KitKat: tante buone cose e qualche occasione forse perduta

KitKat: tante buone cose e qualche occasione forse perduta

Nov 04

E alla fine venne KitKat. La nuova versione di Android non ha nel complesso deluso le aspettative, anzi, per molti versi le ha pure superate. Voglio cercare di evitare introduzioni polpettoni, perciò vado subito al sodo, per punti.

  • Nexus 5: Android 4.4 KitKat si accompagna a un signor dispositivo, ancor meglio del suo predecessore in termini di rapporto qualità/prezzo. Soprattutto nel reparto connettività non c’è di che lamentarsi: LTE multibanda e Wi-Fi 802.11ac sono a bordo. Il SoC è lo stesso Snapdragon 800 che possiamo ritrovare sui più costosi Note III e Optimus G2. Non tanto per me, quanto per altri è la fotocamera che desta ancora preoccupazioni, sembrerebbe essere un buon upgrade rispetto al Nexus 4 ma non ancora vicina ai diretti concorrenti nella fascia alta. Va comunque ribadito: sono venduti a un prezzaccio per le prestazioni che offrono, purtroppo qualche trade-off è da mettere in conto. Se non si è amanti dei materiali ricercati (e comunque qualche concessione c’è, vedi i tasti hardware in ceramica) o se non si divora la memoria non espandibile a furia di foto ad effetto, il Nexus 5 è un candidato perfetto.
  • Esperienza d’uso: KitKat è la release dove forse più di tutte si vede e si apprezza l’impegno di Matias Duarte, che ben impressionò già ai tempi dello sfortunato webOS. Nella 4.4 si nota un salto di qualità in pulizia e coerenza stilistica all’interno del sistema, anche all’occhio di chi come me non ha nulla a che spartire col design software. Non è stato abbandonato Holo, ma si è evoluto e ora ha assunto un look molto più gradevole e anche professionale. Al di là dell’interfaccia, i tocchi che Google ha piazzato qua e là sono tutti miglioramenti volti a rendere Android sempre più completo e sempre meno dipendente da app o interfacce di terze parti per colmare lacune presenti nelle vecchie versioni. Pienamente promosso, qui.
  • QuickOffice: sin dall’acquisto nel 2012 ne auspicavo l’integrazione in Android. Era un passo doveroso e necessario, per rendere il sistema più “chiavi in mano”. Del resto, nelle piattaforme concorrenti era già così: iOS con iWork, Windows Phone con Office, persino BlackBerry con Docs To Go. Android ha adesso il suo elaboratore di testi, il suo foglio di calcolo e il suo software di presentazione, nonché un lettore di PDF (QuickPDF). L’unico suggerimento che mi permetterei di dare a Google è magari separare proprio quest’ultimo, facendone confluire le funzionalità in Play Books un po’ come già succede per iBooks e Kindle.
  • Chiù Android pi tutti!: era ora che la fascia bassa fosse trattata con dignità. Se Windows Phone negli ultimi mesi ha fatto presa soprattutto lì è proprio perché la fluidità offerta era ben superiore a quella di Android sui dispositivi sotto i 200 €. KitKat risolve questo problema con un minor consumo di RAM e svariate ottimizzazioni. L’obiettivo dichiarato è rendere pan per focaccia a Micro/Nokia e diminuire drasticamente la frammentazione tra diverse implementazioni montate a seconda del dispositivo e del singolo produttore. Qui però parliamo ancora sulla carta. Dovremo attendere il 2014 per avere un’idea più chiara.
  • Rolling Droid again: alcuni mesi fa parlavo di “Rolling Droid”, vedendo il robottino verde quasi come una rolling release, con funzionalità aggiuntive integrabili in qualsiasi momento senza attenderne nuove versioni fisse. KitKat e l’aggiornamento 4.0 di Play Services sembrano proseguire su tale scia. A provarlo è anche il fatto che per molti dei componenti di Android 4.4 non c’è bisogno di questa specifica versione: sul mio (ancora per poco) Galaxy S II con la 4.1.2 ho installato il nuovo launcher, la rinfrescata app stock email, la versione aggiornata di QuickOffice e altro ancora, tutte provenienti dal system dump del Nexus 5. E non battono ciglio, al di là di qualche lag occasionale dovuto al telefono non di primo pelo. Certo, ci sono quelle che funzionano male o per nulla, ma si tratta di cose per cui si può sopravvivere senza. In futuro Google potrebbe rendere a suo piacimento qualsiasi smartphone Android più simile all’esperienza Nexus, partendo proprio dal launcher, che come fa notare Ron Amadeo su Ars Technica è tutto confluito nell’app Ricerca Google. Play Store e Play Services si occuperanno del resto.

