A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Questione di tempo” o questione di come viviamo il tempo?

“Questione di tempo” o questione di come viviamo il tempo?

Nov 22, 2013

Sempre e solo una questione di tempo.
Pensiamoci bene. Per quanti problemi questa medicina universale è l’unico rimedio?
Molti, o forse addirittura, tutti.
Il problema è la somministrazione.Purtroppo a volte la nostre indole ci porta a precederla, a scombinarle i piani, portandole qualche grattacapo in più a causa della nostra tremenda voglia di azione, e di interazione.

Chissa come sarebbe andata se…? ‘

Questione di tempo è anche il fulcro di tutte le nostre scelte, che determinano percorsi vari, potenzialmente infiniti, ma che scegliamo di percorrere con un biglietto di sola andata, senza biforcazioni reali, solo apparenti, nascoste dalle nostre scelte non fatte.
Ma se avessimo il potere di visitarle? Di prendere anche quei percorsi?
Se riuscissimo a trasformare la ‘questione di tempo’ in una semplice ‘scelta di tempo’ allora, cosa accadrebbe? Avremmo risolto anche tutti i problemi che quel  biglietto di sola andata, invece, comporta?

Una domanda posta in maniera romantica, tramite un’ altrettanto romantica commedia, dal regista Richard Curtis, noto e arcinoto per il suo stampo umoristicamente smielato. Stampo che ha permesso la nascita di film ormai cultural-pop come ‘Notthing Hill‘ e ‘Quattro matrimoni e un funerale‘.
Questa volta però, l’abile Curtis, che ben conosce il suo pubblico ma che allo stesso modo certo non dimentica l’influsso della modernità sullo stesso, decide di aggiungere alla sua solita ricetta un pizzico di fantascientifico, ‘un pizzico di viaggi nel tempo‘, come recita la locandina.
Vediamo allora se le vecchie domande poste e le nuove formule sperimentate, trovano soluzione a quest’annosa questione temporale.

2013, ABOUT TIME

Il giovane Tim(e) Like (Domhnall Gleeson), non ha niente di speciale. Vive nella sua famiglia modello fatta di un padre attento e presente, una sorella stravagante, e una mamma buona e accondiscendente. La sua vita si prospetta come una delle più ordinarie. Fino a quando perlomeno il padre gli rivelerà, al compimento dei suoi 21 anni, che, come ogni elemento maschile della famiglia, sarà in grado di viaggiare nel tempo.
Il pericolo di una vita banale è quindi finalmente esorcizzato, tanto quanto quello che da sempre ha tormentato il giovane ragazzo, ovvero : trovare una ragazza.
Facilitato in ogni compito, Tim, dopo qualche tentativo poco fortunato, concentrerà le sue attenzioni sulla bella Mary (Rachel McAdams), ragazza incontrata ad una cena al buio. Incontro scomparso-cancellato a causa di un viaggio che ha portato con sé conseguenze poco fortunate, a cui Tim dovrà porre rimedio se non vuole che la bella Mary rimanga solo un ricordo, per giunta, mai esistito.

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Se non si può certo dire che la trama brilli per originalità, tralasciando l’elemento fantascientifico, altre lance possono essere spezzate per questo ‘Questione di Tempo‘, lance che incidono soprattutto nella parte finale.

