A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“I sogni segreti di Walter Mitty”, imparare a vivere con la propria fantasia

“I sogni segreti di Walter Mitty”, imparare a vivere con la propria fantasia

Gen 8, 2014

La realtà, questa sconosciuta.
Ecco quello che per Walter Mitty rappresenta quella che per ogni uomo comune è invece il centro focale della propria esistenza: una semplice superficie. Una tela appena colorata sulla quale dipingere ciò che davvero alla nostra mente interessa. Una base solida, ma che al primo momento buono è capace di rendersi fragile, tanto da creparsi per lasciar trapelare eventi totalmente distanti da essa grazie all’immenso gioco dell’immaginazione. Uno stallo vero e proprio, che agli occhi di un’osservatore distate non mostrerà altro che uno sguardo sospeso tra il dire e il pensare, perso in quel limbo, con il soggetto ormai passivamente alla merce di qualunque evento decida di prenderlo di mira. Non è la prima volta che veniamo a contatto con figure di questo genere; basti pensare a Jhon Dorian (J.D), popolare protagonista del serial Scrubs, costantemente perso nelle sue immaginazioni attraverso il suo ormai storico sguardo a 3/4.

Ma Walter Mitty è in realtà autoreferenziale. Fa riferimento difatti alla sua stessa figura retorica, che prese piede in America proprio grazie ad un racconto breve, ad opera di  James Thurber,  che lo vedeva come protagonista, e fondava quella che sarebbe divenuta poi una vera figura di riferimento, un termine facente parte del capitale sociale, tanto da far nascere il modo di dire ‘Sei proprio un Walter Mitty‘, destinato alle persone con la testa evidentemente distante, persa in chissà quale nuvola.

E questo detto rivive proprio ora nelle sale cinematografiche, in questo film che lo ricontestualizza in una chiave più moderna, diretto ed interpretato da Ben Stiller, che per l’occasione prova a rendersi più serioso rispetto ai consueti panni in cui siamo soliti ritrovarlo. Un operazione di svecchiamento molto ‘Jimcarryana’, una prova d’autore e ‘d’attore’, da molti avvicinata (con profonda inadeguatezza) a Forrest Gump, e che qui andiamo ad analizzare sperando che lo stesso senso del personaggio non finisca perso nelle sue troppe nuvole.

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Walter Mitty è in antitesi con sé stesso. Il nostro protagonista è difatti il responsabile editing della copertina della nota rivista ‘Life‘, arrivata alla sua ‘ultima’ prova sul campo della carta stampata, pronta a trasferirsi online a causa di una incorporazione societaria. E con il funzionario di migrazione alle calcagna per l’annunciata riduzione di personale, proprio Walter dovrà seguire l’editing dell’ultima copertina, reperendo una foto tragicamente scomparsa mandata dall’introvabile fotoreporter di punta dell’azienda, Sean O’Connell (Sean Peen). Attraverso la spinta a partecipare data da un amore proibito Mitty proverà ad imbarcarsi nella sua improbabile folle ricerca, che lo porterà a viaggiare, tra una fantasia e un’avventura reale, dalla Groenlandia all’Himalaya.

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I sogni segreti di Walter Mitty‘ è uno di quei film fatti appositamente per i sognatori, ma con quante nota di margine che andremo a vedere.
Non sarà affatto difficile immedesimarsi infatti negli stalli del nostro protagonista, accerchiato e soffocato da una vita che costantemente lo costringe a partecipare, azione che invece per paura viene costantemente rinnegata attraverso viaggi immaginari ove la realtà fittizia appaga momentaneamente le repressioni di Walter. Questa realtà è però croce e delizia: se da un lato il protagonista viene salvato da queste escursioni nelle quali si rifugia, dall’altro la sua vita ne risulta di conseguenza irrimediabilmente svuotata, senza un solo ricordo reale che valga la pena rammentare.

Il film funziona ed ha un impatto forte fin da subito; dapprima dirompenti, questi viaggi, ci porteranno in sequenze folli degne dello stesso folle genio del regista-interprete Stiller. Colorate e immediatamente riconoscibili non lasceranno assolutamente spazio ad equivoci, un gioco di esagerazione costante che unito ai toni colloquiali (a volte esageratamente) del film, aiuta a vivere quest’avventura senza sentire troppa fatica durante la visione.

