A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Noah”, il Signore delle Arche sbarca in Terra fantasy!

“Noah”, il Signore delle Arche sbarca in Terra fantasy!

Apr 24, 2014

Nell’era delle rivisitazioni non sono molte le possibilità per opere di un certo calibro di sfuggire alle chiavi di lettura più disparate. Ne abbiamo viste di ogni tipologia: a partire dal cinecomic in salsa realistica fino ad arrivare a fiabe ricontestualizzate e rifrullate in una mistura moderna , passando addirittura per personaggi storici rivisitati in salsa horror – young adult (Abramo Lincoln Vampire Hunter dovrebbe dirvi qualcosa).
L’immutabilità concessa dalla carta stampata sembra solo un lontano ricordo, anzi, decisamente solo una questione di tempo; ogni certezza che avete, o avete avuto, su una determinata storia è destinata prima o poi a cadere.
Parlando di opere che circolano da parecchio poi (circa dal primo giorno in cui è stato possibile stampare qualcosa ad esempio), vien facile intuire come questa questione di tempo non sia destinata solamente a romanzi-  fumetti-o ad altre opere incastonate nella cultura comune, ma, prima o poi, statisticamente parlando, toccherà anche alle storie più vecchie del mondo: quelle che le religioni ci tramandano.

Beh, è proprio questo il caso degli occhi del regista Darren Aronofsky, creatore delle più recenti opere Il Cigno Nero e The Wrestlers, che,  in mancanza d’altro, decidono di posarsi proprio su uno dei personaggi biblici più celebri: quello di Noè. Occhi caduti in una delle tentazioni più antiche del mondo, e vista la qualità espressa nelle occasioni sopracitate, non possiamo certo dirci esattamente dispiaciuti; ma, trattando una questione così spinosa, come decideranno di agire?

Ben lontani dalla banalità e dalla voglia di attinenza al testo sacro di riferimento, ecco che appunto, figli della permissionistica era moderna, decidono di non seguire più la via maestra optando per una diversa chiave di lettura, che ammorbidisca volutamente i toni,  e che permetta all’immaginario visivo del regista di prendersi le giuste soddisfazioni : quella fantasy.

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Che si voglia o meno è proprio questo aspetto ad impattare lo spettatore come un meteorite nello stomaco nei primi minuti di film. Senza neanche girarci troppo intorno, tramite una narrazione in voice over, il recap degli eventi precorsi alla storia di Noè ci farà da subito capire con che film avremo a che fare: scopriremo della cacciata di Adamo ed Eva dal giardino del Creatore; del futuro della loro genealogia terrestre divisa in regni a causa del fratricidio di Caino, e la relativa scissione di Seth; da qui, da una parte, la genesi degli uomini (l’impero sorto sulla via del peccato di Caino), dall’altra la casata più fedele al creatore, quella di Matusalemme e, successivamente, di Noè.

Ma la vera doccia fredda deve ancora arrivare, ed arriva esattamente all’apparire dei granitici Vigilanti: veri e propri Golem posti a guardia del regno.

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L’impatto, come dicevamo, è davvero frastornante. Per lo spettatore medio è sicuramente di non certo facile digestione il ritrovarsi un personaggio ingessato dai propri riferimenti religiosi parzialmente ristrutturato su delle basi che di attinenza religiosa hanno davvero ben poco. Pozioni magiche, creature mistiche, angeli decaduti, pelli luminescenti, una terra che sa più di futuro post-apocalittico che di passato ancestrale: c’è tutto quello che servirebbe per la creazione di un fantasy vero e proprio (la genesi dei Vigilanti è davvero affascinante). Per riuscire ad apprezzare il film c‘è quindi da superare uno scoglio grande.

Superandolo però,  scopriremo che Noah uscirà incolume da questa burrascosa impostazione  e si farà decisamente apprezzare a più riprese per quello che il film vuole essere, senza riuscire mai, però, ad eccellere.

