A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“The Amazing Spiderman 2”, il ritorno del vostro amichevole Spiderman di quartiere

“The Amazing Spiderman 2”, il ritorno del vostro amichevole Spiderman di quartiere

Mag 4, 2014

Dove avevamo lasciato il nostro amichevole Spiderman di quartiere?
Beh, non certo nelle migliori condizioni.

Non a livello di trama si intende, Spidey è abituato, ha certo visto giorni peggiori di questi. La morte del padre della sua Gwen sicuramente non può averlo lasciato indifferente, però le cose tutto sommato, nelle sue nuove vesta di protettore della grande mela, sembravano andare abbastanza bene.

E’ a livello registico che il nostro arrampicamuri si è iniziato a porre due domande dopo la fine del primo capitolo datato 2012 ‘ ‘The Amazing Spiderman‘. Strappato e  rebootato  in una nuova salsa teen oriented, dopo il rovinoso finale di Spiderman 3 che ha di fatto estromesso il regista Raimi dalla gestione del brand, ecco che il suo sacro ( e nuovo) costume si è visto indossato da Andrew Garfield, mandando in pensione l’ormai stremato (e datato) Tobey Maguaire, e le sue ragnatele sono passate direttamente sotto gli ordini del giovin regista Mark Webb, noto solamente per il, seppur stupendo, ‘500 Giorni Insieme‘, commedia romantica che gli è valsa da lasciapassare per uno dei brand cinematografici più importanti attualmente in circolo.

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E le domande che lo spararagnatele più ironico della terra si è fatto sono un po’ le stesse di chi ha assistito alle sue ultime sopracitate gesta trovandolo decisamente sottotono. Un primo capitolo che partiva con l’arduo compito di scollarsi di dosso tutti i paragoni con il first episode di Raimi, si è rivelato essere a malapena un film guardabile (ad esser buoni) dove le uniche cose salvabili consistevano in un ottimo 3D e sequenze d’azione ben dirette.

Decidersi a reindossare il costume con alle spalle questo antefatto non è certo una passeggiata, anche se godi di ragnatele e sensi di ragno. Se poi, recentemente, l’ottimo lavoro della Marvel sugli altri suoi supereroi della scuderia, grazie al progetto Avengers e X-Man, è riuscito a non far sentire più di tanto la tua mancanza al grande pubblico, le cose si complicano non poco.

Ma noi tutti sappiamo che fascino indiscusso risiede in quel costume: il costume del primo vero eroe che il pubblico fumettista ha sentito veramente vicino. Un empatia naturale nata per questo personaggio che si incolla un po’ a chiunque, ragazzo intelligente, impacciato, entrato in possesso di un potere che gli pone addosso una responsabilità più grande del potere stesso, mentre  comunque i problemi di un qualunque adolescente di periferia continuano a contornarlo rendendogli le cose sempre più difficili di quelle che potrebbero essere.

Non potendo più quindi stare in disparte a oltranza Spidey decide  infine di risaltare in sella alla ragnatela, e, senza pensarci su due volte, concede  nuovamente fiducia alla triade Webb- Garfield- Stone  donandoci questo “The Amazing Spider-Man 2 : Il potere di Electro“, recentemente uscito in sala,  sperando che le sue altalenanti peripezie tra i palazzi della grande Mela non siano nuovamente l’unico motivo valido per portarci al cinema con lui.

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Per chi scrive queste righe è veramente un piacere annunciare che, finalmente,  il film funziona.
Dopo un esordio completamente sconsiderato il reboot di Spiderman può scollarsi la pre-etichetta di cui si stava già fregiando e lanciarsi a libero in volo verso i suoi colleghi supereroi che di questi tempi tanto stanno riscuotendo il successo di cui, ironicamente, era lui invece prima assoluto detentore.

L’inizio del film è già una ventata d’aria fresca. Da subito si intuisce la cura, e il maggiore tempo di lavorazione che il progetto ha finalmente avuto. L’ironia funziona, il rapporto tra Peter e Gwen ha i giusti approfondimenti (come quello con gli altri personaggi) e i Villan sono finalmente gestiti in una maniera dignitosa (comparsata di Rhino a parte). Emergere un nuovo Harry Osborne (il bravissimo Dane DeHaan), sicuramente più attinente alla controparte fumettosa rispetto al vecchio James Franco, mentre  all’Octopus del secondo capitolo si contrappone un Electro (Jamie Foxx) che diverte prima e piace poi, rimanendo ben approfondito e motivato per tutto l’arco del film.

