L'ultima pallottola vagante è finalmente sparata! Il terzo e ultimo capitolo della 'trilogia del cornetto' è ora in sala libero di portarci nell'apocalisse più divertente che mai avremmo potuto immaginare." />
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‘La Fine del Mondo’ arriva e ci uccide di risate!

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Rieccoci in una sala cinematografica pronti finalmente per gustarci un nuovo, buonissimo, Cornetto! Che c’entra il cornetto con il cinema? Ma non erano i pop corn?

Ebbene no, l’alimento preferito sia dalle poltrone sia dai pavimenti di tutti i cinema del mondo dovrà prendersi una pausa di almeno 109 min, perché in sala, per questo weekend impera lui, il Cornetto!
Non impererà a livello alimentare ma bensì direttamente su maxi schermo, dove avremo ancora più motivi per gustarne effettivamente la bontà. E che bontà!

Verrà gustata fino in fondo da tutti quelli che avranno l’ardore di buttarsi nella sala ove verrà proiettato ‘La fine del mondo’, ultima follia del geniale regista Edgar Wright, film che va a completare l’appunto, cosiddetta, ‘Trilogia del Cornetto’ (Blood and Ice Cream trilogy). Una trilogia che, ancor prima del completamento, era già una piccola perla nel panorama delle commedie moderne (‘L’alba dei morti dementi”; “Hot Fuzz“), capace di contestualizzare in scenari sempre diversi – Zombie Movie; Poliziesco – e tramite un plot comunque interessante, una comicità a metà tra l’umorismo british e il demenziale. Termini in cui si identificano perfettamente le due principali figure attoriali di riferimento, Simon Pegg e Nick Frost, duo comico inscindibile (o che i fan vorrebbero sicuramente fosse) che deve molta dell’attuale fama a questi prodotti, scritti tra l’altro anche per mano dello stesso Pegg.
Denominata ‘trilogia del cornetto’ per via della comparsa di un cornetto diverso ad ogni film, ecco che, dopo il rosso e il blu, arriva finalmente l’ora del verde!
Portatevene uno in sala se volete, farà sicuramente scena, ma si dubita che troverete tempo e modo per ingerirlo davvero perché ‘La fine del mondo’, difficilmente, vi darà il tempo per pensare a qualcosa di diverso dal – ridere a crepapelle.

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Ebbene sì perché l’ultimo tassello di questa anormale e assurda trilogia (i cornetti sono un riferimento alla trilogia di Krzysztof Kieślowski “Tre colori”), ci è quasi difficile ammetterlo, ma è forse la pallottola vagante meglio sparata.

Diciamo subito che, a parziale giustificazione, la pellicola questa volta si avvale di una tematica e di una struttura narrativa che le dà un notevole vantaggio rispetto alle due precedenti che, partendo da argomentazioni di pop-comedy decisamente minori, sicuramente dovevano esplorare maggiormente situazioni e tempistiche comiche rispetto ad un film dove l’alcol la fa da padrone, e quindi la risata nasce sicuramente più facile. Sei ragazzi che devono tentare di replicare ( e completare) la bevuta colossale fatta ai tempi del liceo sicuramente sono uno spunto di partenza che dà i suoi vantaggi.

Ma non ci si accomoda più di tanto su questo vantaggio perché il film, essendo questa volta incentrato sulla fantascienza, si riserva la sua massiccia dose di particolarità da Cornetto. Il ritmo è forsennato, difficilmente si passano più di 4 minuti tra una gag e l’altra, anche minime certo, ma pur sempre efficaci. Anzi sono proprio queste piccole battute, sempre varie, che girovagano tra diversi stili comici, a decretare la sensazione di risata continua, fatta di picchi certo, ma sempre ben sospesa e che non rischia mai di far cadere di un granello l’attenzione.

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Le note di merito non si fermano affatto qui perché oltre che per l’estrema comicità, fatta di tempistiche perfette, prestazioni attoriali e personaggi ben studiati, il grande spazio lasciato ai combattimenti fa volare il titolo verso vette difficilmente raggiunte in precedenza. Combattimenti di per sé non spettacolari contro una razza di ‘replicanti’ alieni, ma orchestrati davvero benissimo, dove la follie colorate di ‘Scott Pillgrim’ si fondono con gli abbattimenti massicci di zombie del primo ‘Shaun of Dead’ a suon di musica e di momenti di piccola ilarità. C’è un profondo ritmo in un tutto quello che appare a schermo e il continuo connubio tra fantascienza e battute di una comicità sempre funzionale, crea i presupposti anche per dialoghi che, in una particolare scena finale, acquistano anche una certa caratura (trattando più solidamente temi come la dipendenza dall’alcol e il rifiuto della crescita), pur continuamente contornati da quell’alone di demenza generale che il film non abbandona praticamente mai.
A livello fotografico è da notare invece l’estrema crescita durante il film dell’uso di lens flare, l’effetto che dopo l’avvento cinematografico di J.J. Abrams ha monopolizzato il genere fantascientifico, e a cui Wright fa volutamente il verso.

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Un film consigliato vivamente a tutti quelli che abbiano voglia di farsi una sana risata, e anche quelli che non ne avranno voglia dopo i primi minuti di film non faticheranno di certo a ritrovarla. Meno elitarista del solito, questa volta, il cornetto decide di farsi ‘tutti i gusti’, mangiabile da chiunque senza scadere però di un solo secondo nella banalità comica che affligge le commedie da salotto, e forse per questo risulta essere il migliore della trilogia. Una ‘fine del mondo’ che, da titolo, decide di evolversi e vincere addirittura il premio di aggettivo.

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