A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

Cinema&Videogiochi, uno Spaccatutto che prova ad aggiustare

Cinema&Videogiochi, uno Spaccatutto che prova ad aggiustare

Gen 8, 2013

Cinema e Videogiochi. Videogiochi e cinema.
Se qualcuno volesse descrivere questo rapporto e paragonarlo ad una situazione sentimentale sarebbe identificabile con il classico:
“Mi piaci, ma non posso.”
O per citare un vecchio (pelato) saggio ”ti amo…al 40 %”.

Il rapporto tra Cinema e Videogiochi è il classico matrimonio già scritto che, il Don Rodrigo di turno, o una qualunque divinità si trovi con niente di meglio da fare che giocare tiri mancini a noi poveri mortali come si usava fare ai bei tempi (Ah caro Giove..), si diverte costantemente a far naufragare. E attenzione, uso la parola naufragare perché qui di vera e propria TP -Tempesta Perfetta si tratta.
Per anni, grazie anche alla scaltra re-incarnazione del dio dell’arte “Film per tutti”( nel senso che tutti sarebbero capaci di fare)& “Film che creano dipendenza” (la maggior parte dei visori di tali opere assume grandi quantità alcoliche pre e post post post visione) Mr Uwe Bowl, questo rapporto è stato emblema del connubio grande aspettativa -> grande fregatura.
Ora non stiamo a snocciolare tutti i prodotti (obrobri) più o meno riusciti che hanno visto la luce da quasi tre decadi a questa parte, ci sarà tempo e modo per parlare (ridere) anche di quello. Non voglio fare discorsi esageratamente denigratori, anche perché comunque in realtà alcuni ottimi (pochi)/buoni (alcuni) prodotti si sono visti.
Siamo qui per parlare di un evento cinematografico, piccolo piccolo (da quasi 165 mln di dollari e resto in spiccioli), inerente il mondo dei Videogiochi, che a suo modo si distingue e tenta di dirci qualcosa sul rapporto di questi due medium artistici, ed il rapporto più in generale del videogioco nella società moderna.
L’imputato è lor signori :
Sig. Ralph Spaccatutto

Ralph

“Eh?…Dite a me?”

Premessa dovuta:
Il qui presente non ne ha ancora preso visione, volontariamente, perché codesta analisi è un’analisi che prescinde dal risultato in sé, ci tengo a precisare altro rispetto alla valutazione oggettiva finale del prodotto in questione.

Dicevamo.
Questo film di animazione Disney, che ora potrà vedersi ospitato anche dal Bel Paese dopo l’ottimo esordio nel Nuovo Mondo, è la semplice storia di un “Villan” di un Videogioco in cerca del suo riscatto tramite il duro intento di trasformarsi in Eroe. E perché questo film dovrebbe significare qualcosa rispetto a quello che già hanno significato altri film riguardanti il mondo videoludico? E’ presto detto.
Innanzitutto si tratta di uno dei rari casi ( la saga di Tron su tutti e qualche perla 80’ Movie ) in cui lo spunto della storia è originale e non tratta da un Videogioco. E’ difatti più un opera che mira a celebrare l’intero mondo videoludico. Architettandoci una trama ad hoc, contestualizzandola in maniera originale nello stesso, riprendendo e citando elementi celebri come  personaggi storici che ne fanno o ne hanno fatto parte.
Ralph-Spaccatutto-Cameo

Qui non si tratta più di un’opera dedicata al mero fan service. Il film non nasce da una richiesta specifica di una medio/ grande base di utenza che può essere drenata economicamente dalla major di turno per raggranellare i soldini dei regali di Natale ai suoi dipendenti. Tutto questo è roba vecchia o roba a cui il film non mira. Grazie allo sviluppo del videogioco infatti, il fan service può ora essere soppiantato da un vero e proprio World Service. Il film nasce dalla presa di consapevolezza dell’industria cinematografica nei confronti di un vero e proprio costume sociale che ha tatuato ormai la nostra epoca, fatta di consumismo, fatta di status symbol, fatta di telecomunicazioni più che di comunicazioni, fatta di Cinema, fatta di…Videogiochi.
Dice infatti Rich Moore, regista del film:

Mi chiedevo se non fosse rischioso introdurre personaggi vecchi in una storia indirizzata ai giovani. Poi ho parlato con mio figlio tredicenne, che mi ha rivelato di conoscere Pac Man e Mario pur non avendoci mai giocato, e ho capito che queste figure appartengono alla cultura popolare, sono icone, proprio come lo erano Stanlio e Ollio quando ero giovane io.”

Come detto, personaggi come Kano, Mr bison, Zangief, Sonic ormai sono stati mangiati, rimangiati, digeriti  e in molti casi vomitati (cari vecchi Boss Stage finali votati ad ampliare lo Zanichelli al capitolo “Insulti”) dalla nostra e dalla passata generazione. Ed anche la prossima, grazie all’impronta lasciata sulle nostre pelli (tatuaggi callosi sulle dita recanti disegni quali “A” “B” “C”) da questi pezzi di storia, è pronta e preparatissima a raccogliere questa eredità.