Webb questa volta sembra aver trovato la formula segreta della ricetta cinecomic e  non si risparmia riuscendo finalmente  a far emergere le doti registiche che tanto l’hanno contraddistinto nel precedente lavoro : momenti musicali azzeccatissimi, ritmo calzante e sceneggiature naturalmente coinvolgenti, anche se, sottolineaimo, i dialoghi, rispecchiando lo young adult style, rimangono parecchio scialbi (i monologhi di Raimi rimangono tutt’altra cosa).

D’altro canto sono le sequenze d’azione il vero fiore all’occhiello di tutta la produzione. Anche qui Webb si lascia davvero andare al suo estro, e dimostra di essere maturato a tal punto da travestirsi da perfetto regista action facendo arrivare il grado di spettacolo proposto ad un punto tale  da meritarsi sicuramente la candidatura per le migliori sequenze d’azione mai viste in un cinecomic. C’è tutto: colori vivaci attanaglianti, ritmo frenetico e dinamicità assoluta! Fin dalla prima scena in cui viaggeremo a bordo con Spidey la cura nella gestione della profondità 3D ci farà sentire come su una giostra a vuoto d’aria, e la continua varietà di inquadrature che la camera concederà non permetterà allo spettatore di riprendere fiato in questi voli mozzafiato. I combattimenti, ricchi di ralenty e improvvisazioni di ogni genere permettono al personaggio di dare poi il meglio di sé, e al film di farsi scontare le incertezze che  comunque si porta dietro.

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Quali sono?

Il problema principale che spezza la magia con lo spettatore sarà il sentire nominare Peter Parker e non trovarlo mai su schermo.
I momenti ‘da Spiderman‘ sono sicuramente resi ottimamente, e rimangono di certo più impressi del magari troppo contenuto Uomo Ragno di Raimi. Movenze, stile di combattimento e dialoghi sono perfetti e davvero sembrerà di ritrovarsi a guardare l’eroe di cui tutti da sempre ci siamo innamorati leggendone le gesta. Ma il problema Peter Parker è un problema che pesa sulla serie come un macigno. Non si sa cosa diavolo sia passato per la mente a Webb in fase di casting perchè Andrew Garfield rimane inadatto per la parte quanto una scimmia vestita da avvocato, e, pur sforzandosi e pur tentando di dare il massimo con espressioni facciali al limite di un qualunque episodio di Dawson’s Creek proprio non ce la fa, e finisce per rimanere estraneo sia al personaggio, sia allo spettatore.  L’intenzione della produzione, quello di darci un nuovo Peter Parker più in linea con la serie Ultimate esce completamente fuori tema, e crea un personaggio che non rispetta nessun canone dettato sia dal cartaceo, sia dall’icona che il personaggio rappresenta e dalla quale non si può prescindere, ricalcando uno stereotipo adolescenziale odierno che poco ha a che fare con il costume  Parker.

Proprio tra i due personaggi, Peter e Gwen, nasce un alchimia convincente sì, ma non completa, nonostante la corposa spinta che Webb prova a dare con le sue romanticherie che finalmente anche qui fanno capolino in tutta la loro estrosità.

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Tutto questo però, insieme ad una trama che si dilunga senza far trasparire per troppo tempo dove voglia andare a parare, frena la capacità del film di rimanere veramente impresso nello spettatore, che eppure si ritroverà comunque compiaciuto, soprattutto per via della gestione del finale, delicata, emozionante e convincente (il film si chiuderà veramente con una sequenza degna di lode).

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Il risultato finale se visto in relazione al punto di partenza ha del miracoloso, e ci riconsegna finalmente i film che tanto ci erano mancanti in questo mensile circo alternante di uomini in calzamaglia. Resta il dubbio di cosa avrebbe potuto fare Raimi in possesso dei mezzi tecnici odierni di cui Webb fa sapiente uso per portare luce alla sua stella, ma alla fine del film , quella voglia  di uscire dalla sala alla caccia del primo fumetto o del primo videogioco che vi possa permettere di assistere nuovamente alle avventure dell’eroe più amato di tutto i tempi, farà capolino zittendo qualunque pensiero.

L’unico che vi resterà sarà la coscienza del fatto che, finalmente, dopo qualche anno di assenza,  il vostro amichevole Spiderman di quartiere, è ritornato a casa.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.