà infatti capitargli un incidente che lo obblighi ad andare su Elysium per curarsi, dando il via così ad un ciclo di eventi che non verrà qui svelato. Il ‘vaffanculo politico’ si muoverà quindi con efficacia, ma senza prendere mai definitivamente le redini del gioco, lasciando sull’altare personaggi abbastanza superficiali e poco approfonditi (ad esclusione del protagonista).
Per ritornare su binari interessanti, basti dire però che il film mostra una capacità di gestione ritmica davvero elogiabile. In tutti i suoi 105 min di durata, l’equilibrio tra le fasi action e quelle narrative sarà dosato e mixato alla perfezione. Fasi action avvalorate da una gestione della camera molto dinamica e variegata, con improvvise accelerazioni del frame rate, brevi passaggi in soggettiva e spostamenti in terza persona decentrati.
Un profondo senso di attaccamento alla propria ‘Terra’ impregnerà poi le scene finali del film, davvero registicamente ricercate, con un bellissimo ‘boss fight’ di stampo videoludico e dall’atmosfera vagamente ‘orientaleggiante’.

L’unica pecca reale del film, pur non cercando un clone di D9, è il poco spazio lasciato all’anello Elysium, che è tanto ben costruito e visivamente interessante che avrebbe meritato un qualcosina in più sul minutaggio. Il comparto armi risulta invece abbastanza vario, originale quanto basta, e da spazio a esoscheletri di potenziamento per abbellire e rendere più spettacolari le fasi di scontro. Il design dei robot portati a schermo rimane fedele alla visione moderna, denotata da movimenti elastici e potenti. Matt Damon (il qui scrivente lo sopporta ben poco) non sfigura poi nei panni di un personaggio che gli è perfettamente nelle corde, pur sicuramente non rimanendo altro che un personaggio utile al fabbisogno di cui non si avrà alcuna memoria.

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Quindi, seppur non connotabile come capolavoro di genere, questo Elysium si rivela davvero come un buonissimo compromesso tra la bellezza elitaria di D9 e lo spettacolo fantascientifico fatto di botte ed esplosioni che innegabilmente continua a mantenere il suo fascino.
A contrario di D9 il film riuscirà ad accontentare la maggior parte dei presenti in sala, esclusi i puristi, a cui sembrerà un netto passo indietro del regista nei confronti di una platea che lo aveva accolto a mo’ di messia, e che a quanto pare dovrà aspettare ancora qualche anno per sperare in un nuovo miracolo.

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