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Posts by Manolo De Agostini
Posted by Manolo De Agostini on ott 14, 2012 in Senza categoria
Questo post lo devo ad Antonio Dini, collega che su Wired ha scritto questo breve pezzo. È da settimane infatti che mi sto chiedendo che senso abbia l’iPad mini. Intendiamoci, non che senso abbia sul mercato: un tablet di dimensioni più piccole del classico iPad ha dignità, e lo abbiamo visto con il Nexus 7 (qui la recensione di Andrea).

Il problema è che Apple (solitamente) non fa niente per niente. Cioè, ha una quota di mercato da proteggere da concorrenti che pian piano stanno iniziando a proporre soluzioni di valore, ma che scopo avrebbe questo iPad sul mercato? Accontentare semplicemente chi “lo vuole più piccolo? Troppo scontato e banale.
Probabilmente sarà così, e queste saranno parole buttate al vento, ma Antonio buttandola lì forse ci ha preso: iPad mini potrebbe essere il tassello più importante della strategia che vuole il tablet sbarcare a scuola. Apple all’inizio dell’anno, precisamente venerdì 20 gennaio, ha tenuto un evento al Museo Guggenheim di New York svelando “il suo ambizioso progetto per entrare nel mondo dei libri scolastici”, così scriveva Valerio.
Non sto qui a spiegarvi in cosa consista, potete leggere la news, ma in effetti di questo nuovo sforzo sono circa 10 mesi che non si parla. L’iPad mini potrebbe quindi rientrare soprattutto in quella strategia, secondo me il ragionamento fila. Staremo a vedere, probabilmente il 23 ottobre sapremo tutto. Voi che ne pensate? Sto cercando di dare un senso troppo “alto” al nuovo tablet di Apple? Fatemi sapere!
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Posted by Manolo De Agostini on lug 21, 2012 in Senza categoria
Nelle scorse settimane ho avuto la possibilità di scoprire Bdayme (Sito — iTunes — Twitter). Si tratta di un’applicazione per iOS — sviluppata per iPhone e perfettamente funzionante anche su iPad, seppur non ottimizzata — che va a colmare una lacuna di Twitter: ricordarsi il compleanno delle persone che seguiamo.



Tramite Bdayme è possibile non solo avere una visione d’insieme dei compleanni, ma anche inviare messaggi di auguri (anche con foto!) — tra una selezione predefinita oppure personalizzandoli — e avvisare tutti i nostri contatti che oggi è il nostro compleanno. Non mancano le notifiche push per avvisarvi che c’è qualcuno che compie gli anni. L’interfaccia grafica è davvero intuitiva e in più l’applicazione è gratuita.
Da provare. Se non vi ho convinto, sappiate che è stata sviluppata da tre ragazzi italiani. Ho avuto la possibilità di fare qualche domanda a Cristiano Guerini, ideatore e web designer dell’applicazione. Ecco di seguito il nostro “botta e risposta”.
1. Com’è nata Bdayme e a chi di voi è venuta l’idea? L’applicazione è gratuita, come mai?
Bdayme nasce per dare la possibilità a chiunque sia su Twitter di far conoscere a chi lo segue, il giorno del proprio compleanno, e di conseguenza poter effettuare un augurio speciale al festeggiato senza mai più dimenticanze! L’idea è venuta a me (Cristiano Guerini), ma solo grazie al prezioso aiuto di (Davide Marinucci) e (Fabio Boccardo) si è potuta concretizzare. L’applicazione è gratuita perché il nostro intento è quello di far conoscere Bdayme a più persone possibili, confidando in un loro apprezzamento.
2. È la vostra prima applicazione per iOS? Pensate di realizzarne versioni anche per Android, Windows Phone e altri sistemi operativi mobile?
È la prima applicazione gestita da tutti e tre, Davide Marinucci ha già sviluppato un’altra app (iAlmanacco), per quanto riguarda le ulteriori versioni, ci stiamo concentrando molto sugli aggiornamenti di Bdayme con news davvero simpatiche e interessanti, non escludiamo assolutamente la possibilità di approdare su nuove piattaforme!
3. Possiedo un iPad: pensate di realizzarne una versione ad hoc, magari con risoluzione Retina?
Punteremo sicuramente alla totale compatibilità per iPad, ma come scritto in precedenza, ci preme molto il miglioramento di bdayme sotto il punto di vista dei contenuti e delle gesture che l’applicazione potrà fornire!