carlo-conti-eredità

L’eredità
Non questa

Ed il momento esatto in cui questo avviene è più che simbolico per la maturazione del Medium videogioco. Perché raccogliere il segnale in questo caso è più facile davvero che calcolare la larghezza delle narici in pollici. Nell’ultima decade, pieno periodo di cambiamento per questo medium, siamo stati martoriati e stramartoriati dai mezzi di informazione & dall’opinione pubblica in generale, che questi prodotti non fossero altro che meri gingilli per bambini (diseducativi mimino quanto il Medioevo) e chi ancora vi stava dietro superata la fase post-scolare non era altro che un Peter Pan tendenzialmente più grasso e brufoloso, ma comunque e fondamentalmente, un bambino non ancora cresciuto. Ed insomma, in quel momento storico il Videogioco era pienamente l’icona del riservato all’under 16, ma chissà come mai, non è mai stato prodotto un film animato (mezzo prediletto per la comunicazione a quel range di età) perlomeno di questo calibro, che lo riprendesse come protagonista, di modo da sfruttarne l’effetto calamita. Questo invece avviene ora quando spopola in egual modo fra bambini, genitori, vecchi e nuovi Nerd incalliti + qualunque altra creatura abbia un pollice opponibile dotata di raziocinio.
Beh certo forse anche per il dettaglio che il fatturato del videogioco supera quello del Cinema, non vivo coccolato dalle Winx, lo so.
Ma forse, se fin ora l’utilizzo del Videogioco non è stato mai strumentalizzato eccessivamente ai fini dello spennaggio cinematografico verso i nostri pargoli significa che forse i Videogiochi simbolo di un passatempo e vezzo tanto smodatamente infantile non lo sono mai propriamente stati. Ed ora meno che mai. E nella loro raggiunta nuova dimensione, il cinema gli riserva un posto in prima fila per gli incassi del Natale Disneyano rivolto ormai, nelle vesti di commedia animata , al Grande Pubblico. Un’opera per una massa che ha ormai assimilato totalmente il mezzo Videogioco, saltando agilmente la barriera degli stereotipi generazionali precedentemente imposti.

Ma la presa di coscienza più grande che si possa avere da un evento del genere, è quella di realizzare finalmente che la parola Videogioco non deve per forza fare rima con…Diseducativo. Disney, con il suo marchio, ci mette la faccia e ne fa da sponsor questa volta, senza mezzi termini. E’ l’ufficiale esorcismo di questo accostamento che troppe volte (e proprio recentemente in maniera avventata ed oscena  Videogiochi e Connecticut)  è stato affibbiato con leggerezza e superficialità demonizzando un intero genere. E se è anche vero che esisteranno sempre giochi diseducativi e violenti, esisteranno in funzione e responsabili solo di loro stessi, non più macchie indelebili votate a pesare su un intero genere artistico, come lo è per le altre forme di espressione come Cinema Letteratura etc.

Ma Davvero non ci eravamo accorti di niente? Davvero un rapporto così terribile può vedersi sanato con un espediente molto simile al Deus Ex Machina?

Non esattamente.
Di indizi ne abbiamo avuti molti, alcuni ne abbiamo raccolti altri li stiamo raccogliendo ora.

A partire dal nuovo filone cine-videoludico fondati anni fa dai Quantic Dreams (con titoli come Fahrenheit e Heavy Rain), fino ad arrivare a particolari più minuziosi come le nuove equipe di sviluppo videogiochi che integrano al loro interno grossi nomi del cinema, come per il recentissimo successo Activision “Skylanders” di cui riportiamo uno stralcio dell’intervista fatta ai suoi sviluppatori:

Solo dieci anni fa sarebbe stato impensabile che due sceneggiatori da Oscar lavorassero nel mondo dei videogiochi. Cosa è cambiato a Hollywood e come sono cambiati i videogiochi per convincervi a questo passo?

Alec Sokolov (sceneggiatore “Toy Story”) : “Rispetto a qualche anno fa è la tecnologia ad essere maturata e ora è in grado di ospitare storie migliori. Hollywood è piena di scrittori incapaci di rifiutare un’occasione simile. Una buona storia è sempre una buona storia, indipendentemente da dove viene raccontata, se attorno al fuoco centinaia di anni fa o oggi attraverso una console da gioco.

Fonte : Il fatto Quotidiano

 

Oppure basti pensare ad una personcina di poco conto come Guillermo Del Toro (“HellBoy”, “Il labirinto del Fauno”, “Lo Hobbit” come sceneggiatore, ho detto niente?) che sta tentando di entrare nell’ambiente videoludico da anni con la delicatezza di un elefante in Chiesa, e che forse finalmente potrà vedere realizzato il suo progetto di trilogia Videoludica grazie a Valve, dopo la bandiera bianca finanziaria lanciata da THQ.

Tutto quello di cui vi ho parlato fin ora in fondo non sono altro che congetture e auspici è vero.
Inguaribile ottimista? Forse.
Ralph Spaccatutto sarà uno spaccamento di….tutto? Forse.
Ma il segnale questa volta è un bengala che sparato, è subito divenuto faro, e in una tempesta non si può fare a meno di guardare la luce dopo il buio con rinnovato ottimismo.

Quindi Ralph, che tu spacchi tutto oppure no, guardando avanti ora, a priori dei risultati che otterrai, non sembra poi più così utopica l’idea che queste due famiglie da sempre in guerra finalmente giungano allo stesso tavolo per fare la pace. L’impresa si, sarà davvero ardua non credere..
Ma…dai…un’occasione perfetta per un cattivo che mira a diventare eroe no?

ralph1

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.