A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

‘Lo Hobbit – La desolazione di Smaug’, nella Terra di Mezzo dei pareri discordanti

‘Lo Hobbit – La desolazione di Smaug’, nella Terra di Mezzo dei pareri discordanti

Gen 5, 2014

Eventi cinematografici come l’uscita di un capitolo della saga de ‘Lo Hobbit‘ sono destinati a dividere più che accomunare.
Se l’avanscoperta cinematografica in territorio fantasy della trilogia de ‘Il Signore degli Anelli’ trovava una terreno ancora incolto e per questo, da un certo punto di vista, facile da far germogliare, ora, nonostante accomunata da una stessa produzione, una stessa regia, e un cast ricolmo di figure collanti, questa ‘nuova’ avventura nella Terra di Mezzo più che godere dell’iper successo della figura ‘genitoriale’, sembra trovarla d’ostacolo, quasi un vero e proprio rivale in famiglia.

Troppi accostamenti, troppi paragoni effettuati con parametri non corretti e, c’è da dire, una scelta di snaturamento dell’opera di base, hanno prodotto un vero e proprio caos mediatico dove  recensori pubblico e critica non hanno mai fino in fondo capito come approcciare in chiave oggettiva la nuova creatura di Peter Jackson, che, dopo aver già spiazzato il corposo numero di fan esaltati dall’idea di vedere finalmente inscenato quello stupendo racconto d’avventura basilare alle vicende narrate nella successiva fortunata trilogia letteraria, si è trovato infine totalmente spiazzato dalla scelta di trasporre un libro di così semplice caratura (più vicino alla fiaba/racconto per ragazzi che al fantasy epico) e durata ( 200 pg c/a) attraverso un’intera nuova trilogia.

Dilungamento poi giustificato dalla volontà dello stesso Jackson di non limitare il progetto alla semplice trasposizione dell’avventura che ha portato il giovane Bilbo al reperimento dell’unico anello, ma allargandolo anche all’ esplicazione di tutti gli elementi di contorno disseminati nelle varie appendici, o in opere come ‘Il Sillmarillion’, utili a far  capire tutto il percorso evolutivo dei popoli e degli avvenimenti che hanno portato alla resurrezione del signore oscuro, del negromante, di Sauron, creando quello che può essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio prequel de “Il Signore degli Anelli”.

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Ma, è bene porre attenzione, parliamo comunque de ‘Il Signore degli Anelli’ di Jackson, sia chiaro. Non Tolkien esatto, Jackson. In quanto la trilogia cinematografica, pur essendo figlia di una trasposizione cartacea, è comunque un’opera propria, che vive di sé, e che ha fondato determinate regole sulla quale ha costituito una determinata fan-base compiaciuta dalle stesse. Onestamente, chiediamocelo: in quanti dei fan della saga cinematografica principale avrebbero realmente apprezzato una trasposizione stile copia carbone di quell’avventura così distante a livello di tonalità e narrazione quale è ‘Lo Hobbit‘?

Il discorso di premessa è quindi molto semplice, se si vogliono superare gli iniziali attriti avuti per disinformazione sul progetto stesso, andando oltre e valutando il prodotto senza inutili discorsi fini a se stessi. O si capisce che questo ‘Lo Hobbit’ costituisce un mestolone tra la volontà di portare gli eventi narrati nel libro con elementi di contorno, attraverso una lettura comunque più scanzonata e ironica distintiva dell’opera cartacea stessa (basti pensare alle tavolozze di colori usate e le canzoni dei nani del primo episodio), ed elementi comunque cari allo stile epico-fantasy ‘jacksoniano’, oppure convien capire che è meglio evitare il prodotto riconoscendo che non fa per noi, che non è quello che cerchiamo dalla nostra ipotetica trasposizione ideale de ‘Lo Hobbit’.

Accolta questa premessa  ecco l’impressione sull’attesissimo proseguo di quel viaggio tanto inaspettato da portarci direttamente al cospetto del grande occhio! Quello di Sauron? No di certo. Quello del grande drago, quello in cui è racchiusa tutta ‘La desolazione di Smaug

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A cosa ci troviamo di fronte?
Ad un secondo capitolo, è semplice. Come tutti i secondi capitoli, o quasi in linea di massima, lo sviluppo della storia accennata e tolta dal bozzolo d’origine ha qui un vero e proprio indurimento. Più in linea sicuramente con gli archetipi della trilogia maestra, la narrazione sarà decisamente più a intreccio rispetto al precedente episodio che voleva porre il suo focus nella maturazione del giovane Hobbit, strappato alla sua semplice natura contadina fatta d’essenziale. Bilbo difatti sparirà per lunghi tratti dalla main story, ritrovandolo in gran parte ‘solamente’ nella fasi di inizio e di fine film, con il resto del palco lasciato ai Nani, agli Elfi (che ricopriranno un ruolo portante), agli Uomini (Bard ‘l’arciere’), e alla resurrezione del Negromante in cui tenteranno di interferire gli stregoni .