4. Avete intenzione di implementare altre funzioni in futuro?
Si, sicuramente, è nostra intenzione, grazie ai feedback ricevuti dagli utenti, creare un’applicazione che possa risultare immediata e completa! Sono in cantiere delle novità davvero molto interessanti, non sveliamo nulla per non rovinare la sorpresa!
5. Realizzare applicazioni per iOS è complicato? Quali competenze ci vogliono?
Realizzare applicazioni è complesso se non si hanno le giuste basi di programmazione, ci vuole molto studio, è molto importante tenersi aggiornati sul mondo degli sviluppatori! Con una buona idea non vai molto lontano se non c’è una programmazione dedicata!
6. L’app sta avendo successo? Qual è il feedback dagli utenti?
I feedback che riceviamo sono molto positivi, fa piacere quando le persone ci ringraziano specificando che una funzione del genere su Twitter mancava e noi l’abbiamo introdotta!
Notiamo inoltre l’ingresso su bdayme da parte di brand famosi, questa cosa ci rende orgogliosi e ci spinge a far sempre meglio!
7. In rete si vocifera dell’arrivo di un iPhone da 4 pollici e magari anche un iPad Mini: pensate che l’espansione di prodotti di diverse dimensioni possa creare problemi agli sviluppatori?
Apple sa fare bene il suo mestiere, sicuramente offrirà agli sviluppatori il giusto metodo per adattare i layout in modo facile!
8. Avete altre applicazioni in cantiere?
Per il momento ci stiamo concentrando sul mondo Bdayme, che sicuramente è un progetto ambizioso e giovane, noi vogliamo crescere insieme a lui!
9. Prima di salutarci, se volete aggiungere qualcosa, a voi la parola:
Grazie innanzitutto per questa intervista, volevo in qualche modo testimoniare quanto il lavoro di squadra sia necessario affinché da un’idea, possa nascere un progetto importante da condividere! Vi saluto e vi invito a scaricare Bdayme!
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Posted by Manolo De Agostini on mag 6, 2012 in Senza categoria
Cosa dire del Galaxy S III? Permettetemi qualche pensiero in libertà, su un oggetto che non ho ancora provato, quindi sono solo elucubrazioni. Dalla sua presentazione — che abbiamo seguito con una news sulle caratteristiche tecniche e una prova sul campo fatta da Andrea — è un po’ che penso a questo terminale. Mentre seguivo la conferenza di Samsung ero rimasto impressionato, che mi segue su Twitter lo sa. Poi a mente fredda, tutto si è fatto più chiaro o quasi.
Lo stupore iniziale per alcuni aspetti si è stemperato, ma non si può dire che non sia un gran bel telefono, forse il più avanzato in circolazione. Dal punto di vista hardware c’è un quad-core, un 1 GB di RAM e troviamo uno schermo di buona fattura — non eccezionale — che è da 4,8 pollici. Questa la trovo la scelta più discutibile. Mi sembra eccessivamente grande e personalmente — ho un mano piccina — non lo trovo della massima portabilità, ma bisognerà impugnarlo per trarre una conclusione definitiva in merito.
L’aspetto che più mi ha colpito è invece la parte software. Samsung si è impegnata, anche a copiare. Copiare, una parola che può apparire brutta, ma non lo è necessariamente. L’azienda ha realizzato la sua tecnologia “Siri-like” e c’era da aspettarselo. Tutti prendono spunto dalle idee altrui e in tal caso non credo ci sia da gridare allo scandalo se la casa sudcoreana ha copiato — con qualcosina in più e da subito in italiano, per amor di verità — la soluzione introdotta da Apple con l’iPhone 4S.

L’altra cosa davvero interessante è la tecnologia di eye tracking e tutto ciò che concerne la condivisione e la comunicazione. Qui Samsung sembra aver fatto un gran bel lavoro e non vedo l’ora di capire se tutto funzionerà in modo impeccabile. Quante volte ci ritroviamo a leggere qualcosa e di colpo lo schermo si spegne tra svariate imprecazioni? Speriamo che questa soluzione di eye tracking ponga rimedio a questa e altre cose, semplificando l’interazione con gli smartphone.
Per cui ci sono sicuramente passi avanti rispetto al Galaxy S II, ma su qualcosa per il momento rimango davvero perplesso: i materiali. Fermo restando che va maneggiato prima di trarre una conclusione definitiva, per quello che si vede e apprende oggi, Samsung non sembra essersi sforzata troppo.
