A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

‘Beyond: Two Souls’, troppe anime per un gioco senz’anima

‘Beyond: Two Souls’, troppe anime per un gioco senz’anima

Gen 20, 2014

Era ad inizio 2012 che Davide Cage, dopo aver smaltito ampiamente la sbornia del successo (commerciale ed artistico) di Heavy Rain, si apprestava a ritornare sotto i riflettori del mondo videoludico ridonando alla platea un assaggio di quello che sarebbe potuto essere un suo futuro progetto : ‘Project: Kara‘.
Lo presenta niente meno che alla GDC di San Francisco ed il mondo videoludico ne rimane completamente ammaliato.

Quella che si svelerà solo dopo essere una semplice tech demo fu uno dei cortometraggi digitali a stampo ‘asimoviano’ più riusciti. In soli 7 minuti riusciva infatti a toccare  argomenti complessi di stampo filosofico-biologico e li  riassumeva in maniera toccante ed efficace tramite una regia profonda ed attenta, inscenando l’inizio-lo sviluppo-la fine di una ‘vita’ artificiale (link all’articolo)
Un qualcosa che non tutti diciamo si potrebbero permettere. Ma il nostro Cage, ormai ertosi a vero paladino di uno stile videoludico di una certa maturità, ancora una volta ci dimostrò che da Quantic Dream questo potevamo -dovevamo- aspettarcelo.

Ed è solo poco tempo dopo che lo stesso sviluppatore ufficializza il nome della prossima opera che avrebbe visto i natali su Ps3.
Inaspettatamente però il gioco abbandonava quello che sarebbe potuto essere il tema cardine visto in Kara, approcciando una argomentazione totalmente nuova:l’anima.
Niente di meglio e nessuno di più adatto per andare a fondo ad un concetto così intimo e così controverso, che avrebbe ulteriormente potuto innalzare il videogioco a medium perfetto per inscenare una rappresentazione così profonda e ricca di contenuti maturi.

Un salto di un anno ed eccoci qui. Il progetto si è ufficialmente trasformato in Blu- Ray sulla cui copertina titola un magnifico quanto oscenamente tradotto: Beyond : Due anime. 
Ma bando alle traduzioni, vista la firma che capeggia dietro quest’opera possiamo stare certi che avviando questo disco ci troveremo nuovamente di fronte ad un opera che mira alla solita fusione tra cinema e videogioco, e che ci trasporterà in una storia abilmente narrata, capace di interessarci e al contempo emozionarci, portandoci ad affrontare il difficile e conflittuale rapporto tra questa ragazza (Jodie) e l’entità a lei da sempre legata (Aiden).

Tutti i presupposti per un’ opera unica e memorabile.

Trasformatisi poi invece nel primo vero ‘cageiano’ fallimento.

BEYOND

Vi avevamo tenuti aggiornati tramite la pagina Facebook riguardo gli sviluppi e le prime impressioni avute in corso d’opera.

Anche noi però, pur malcelando un iniziale fastidio, avevamo insita la sicurezza e l’aspettativa che questo titolo, nonostante gli inciampi, potesse in qualche modo a lungo andare risollevarsi, anche se i titoli di Cage solitamente godono invece di una partenza molto forte con susseguente calo alla distanza.

Purtroppo, e per chi scrive è davvero un enorme dispiacere, così non è stato affatto.
Le impressioni iniziali sono diventate via via sempre più una sicurezza e quello che poteva essere sinonimo di profondità è diventato invece sinonimo di superficialità, traendo il peggio dai due medium che tenta di fondere e cioè : noia videoludica, e superficialità narrativa made in Hollywood.

Ma andiamo  nel dettaglio, partiamo da un quesito fondamentale.
Come può funzionare un gioco pensato con un idea di cinema che non funzionerebbe neanche al cinema?