Il film, in sé e per sé, è esattamente una questione di tempo. Del tempo attuale non prende niente, se non l’estetica, mentre rimangono fuori tutte le insicurezze proprie del nostro odierno . La crisi non c’è, le incertezze sono ridotte al minimo basilare, ci viene consegnato un mondo senza apparenti spigoli, se non quelli del sentimento, che saranno l’apparente unico ‘cruccio’ del nostro personaggio.
Il tempo che crea problemi al film è, fondamentalmente, quello comico, su cui vorrebbe basarsi molte volte, ma in cui poche volte riesce. Troppo ancorato sui classici personaggi che Curtis riporta continuamente a schermo, quasi fosse convinto che ormai piacciano più per canonica presenza che per definizione, proprio loro che dovrebbe costituire un valore aggiunto finiscono per perdersi in un mare approssimazione. Molto dell’umorismo british si perde nel già visto e i viaggi nel tempo, fatti per rimediare alle classiche situazioni di imbarazzo, non riescono certamente a svecchiare la formula che appare solo banalmente mascherata.
La sceneggiatura è, insieme alle tempistiche, non convincentissima. I dialoghi non sono mai incisivi, leggeri come il tono del film vuole, ma indissolubilmente vuoti per la maggior parte.

I pregi iniziano certamente da un tempo diverso, quello musicale. La colonna sonora è un fiore all’occhiello, presente in gran parte del film con l’unico difetto di non rubare completamente la scena a dialoghi che molte volte potrebbe benissimo zittire, risultando ben più piacevole ed identificativa nelle situazioni che sottolinea. Situazioni in cui sono immersi i due principali interpreti che sicuramente hanno il dono di incastrarsi perfettamente nelle loro parti, e risultare, nel loro insieme, ancora più empatici. La scena della cena al buio è una delle scene più semplici del film, quanto di ricercato effetto. E proprio da questo effetto forse nasce un’aspettativa che per buoni 3/4 di film non viene completamente esaudita.

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Fortunatamente sopraggiunge un’inattesa, quanto ben accolta, parte di film in cui il tiro viene completamente spostato. Dalla commedia sentimentale si trasla su tutt’altro genere, la focalizzazione sul rapporto padre-figlio riempie finalmente il film di quel significato, più drammatico e per questo inaspettato, che segna profondamente lo spettatore.

L’anti-morale che viene portata avanti per fin troppo tempo (il rimedio all’errore tramite il trucco del viaggio nel tempo ), e che crea un sintomo di fastidio verso il protagonista e i suoi vigliacchi viaggi,  trova finalmente compimento in una redenzione che, alla fine dei conti, risulta davvero d’effetto, e che quindi giustifica l’eccessiva protrazione. Insieme a questo, ed in brevissimo tempo, il film riesce a ritrovare il proprio fuoco (visto come centro), e lo fa tramite una bellissima redenzione gestionale dei viaggi nel tempo, regalando emozioni autentiche, svuotate quasi totalmente di quella bellezza rosa che film ostenta per la sua gran parte.

Ed in questa parte la colonna sonora da il meglio di sé, dando ai toni drammatici delle livellature solo lievemente malinconiche, che permettono al film di trasmettere il suo messaggio stupendamente positivista, che, pur lasciando in partenza fuori le problematiche odierne, finisce inevitabilmente per comprenderle risolvendole allo stesso tempo indirettamente per intero, portandoci a concepire, insieme al protagonista, quel’è la medicina di cui tutti abbiamo bisogno.

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Quale medicina? Sempre il tempo.

Non nel suo essere lasciato andare, non nella sua plasmatura, bensì nella sua totale valorizzazione. A priori di tutte le difficoltà nelle quali è immerso, e nelle quali con lui siamo immersi, l’unica soluzione a qualunque problema o infelicità è proprio quella di non lasciarlo scappare rapito dalle insicurezze, dai dispiaceri o dalle delusioni.
Questione di tempo‘ si concede il lusso di farsi attendere, ma è un lusso che ripaga con una lettura altrettanto importante, tanto rara e più che mai utile di questi tempi. Lo fa attraverso una storia della semplicità che alla fine afferra proprio il cuore, portandoci a capire che vivere ogni giorno, andando con la mente all’ultimo secondo della nostra vita, e quindi vivendolo come tale, è l’unico viaggio nel tempo di cui abbiamo bisogno.

Alla fine viaggiamo tutti insieme nel tempo comunque. Solo che è il tempo più snobbato di tutti.
Si chiama presente.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.