Del design non parlo, nel senso che è una cosa soggettiva e sinceramente sono uno di “bocca buona”, cioè mi va bene quasi tutto, ma sui materiali sembra che ancora una volta Apple sia davanti. Non è una caratteristica che forse interesserà a tutti, poiché il cuore di un terminale sta nel software e nei servizi annessi, ma avere una cosa bella tra le mani è qualcosa che piace a tutti. In definitiva, che dire? Per ora in una scala da 0 a 10 sono per un voto dell’otto e mezzo. E voi? Cosa vi piace e non vi piace di questo nuovo terminale?
Ps: sono convinto che bello o brutto farà un botto clamoroso. Mi aspetto di vederlo ovunque, con pubblicità a tambur battente, anche perché il traino delle Olimpiadi gli darà una grande visibilità. E poi agli operatori serve un modello forte da mettere contro l’iPhone, altrimenti Apple potrebbe acquistare ancora più potere negoziale di quello che non ha già.
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Posted by Manolo De Agostini on ago 28, 2011 in Senza categoria
Rory P. Read è il nuovo amministratore delegato di AMD. La casa di Sunnyvale dopo circa 7 mesi ha trovato finalmente la testa. Non ha nemmeno 50 anni e arriva da Lenovo, un giovane a cui auguro tutto il bene possibile — in Italia non siamo tanto avvezzi a vedere persone di così tenera età (!) in posizioni di prestigio, e forse è anche per questo che sono rimasto colpito. Certo, ritengo che sia stata l’ultima scelta di AMD, non la prima, e forse anche quello che hanno pagato di meno. Hector Ruiz, CEO per diversi anni dell’azienda prima di Dirk Meyer, guadagnava somme ben più sostanziose.

AMD è Davide e Intel è Golia, per forza di cose speriamo che quella che è una battaglia impari diventi più equilibrata. E non è perché mi piace AMD in particolare o Intel mi stia antipatica, ma perché amo l’hardware, amo la competizione, amo il mio portafogli. Più lotta sul mercato porta ad avere prezzi più bassi, sempre che non ci sia un cartello occulto. Quando il Pentium 4 non convinceva e l’Athlon 64 era sulla cresta dell’onda, assistevamo a continui rimescolamenti di prezzo e si poteva strappare l’affare. Oggi tutto ristagna in maniera clamorosa e solo un indovino può sapere se Bulldozer, la nuova architettura non ancora presentata di AMD, cambierà le carte in tavola. Io spero sia convincente e così anche i Sandy Bridge-E di Intel.
Rory Read arriva in un momento criptico (non critico) per AMD. Le APU Llano permettono all’azienda di avere finalmente una buona proposta per il settore dei portatili, come da anni non avveniva (l’esperienza di Read con Lenovo potrebbe essere di ulteriore aiuto). Le schede video Radeon da anni sono decisamente convincenti ma è un settore dove AMD può e deve fare meglio, ci sono segmenti infatti dove può recuperare su Nvidia. Il settore desktop è un’incognita in vista di Bulldozer — ma nelle prossime settimane finalmente sapremo tutto — ma è ovviamente un mercato dove l’azienda dovrebbe fare di più e con il divario che c’è con Intel auspico che questo avvenga.
Tuttavia AMD si trova ancora più fuorigioco di Intel rispetto al nuovo trend di mercato, smartphone e tablet. Read deve decidere cosa fare e farlo bene. Le prime dichiarazioni, anche se è una frase ed è poco per trarre un’opinione salda e concreta, non mi lasciano tanto d’accordo. Ok i tablet — e va bene — ma Fusion così com’è non mi convince per questi dispositivi. Ovviamente di smartphone nemmeno a parlarne.
A mio modo di vedere AMD dovrebbe fare come Nvidia: ARM + GPU Radeon. Certo non si fa dall’oggi al domani e posso capirlo, ma mi pare la strada più logica, visto anche quanto Intel stia faticando a realizzare soluzioni x86 per i dispositivi portatili (o tascabili che dir si voglia). Ecco a Read consiglierei di fare qualcosa di simile rapidamente, per non perdere tempo.
La firma di Rory Read…speriamo lasci un buon segno in AMD
Già il tempo. In molti ritengono che il mercato dei tablet sia solo agli inizi e ci sia ampio spazio. Vero. Tuttavia secondo me non bisogna solo essere sul mercato, ma esserci con un prodotto “traino“. Se AMD avesse un chip sull’iPad o su un tablet di Samsung (oggi tra i più venduti, senza dimenticare soluzioni come il Transformer di Asus), apriti cielo, sarebbe una manna. Ma se sarà sui tablet di secondo piano, per intenderci soluzioni che alla fine ci tocca sconsigliare nelle recensioni e che rimangono sugli scaffali, allora essere sul mercato vale veramente poco. Non penso che AMD voglia continuare a giocare il ruolo della comprimaria e deve imparare a sfruttare le situazioni con più flessibilità.