Tutti gli altri titoli Quantic, pur scontrandosi con tutte le limitazioni che la loro impostazione iper-cinematografica imponeva, riuscivano a interessare perchè fondamentalmente si basavano su una trama che – faceva nascere interesse; l’iniziale smarrimento di Fahreneith fuso a dettagli che rendevano la narrazione una sorta di thriller a tinte spiritiche con l’introdursi poi di dinamiche da action movie ; l’accuratezza e le tinte noir di Heavy Rain, un’ atmosfera tesa e malinconica tramite una storia che, pur con i suoi momenti di eccessiva dilatazione, riusciva a rimanere sempre sospesa e a colpire nel profondo immergendo il giocatore fino alla punta del capello.
Tutti avevano un sistema narrativo che così ribaltato sarebbe potuto diventare senza grossi problemi un ottimo film.
Il problema di Beyond è proprio questo. Azzerando la componente ludica e puntando i riflettori sulla narrazione ne traiamo quello che potrebbe essere un pessimo film con tutti gli errori- e gli orribili clichè- che esso prevede.

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E pensare che il titolo parte anche abbastanza bene.
Iniziando con questa fuga (ai più nota grazie ai filmati diffusi in precedenza) si assiste con un’aura di mistero all’interrogatorio di Jodie (Ellen Page): una ragazza misteriosa e smarrita che da subito fa intuire le sue capacità paranormali, ma di cui ancora sappiamo poco, se sia ella stessa vittima o parziale artefice.
La narrazione poi si sposta tempo addietro, durante un esperimento in cui acquisiremo l’abilità di controllare Aiden, la presenza legata a Jody.
Qui il titolo sicuramente mostra la sua particolarità più caratteristica e riuscita; muoversi tramite Aiden (perlomeno inizialmente) sarà infatti  veramente esaltante. Attraversare corpi tangibili, aleggiare, muovere/distruggere oggetti ai fini di terrorizzare le persone, faranno provare al giocatore l’emozione del sentirsi un vero e proprio fantasma (e chi non l’hai mai sognato almeno una volta?)

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Il problema arriva con il passare delle prime ore, quando la storia inizia a zigzagare nel peggiore dei modi.

A livello narrativo non acquisirà mai – se non sul finire- una continuità specifica, costringendo il giocatore a vivere di continui flash-back e flash-forward, un continuo copia incolla di situazioni distanti con intenti narrativi opposti ( creare una sorta di empatia tra Jodie e il giocatore mostrando i problemi avuti durante la crescita; imbastire una trama interessante una volta divenuta adulta)

Se la trama tenta di decollare, fallendo miseramente vista la ‘scontatezza’ della stessa, l’empatia è totalmente rovinata dalla non continuità. Dai momenti in cui la piccola Jodie scopre la sua relazione con Aiden venendo trattata alla stregua di un mostro (sicuramente le fasi migliori, sembra di essere in un libro di King), si passa ai  momenti in cui invece ‘la Jodie cresciuta’ seguirà tutto un ciclo di narrazione da banale film action hollywoodiano, che la porterà a dimenarsi tra missioni in medio oriente, fughe dalla CIA e quant’altro (senza dimenticare l’intrusione pseudo-inutile di un futuro distopico simil ‘Heroes‘ ). Tutti questi scollamenti non fanno altro che rompere l’empatia con il personaggio, le poche volte ovviamente che essa si viene a creare, ribaltandoci subito dopo in una situazione dove il ritmo sarà diverso e le problematiche affrontate non ci azzeccheranno più nulla visto il tempo trascorso. Si dovrebbe fare affidamento allora ad una trama importante che interessi, ma da scoprire rimane ben poco e purtroppo la sceneggiatura banale e scontata di molti dialoghi finisce per rovinare anche i bei momenti in cui Jodie vagabonderà sola e abbandonata da tutti. Il pessimo montaggio del finale (nonostante le molte possibilità di scelta lasciate al giocatore – ma di cui forse nessuno sentiva il bisogno), completa poi un comparto registico totalmente da rivedere.

Alcune scene c’è da dire sono invece ben gestite e riservano la giusta fase di spettacolarità che lo stesso sistema Hollywood prevede (un esempio su tutti la fuga sul treno). Da premiare sicuramente anche alcune fasi velate da una buonissima ironia che finalmente arriva a spezzare la noia (l’appuntamento in casa di Jodie regalerà non poche risate).