Tutto questo non è un male, ma sicuramente tende a far flettere quel tono da semplice ‘adventure’ che era proprio del primo film, lasciando al gusto dello spettatore l’ultima sentenza: chi avrà preferito il carattere più marcato de ‘Il signore degli Anelli’ sicuramente troverà maggior conforto; chi invece era rimasto comunque incantato dal cambio di rotta semplicistico di ‘Un viaggio Inaspettato‘ forse sentire qualche scricchiolio di troppo. Ma neanche troppi in realtà, perchè ad una colorazione che si va ad ingrigire in molte fasi altre di contraltare risaltano con maggiore efficacia, mentre i ritmi di regia si ricordano poi di non lasciar sfuggire  i toni umoristici che vogliono anche qui fare capolino per ributtare il prodotto là dove deve stare (la corsa sul fiume farà sfuggire più che un sorriso).

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Sicuramente più dinamico e guerrigliero, il film riesce dove vuole: evolvere la storia marcatamente, introdurre sempre maggiori elementi collanti, arrivare alla scena cardine valorizzandola oltremodo.
L’incontro con Gollum del primo film lascia qui il posto ad un fantastico incontro- battaglia con il drago Smaug, la cui maestosa voce (ancor di più in lingua originale ove il doppiatore del drago è niente meno che Benedict Cumberbatch) e impatto scenico, sono sicuramente elementi valenti il prezzo del biglietto. Sequenze stupendamente dirette, interpretate magistralmente da un Martin Freeman più in forma che mai, regalando un vero pezzo da 90 per tutti i fan di Tolkien che difficilmente, almeno su questa riproduzione, troveranno da ridire.

Alcune cose effettivamente però fanno storcere un po’ il naso. L’ intrusione di Legolas è sì funzionale, ha un importanza focale perchè permette di fungere ulteriormente da figura collante per gli spettatori malinconici, riportando sotto i riflettori la natura degli Elfi Silvani dei quali difatti nel futuro non si parlerà un gran bene (verranno ritratti come un popolo egoistico e chiuso in sé stesso, poco avvezzo alla vera saggezza quanto più all’autoconservazione). Ha però un peso eccessivo  la romance che lo trova coinvolto, una sorta di triangolo tra lui, il nano Kili, e Tauriel (un’ Elfa), intreccio che molte volte tende a stonare con il resto dell’opera risultando effettivamente di troppo.
Come accennato sopra invece, l’anonimato in cui cadrà Bilbo per lunghi tratti dalla trama appare mal quantificato, dandogli sicuramente uno spazio dovuto nel finale, ma oltremodo ridotto nella parte centrale del film, proprio a causa del voluto intreccio di eventi che si andranno a sovrapporre. Gli scontri di Gandalf con il negromante Sauron sono invece una sorta di rimessa in scena dei successivi scontri con Saruman & seguaci: sicuramente non sorprendono, ma di certo non stonano.

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Detto questo il comparto fotografico delle meraviglie -che gira come di consueto  a 48 fps- è una bellezza per gli occhi. I colori sono vivaci quando devono e la colonna sonora è semplicemente in linea con la magnificenza già espressa in passato, capace di sostenete i momenti concitati quanto di creare tensioni e avvalorare con dolcezza invece i momenti più delicati.

Non si può quindi esporsi con astio nei confronti di questo secondo capitolo che fa quello che deve fare senza esagerare, e assolutamente senza mancare il colpo. ll compito era nient’affatto facile : sviluppare una narrazione povera di elementi cardine inserendogli adeguati elementi riempitivi che ci conducessero fino alla tanto desiderata montagna con epicità. Cosa che il film fa senza dimenticarsi mai dei suoi natali, tentando di rimanere scanzonato al primo spiraglio libero e tremendamente affascinante nel suo dipingere davanti ai nostri occhi quegli elementi memorabili che quel piccolo libro  ha sempre reso grandi nella nostra fantasia, e che mai come ora, lo riescono ad essere su uno schermo.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.