Auguri a Read, avrà molto da lavorare, anche dal punto di vista di marketing e comunicazione, nonché rapporti con il mondo del software. Ci sono aziende molto più avanti in questo ambito. Se hai la potenza e non hai un supporto software adeguato, allora cambia poco e qui parlo in particolare di GPU e videogiochi (pensare a Nvidia con Physx, 3D Vision e TWIMTBP). Inoltre AMD deve fare lo stesso sul fronte delle APU (calcolo eterogeneo e Dual Graphics), perché Intel ad esempio è arrivata sul mercato con Quick Sync e un supporto completo o quasi fin da subito dai produttori di soluzioni per la gestione video. La stessa cosa vale per Bulldozer, ma è chiaro che c’è anche la possibilità che se un prodotto convincente il supporto venga da sè. Speriamo bene!
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Posted by Manolo De Agostini on ago 27, 2011 in Senza categoria
Steve Jobs ha detto basta e francamente non poteva farlo nel momento migliore (Steve Jobs non è più CEO, Apple nelle mani di Cook). Non per lui ovviamente, al quale va il mio pensiero per la sua battaglia contro la malattia, ma per Apple. La casa di Cupertino va a gonfie vele, macina miliardi di dollari come noccioline e si prepara nei prossimi mesi a presentare diverse novità, la più calda delle quali è il prossimo iPhone.
A sinistra Tim Cook, a destra Steve Jobs
Tanti si sono chiesti se l’addio in questo periodo, con un’economia traballante ma con un’Apple più forte che mai, non sia stato strategico. Certo che lo è stato. Jobs sarà cagionevole di salute, ma il cervello è qualcosa che ha avuto sempre e che continua ad avere. Non avrebbe mai deciso di defilarsi — ricordo che non ha lasciato l’azienda, ma si è solo messo da parte nel ruolo di presidente del consiglio di amministrazione — senza aver curato ogni minimo aspetto per lasciare nel migliore dei modi possibili la sua creatura.
Ancora più persone si sono domande se Apple sarà la stessa. Ovviamente no, ma questo non vuol dire che andrà male. Anzi, forse andrà meglio, non lo so. Di certo un uomo immagine come Jobs non lo rimpiazzi e Tim Cook, il delfino che ne ha preso il posto, non mi pare abbia il carisma necessario. Stando a chi lo conosce è però un ottimo “esecutore”, nonché un lavoratore instancabile e motivato. Uno a cui anche io, dopo 13 anni di lavoro fianco a fianco, mi fiderei ad offrire un ruolo così importante, perché è una persona che ama ciò che fa e quindi ama Apple. Da “esecutore” è inoltre poi abituato a prendere decisioni e un CEO deve farlo.
In tanti sembrano averlo capito, ma in pochi l’hanno detto: Apple non ha scelto un nuovo AD strappandolo ad altre aziende o ad altri settori, ma se l’è coltivato in casa giorno dopo giorno. Questo mi fa pensare che scelta migliore non potessero fare, ha imparato da Jobs e sa quali sono i meccanismi che hanno portato e mantenuto Apple sulla cresta dell’onda in questi 13 lunghi anni.

Perciò non sono per nulla preoccupato per il futuro di Apple. I prossimi anni sono già decisi: come ho scritto su Tom’s le aziende pianificano la strategia su diversi anni e il fatto che Cook abbia partecipato alla stesura del piano garantisce che non ci saranno mutamenti. Mica come altre aziende, di cui parlerò in un altro post. Senza poi contare che se avrà un dubbio, la necessità di ricevere un consiglio, potrà chiamare il “vecchio CEO”.
Ovviamente vedremo che ne sarà di Apple tra 10 anni. Magari sarà ridimensionata rispetto a oggi e daremo la colpa a Cook, senza pensare che forse sarebbe successa la stessa cosa con Jobs, ma non ne avremo la controprova. Comunque il mio parere è che decisione migliore Apple e Jobs non potessero prendere, un’ultima One More Thing da CEO di Steve che a me convince. Probabilmente sarò smentito in futuro, ma ora non ho elementi per pensare il contrario.
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