Il punto che mi lascia ancora perplesso:

  • App con funzionalità sovrapposte: due sono gli ambiti in cui vedo sovrapposizioni particolari. Il primo è relativo alle email. Perché averne due separate? Non uso GMail, ho l’indirizzo in quanto imposto da Google in fase di creazione dell’account, ma ho apprezzato la nuova versione e soprattutto vederne le migliorie confluire nell’app stock Email. Unirle rientrerebbe nella strategia sopra descritta e nulla impedirebbe di riservare determinate funzionalità esclusive per GMail. Tenere un’app dedicata ha senso sulle altre piattaforme, non sulla propria; non mi pare che Microsoft abbia fatto un’app Outlook.com per Windows e/o Windows Phone, il client interno è già ottimizzato allo scopo. Simile discorso di sovrapposizione per Galleria e Foto, quest’ultima ex-Google+ Foto. La prima ha grandi funzionalità, la seconda un look più moderno: perché non unirle? Otterremmo un’app sola in grado di cavarsela bene sia in locale sia con l’archiviazione su Google+ e Drive.

Infine, le occasioni che ritengo forse perdute:

  • Galaxy Nexus: sopra parlavamo delle ottimizzazioni di KitKat per dispositivi di fascia bassa. Oggi il Galaxy Nexus vi rientrerebbe. Perché non dare una dimostrazione diretta aggiornandolo? Texas Instruments si sarà pure ritirata dal business degli OMAP, ma il supporto lo fornisce ancora e dubito avrebbero detto di no a Google. Non trovo quindi sia uno scoglio tecnico, ma prettamente commerciale. E pure lì ci sarebbe da rimarcare qualcosa. Google afferma che il Galaxy Nexus è oltre i 18 mesi garantiti di supporto. Vero. Questo modello è però uscito a novembre 2011, ricevendo Android 4.3 lo scorso luglio. A meno che non sia andato totalmente fuori giri in matematica sono 20 mesi, non 18. Quindi l’azienda stessa aveva già superato il termine. E se da un lato la si può ringraziare di ciò, dall’altro rende il taglio recente meno giustificabile. In ogni caso, a Mountain View dovrebbero pensare a estendere questa finestra di supporto. Particolarmente in ambito enterprise, il lungo periodo di aggiornamenti offerto da Apple e Microsoft, sui 36 mesi circa, è gradito, dato che non si tratta di smanettoni ma di realtà che pianificano sul lungo termine. Se Google vuole che Android penetri ancor più negli uffici, non basta agire tecnicamente, ma anche commercialmente.
  • Creazione di contenuti: questo è un settore in cui ritengo che Google mostri ancora il fianco se comparata coi diretti rivali di Cupertino. Sorvoliamo su un wannabe GarageBand, per quello possono dedicarsi terze parti, soprattutto dopo i progressi del comparto audio negli ultimi mesi. È altrove il vero problema: abbiamo su Android ottime funzionalità di editing foto, ma per i video è ancora un disastro. Su Honeycomb e Ice Cream Sandwich avevano incluso Movie Studio, abbandonato però da tempo senza troppe cerimonie invece di migliorarlo. Sarebbe stato opportuno riprenderlo o creare una nuova app che racchiuda in sé le funzionalità di YouTube Capture e l’Auto Awesome Video di Google+. Avrebbe rappresentato una buona base da arricchire poi in futuro. Peccato.

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