A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

Serve amore per la fine del mondo?

Serve amore per la fine del mondo?

Feb 17, 2013

La fine del mondo.
Un tema lungo come la storia.
Un tema sul quale l’uomo si interroga da quando gli è stato possibile. Prima la domanda più in voga  era il dove sarà? Colonne d’ Ercole?
Poi , via via che i lumi della scienza ponevano sempre più in là questo confine rendendolo al momento indefinibile, la domanda è lentamente passata dal dove al…quando sarà?
Se lo chiedevano i R.E.M nella celebre canzone “It’s The End of the World”  e ce lo chiedevamo anche noi, tanto da dare sempre più ascolto alle improbabili profezie del calendario Maya, che in questi ultimi tre anni è riuscito a gettare un po’ di scompiglio nelle nostre salde certezze scetticistiche, frastornati dai media tra pareri e non pareri di esperti.
E’ tra queste grida mediatiche e questa ondata pop di interesse, il cinema non poteva certo lasciare i propri utenti orfani di prodottia tema. Quale miglior prodotto poi di un bel disaster movie? Ecco quindi spuntare prontamente il non troppo convincente “2012”, uscito nel 2009 ad opera di Roland Emmerich, film che sulla scia di qualunque altro disaster movie descriveva in maniera più che appariscente l’ipotetico giorno del giudizio. A tutto questo eravamo però già abbastanza abituati. Cambiava il pretesto ma il pretesto non è altro che l’ultima delle cose su cui porre l’accento in questo genere di film.
All’avvicinarsi della fatidica data, ecco spuntare però nelle sale cinematografiche un altro film che nel titolo riprendeva la tematica, ma che in maniera grottesca sembrava puntare decisamente su un altro genere. Eccoci quindi prendere atto del titolo “Cercasi amore per la fine del mondo” un po’ straniti. E a quel punto l’immaginario comune vola verso la solita commedia, un po’ banalotta, capace di strapparci qualche sorriso ma che potremmo benissimo lasciare scivolare via in attesa di qualcosa di migliore. Oppure il secondo pensiero potrebbe essere quello di un ritratto drammatico, con eccessi di romanticismo, votato a spremerci fino all’ultimo fazzoletto grazie ad abili frasi fatti e flash back evocativi.
Potrebbe essere, ma forse anche no.
Domanda:
Come reagiresti se sapessi esattamente ora e giorno in cui il mondo finirà?
Ma soprattutto…chi vorresti vicino?

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Ad opera della regista Lorene Scafaria “Cercasi amore per la fine del mondo” si presenta già dal titolo, come anticipato nel prologo, come il classico film dalle poche pretese. La trama ci narra di  Dodge Petersen (Steve Carell), uomo abbastanza abitudinario e banale, che si vede lasciato dalla moglie appena viene loro comunicata la data esatta della fine del mondo. Lasciato a se stesso, senza neanche più una compagna con cui passare passivamente gli ultimi attimi di vita, si ritrova in una situazione catastrofica che passivamente subisce. Fino all’inaspettata entrata in scena della sua  eccentrica  e affascinante vicina di casa Penny (Keira Knightley) , fin quel momento perfetta sconosciuta, che gli consegnerà una lettera (con 3 mesi di ritardo) di un suo vecchio storico amore che desiderava rincontrarlo, ma che per errore era stata recapitata a lei nella posta. Presa dai sensi di colpa allora per il mancato incontro tra i due, Penny si impegnerà per riuscire a fargli raggiungere la sua ex amata.

"Seeking A Friend For The End Of The World"

Descritto così, il film davvero non sembra avere proprio pretesti granchè ambiziosi.
Ma è sin da subito che si nota nel film una certa vena grottesca. L’umanità che ci viene presentata, a distanza di sole 3 settimane dalla annunciata fine del mondo, non è un’umanità allo sbando o un’ umanità che si lascia andare alla sua natura autodistruttiva più totale. Ma è piuttosto un’ umanità che…decide di godersela piacevolmente. E’ così che spuntano giornate al mare fatte di chiacchiere e serate nei locali in cui si professa l’amore libero. La notizia viene presa, oltre che con una leggerezza disarmante, anche in maniera più che positiva. Cadono le preoccupazioni del “domani”, cadono le incertezze legate alle ripercussioni di una decisione sul proprio futuro. Serenità , accettazione del diverso e progressivo adattamento permeano l’aria. La rassegnazione data dall’inelutabilittà dell’evento crea terreno fertile per l’iniziativa e il positivismo sia in campo relazionale che lavorativo. E chi non riesce a raggiungere questo stato di pace interiore cosa fa? Beh, semplicemente evita di pensarci. Troviamo quindi poliziotti che ancora multano per eccessi di velocità, promozioni  sul posto di lavoro e appuntamenti per giorni oltre la scadenza terrena. Ci voleva quindi la fine del mondo per capire come vivere serenamente. Per citare una frase del film “Un brindisi all’inizio del mondo!

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(Alert Spoiler: contiene riferimenti al finale)

E’ in questo  contesto che però si muove il personaggio di Dodge, invece afflitto e rassegnato. Rassegnato perché lasciato dalla moglie in procinto della fine, quando lui si era sposato proprio per evitare di morire solo. Rassegnato per non aver avuto vere iniziative per tutta la vita e aver vissuto solo di cose sicure, afflitto fino alla fine dall’odio provato per il padre reo di averlo abbandonato. Ma l’entrata in scena di Penny è destinata a far cambiare tutto questo. Alle prese inizialmente con la ricerca della sua vecchia compagna, del suo “passato sicuro” in cui rifugiarsi, Dodge troverà proprio la forza di smettere di guardarsi indietro, e paradossalmente, davanti all’assenza totale di un futuro, riuscirà a guardare avanti. Guardare avanti abbandonandosi ad un amore incerto quanto nuovo, che proprio grazie all’impellente fine del mondo riesce ad esplodere, libero dalla paura del futuro. Guardare avanti nel dimenticare i torti subiti e trovare le parole a lungo cercate per permettere ad un padre di svolgere il suo ruolo, almeno alla fine. Ed’ è cosi che l’amore sale sempre più in cattedra, via via che gli sguardi tra i due protagonisti divengono più intesi, e fanno trovare (e provare)  anche allo spettatore quella voglia di sorridere davanti alla fine del mondo, che se vissuta accanto alla persona amata non è poi così spaventosa , terribile, ma sconfitta dal senso di vittoria nel passarla guardando negli occhi una persona per cui comunque non ci sarebbe mai stato abbastanza tempo da donare.
Ed è con la splendida interpretazione dei due protagonisti che il messaggio passa come un fiume in piena. Troviamo un buonissimo Steve Carell, già perfettamente a suo agio nel ruolo di uomo tranquillo e metodico (come già vista nella commedia mai troppo lodata “Crazy Stupid Love”),  e una fantastica Keira Knightley i cui primi piani sul tratto oculare si sprecano (non a caso è l’ultima immagine che il film regala allo spettatore, quasi a voler  ritrarre nel suo sguardo il miglior modo per essere accompagnati “dall’altra parte”) e giocano a far innamorare lo spettatore ogni secondo di più.

In fin dei conti cosa ci ritroviamo quindi?
Una commedia? No.
Un film drammatico? Neanche.

Ci troviamo con davanti una piccola dimostrazione di come per sconfiggere la fine del mondo, reale o figurata e personale che sia,  serva solo la forza di guardare sempre avanti, e riuscire a guardare esattamente negli occhi della persona che, in fondo, davvero amiamo.

Pensavo ci saremmo salvati a vicenda
Lo abbiamo fatto…

CercasiA

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.