La tematica, nonostante l’alleggerimento fantasy, rimane non certo una fiaba all’acqua di rose, e la lungaggine e cupezza del film (oltre due ore) sicuramente non aiutano il mantenimento della soglia di attenzione.
Ci riesce, però, in favore di una scelta registica che mira a condensare la maggior parte dell’azione nel secondo tempo del film: se nel primo tempo la presentazione di Noè e la costruzione del suo personaggio (e dei suoi tormenti) rubano ‘tempo al tempo’, la seconda parte spazia tra il disaster movie- il kolossal alla ‘gladiatore’, e la vera e propria tragedia fratricida. Il film si salva, e si salva in toto, nonostante le critiche da cui non potrà mai fuggire. Grazie a cosa?
Grazie  sicuramente  alla figura di un Noè che Aronofski confeziona in maniera perfetta, cucendolo addosso a Russel Crowe,  adattissimo per la parte , facendolo poi evolvere gradualmente secondo canoni che non ci saremmo affatto aspettati (ancor meno della tramutazione fantasy ad esempio), portando su schermo così  diverse condizioni della mentalità umana, che intrigano e mettono di fronte allo spettatore tutti i temi etici di cui le diverse religioni, per vie traverse, da sempre ci parlano.

Tutti questi  temi che il  film vuole  toccare sono ben incanalati nei personaggi, e ci rimangono proprio grazie ad essi. Noè, i suoi figli ( tra tutti un  Logan Lerman che ruba la scena ad Emma Watson), come la frangia peccatrice degli uomini. Tutti portano con loro innocenza, bontà e malvagità. Nessuno merita di essere impune, tutto è relativo se non l’accezione umana al peccato;  e proprio da qui, la delineazione della strada maestra del film, che mira a portare i riflettori sulla Pietà indicandola come unica via per l’umana salvezza, contro la stessa umana propensione alla conquista del potere.

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Pur gestendosi bene il film, come dicevamo, non è affatto esente da difetti, e sicuramente offre il fianco nella gestione temporale delle scene. Alcuni salti  hanno ben poca coerenza, e non aiutano affatto lo spettatore ad incollarsi alle vicende. La sua poliedricità tematica, e la voglia di colpire un po’ ovunque, costringono il regista più volte a ritornare sugli stessi passaggi in un senso di quasi schiavitù ideale, portando la corretta evoluzione delle vicende in secondo piano favorendo la voglia di approfondire l’idea guida.

Tra tutto ciò però è proprio Aronofsky, che, seppur timidamente rispetto ad altre sue opere, sicuramente riesce a far emergere in questa vicenda la giusta quantità del suo gusto per l’immagine e per la musica, appena lo spiraglio glielo permette. Le sequenze all’ombra del tramonto, con i personaggi senza volto riportati alla loro icona biblica, sono sicuramente più che efficaci e riportano il film al proprio tono originale, mentre le sequenze del serpente-mela, con i presagi di Noe notturni, sono posti nella giusta ridondanza così da poter rimanere nella mente dello spettatore come devono.

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Noah è sicuramente uno di quei film che non potrà mai pretendere il suffragio universale degli assensi.
Figlio di un regista che ha da sempre ben abituato il suo pubblico risulta sicuramente un esperimento più riuscito che non.

Nonostante le incertezze di una tematica di fondo più che scomoda riesce a destreggiarsi non scadendo ne nel banale, ne nel retorico, lasciando spazio di critica sicuramente a chi vorrà incentrarsi sulla chiave di lettura religiosa, ma accattivandosi le simpatie di chi apprezza sempre di più le parabole rilette in funzione di un concetto importante da trasmettere. Un insegnamento che, partendo dalla religione, non si vergogna di essere sboccatamente cinematografico e sboccatamente moderno, e che conferma ancora una volta la miracolosità degli occhi di chi, nel bene e nel male, ha saputo portare a schermo tutto questo.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.

  • roberto mangherini

    il racconto della genesis con immagini velocizzate è la parte più bella dell film.
    vedere come le parole della bibbia si incastrino con le teorie del big bang, della creazione del sistema solare e l’evoluzione è il punto più alto del film.

    • Alessandro Tonoli

      Concordo fortemente, la mistura ha pagato e a livello di immagine ha avuto pienamente il suo effetto, anche se rimango molto più affascinato dalle semplici inquadrature in tinte rosso tramonto dove i volti dei personaggi scompaiono per dare spazio al loro significato iconico, davvero una trovata semplice ed efficace