Sul fronte tecnico non possiamo fare altro che confermare la bontà dell’operazione in quanto il performance capture dà il meglio di sé, regalando  sguardi ed espressioni veramente incisivi, mentre la vostra PS3 darà prova della potenza dirompente di cui è ancora capace regalando esterni splendidi e di diverso tipo. La colonna sonora fa il suo dovere senza eccellere ed il doppiaggio italiano è sì ben recitato, ma alcune voci non convincono appieno per attinenza al personaggio.

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Infine ne esce un prodotto dedito alla trama e rovinato dalla struttura della stessa.

L’intento iniziale perde via via tutto il suo fulcro, banalizzando un rapporto tra due anime che poteva acquisire un peso dirompente, lasciando addirittura in disparte per la maggior parte del gioco quello che durante la fasi finali sarà invece al centro dell’attenzione: l’Inframondo; poco dettagliato e chiamato in causa solo per fini scenici.

Lasciando perdere la bellezza del mistero perpetuo che aveva accompagnato i lavori precedenti questa volta Cage decide di puntare tutto sull’intimismo, sperando che da solo basti a reggere la baracca.
Un intimismo che però rimane  solo accennato rovinato dalla superficialità generale in cui è immerso. Un concetto di gelosia, di attaccamento, che si fa notare quando deve ma che non lascia la sua impronta sulla storia, svolgendo un compitino che lascia il piatto irrimediabilmente vuoto. Un pasto senza ne sapore, ne sostanza, un’avventura con dei personaggi che non solca minimamente l’unica anima che doveva essere conquistata : quella del giocatore.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.

  • Davide

    di giochi chi ha scritto sto articolo ne capisce ben poco…torna a giocare a pacman! di sicuro non è un capolavoro come altri giochi…ma è fatto veramente bene e quando inizi a giocare è difficile che spegni la console…e non tutti i giochi riescono a creare questa sintonia! stammi a sentì a me cambia mestiere!

    • Alessandro Tonoli

      Guarda sono uno che ha giocato praticamente a tutti i titoli di Cage, che mi sono piaciuti tanto da annoverarlo tra i messia del videogioco moderno, quindi la tua asserzione a Pacman (che mi vuole indicare come retrogrado suppongo), non mi sembra molto ben indirizzata : a me i giochi moderni piacciono, quelli di Cage soprattutto per altro 🙂
      Son contento che ti sia piaciuto ma se girerai per la rete troverai ben più di un parere negativo, quindi non mi sento proprio ne di cambiare mestiere, ne – anche fossi l’unico a sostenerlo- di evitare di sottolineare quando un gioco, pur di un autore che adoro, toppa per superficialità di regia/sceneggiatura. Il che non vuol dire che non possa trovare persone che non gradiscono comunque il titolo 🙂

      • bruno strati

        Cambia mestiere

        • Alessandro Tonoli

          E tu almeno articola un parere 🙂

  • orcodiop

    per carita’, le opinioni degli altri vanno rispettate ed e’ giusto che ognuno possa esprimere il suo parere ma su quanto scritto qui sopra da Tonoli non mi trovo daccordo su nulla e a quanto pare non sono l’unico a sollevare il dubbio sulle capacita’ di chi ha giocato e recensito il titolo.

    • Alessandro Tonoli

      Rispetto allo stesso modo il tuo parere, non insinuando però che tu non sia in grado di giudicare un titolo solo perchè non sono d’accordo
      🙂

  • Fra

    Ognuno ha le sue idee.. Ma questo è un capolavoro. Un gioco che ti emoziona, ti commuove e ti appassiona può essere solo un capolavoro. Non ci sono altri aggettivi.

    • Alessandro Tonoli

      Ecco esatto; il problema è che a me non ha minimamente fatto questi effetti. Rientra nel discorso ognuno ha le sue idee comunque: per la mia visione è quindi proprio all’antipodo del capolavoro.
      Son contento che tu invece sia riuscito a godertelo a tal punto; ti invidio sinceramente perchè speravo smuovesse le stesse emozioni anche in me.