Il viaggio in cui si imbarcherà Mitty sarà un viaggio per lui assolutamente fondamentale che non mancherà di regalare sorrisi e di ‘inzigare’ lo spettatore alla riflessione, riuscendo ad entrare in contatto empatico con esso molto facilmente. Se ad inizio film ci verrà mostrato un personaggio assurdamente incapace anche solo di dire all’assistente del suo social per incontri un solo posto che ha visitato nella sua vita per completare il suo profilo, durante il film esso stesso, tramite appunto telefonate assurdamente cadenziate (una critica ironica alla costante reperibilità), si accorgerà che vivendo e ‘partecipando’ i germogli delle sue esperienze saranno una naturale conseguenza, e la sua vita (il suo profilo) si arricchirà senza neanche volerlo.
Un viaggio votato appunto al disincanto; le fantasie che prima vedevamo dirompenti, con l’andare del film e con la sua scoperta della ‘Vita’ (per cui egli stesso lavora : la rivista ‘Life’), tenderanno a perdere di potenza relegandosi a semplici squarci intermittenti.

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Altri temi sono ricchi di sapore per chi saprà coglierli. La vita di Mitty non è sempre stata ordinaria e placida: c’è stato anche un tempo in cui sognare era possibile, ma la vita, tramite degli accadimenti familiari che l’hanno costretto a dedicarsi al lavoro, l’ha voracemente rapito. Ed è proprio quel tempo che il film mira a far riprendere in mano al personaggio tramite la stessa riscoperta di se stesso sui passi al tempo interrotti. Una vera rivincita degli umili che con impegno arrivano a soverchiare situazioni all’apparenza insolvibili, andando contro ad una società del business e dell’incapacità mascherata (perfettamente raffigurata nel ‘Barbetta’), che proprio nell’editoria punta a fare la voce grossa senza nessun merito concreto, se non quello economico. Il dramma del trapasso in web delle riviste, con relativa perdita di forza dell’immagine che lo stesso film mira invece ad avvalorare, fa difatti da sfondo costante. Il momento migliore del film è certamente il poco, ma devastante, spazio lasciato al personaggio di Penn, che con un discorso stupendo porrà l’accento sulla morale anti-moderna del film, una critica alla costante perdita di godimento del ‘momento’ solo per documentarlo tramite foto, che sembrano essere l’unica vera affidabile testimonianza dell’avvenimento dello stesso. Un male che ha finito per contaminare un po’ tutti grazie a dispositivi come gli smartphone, ma che non trova invece posto ironicamente in un fotografo professionale.

La regia merita sicuro plauso al comparto fotografico, che con i suoi costanti campi larghi su paesaggi di una natura tanto reale quanto incantevole è capace di dare al film un colpo d’occhio fondamentale, utile ad aumentare il fascino indiscusso del prodotto. Anche la colonna sonora merita elogi, capace di introdursi con la giusta tempistica tramite brani abilmente selezionati, sostenendo o mettendo da parte dialoghi a volte eccessivamente protratti.
A suo discapito si può imputare però una eccessiva dilatazione delle tempistiche sceniche, e una strana temporizzazione delle parti dedicate alle fantasie (vero elemento contraddistintivo del personaggio, poi bruscamente interrotte forse senza la giusta catarsi).

Il vero dubbio che lascia appunto la morale del film, nonostante sia ben inquadrata, è che questo, più che un film per sognatori, sia più un film per drogati di sogno alla ricerca di una scappatoia per uscirne, morale forse eccessivamente drastica per quello che il personaggio è cartaceamente, e dovrebbe rappresentare.

THE SECRET LIFE OF WALTER MITTY

Senza aver troppi dubbi nell’affermalo ‘ I sogni segreti di Walter Mitty‘ è sicuramente un bel film, che lascia lo spettatore sicuramente soddisfatto su tutti i punti di vista. Magari non sarà quello che in Europa decantavano come il nuovo ‘Forrest Gump’ , ma certamente non è il fallimentare esperimento riportato dalla critica americana.

Ironia, originalità fotografiche e una buona morale sapranno cogliere praticamente i consensi della gran parte del pubblico, aiutati da un personaggio con cui empatizzare senza troppi sforzi.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.

  • DadeTWM

    Pienamente d’accordo!