A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Edge Of Tomorrow”, la formula vincente del cinema vivi-muori-ripeti

“Edge Of Tomorrow”, la formula vincente del cinema vivi-muori-ripeti

Giu 25, 2014

L’ultimo ricordo che abbiamo in ambito fantascientifico del sempreverde Tom Cruise non è certo dei più esaltanti.
Uscito non completamente illeso dalla  seppur sufficiente prova di Oblivion, si pensava che il caro ex-Maverikc preferisse prendersi un periodo di pausa da guerre futuristiche  e invasioni aliene. Altri progetti potevano far indossare al suo corpo una veste differente, di modo che il tempo, lasciasse scadere lentamente nell’oblio quella che può essere definita una prova attoriale decisamente scialba e poco di impatto, soprattutto quando si gode di un certo palmares.

Anche in considerazione del penultimo lavoro – La Guerra dei Mondi– , non certo un film di cui vantarsi, ad un nuovo possibile fallimento ravvicinato il collegamento film fantascientifico pessimo -> Tom Cruise era non certo a così lungimirante distanza. Se poi ci aggiungiamo che nei trailer, il regista di riferimento del nuovo progetto che lo voleva come protagonista, ovvero Doug Liman, portava come principali motivi di vanto The Bourne Identity e Mr e Mrs Smith, ogni persona dotata di una minima esperienza cinematografica avrebbe potuto iniziare a farsi due domande in merito alla qualità effettiva del prodotto.

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Anche perchè, nel trailer, appare subito chiaro e forte lo stile marcatamente hollywoodiano del film. E, aggiungendo al classico canovaccio viaggi nel tempo e polpettoni mnemonici  per cui solitamente si richiede attenzione ed esperienza di genere,  il rischio di fare un bel pastone pieno di tutto eppur ricco di niente era decisamente  dietro l’angolo.  Per evitare questo, in aggiunta, era assolutamente fantascientifico  anche solo pensare che la presenza della sempre bella Emily Blunt, a cui spettava il compito gradevole di creare una romance con il non certo ripugnante Tom, potesse salvare una barca partita diciamo con vele non esalate da un vento difficile ed arduo, come quello che la platea fantascientifica soffia costantemente verso i prodotti a lei proposti.

Ecco, la cosa bella di ‘Edge of Tomorrow: Senza domani‘, è proprio questa: è’ un film fantascientifico vero e proprio perchè partendo da presupposti di questo tipo e di questo livello, riesce nella fantascientifica impresa di trasformarli in quello che può tranquillamente definirsi come uno dei film più riusciti degli ultimi anni nel suo genere.

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Sta forse proprio in questa brusca virata di rotta la reale bellezza del film, chi lo sa. Sorprendere quando nessuno in fondo si aspetta nulla da te è decisamente più facile. Neanche questo è detto però, perchè in realtà come sopra accennavamo, quando il pregiudizio è bello forte (come quello che sempre aleggia in questo genere di produzioni),  la montagna da scalare è come minimo quintupla.

Ma, Edge of Tomorrow, ci mette davvero poco a scavalcare queste mura terree, ed è un merito che assolutamente non può essergli tolto. Lo fa presentandoci un Tom Cruise in veste di un personaggio nient’affatto plastificato e vittima degli automatici collegamenti che lo star-system prevede (lo sgambetto avvenuto invece in Oblivion). I suoi ghignetti di inizio film fanno subito capire che il personaggio questa volta è davvero strutturato, interessante, e perfettamente calzante. Continua poi mostrandoci una trama inizialmente non certo originale, ma che sa gettare le giuste basi narrative per creare un film basato su regole temporali su cui si giostra abilmente, trovando sempre  spunti utili  per ragionare su se stesso e provare a tenere sulla corda lo spettatore che si troverà totalmente immerso e coinvolto nel gioco stabilito dallo stesso film.

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Voluto è il riferimento alla parola gioco perchè la gestione trial and error delle scene d’azione, su cui si basa tutta la peculiarità principale del film, è di derivazione nettamente videoludica e non fa altro che rendere più eccitante tutto il contesto. Non si parla di grandi temi filosofici, non siamo di fronte ad uno Snowpiecer e lo spettatore non deve cercare oltre quello che il film stesso sa più che dignitosamente concedere. La storia di questo ufficiale bruscamente lanciato in guerriglia contro il suo volere (reo di aver tentato di sottrarsi al conflitto) trovatosi poi investito di un potere capace di ribaltare le sorti della guerra rivivendo continuamente il giorno del conflitto, riesce ad essere interessante così com’è. Siamo più di fronte ad una evoluzione del non troppo ricordato Source Code, di cui riprende molto, ma di cui, abilmente, evita i difetti. La sensazione claustrofobica, o di noia, che le situazioni di loop generano (vero difetto di Source Code) sono qui invece completamente bypassate. Dopo una serie di cicli la storia entra nel vivo ( anche grazie al sempre maggior spazio dato alla Blunt) e trova ogni volta un modo diverso per creare variazioni di location, spostandosi molte volte anche al di fuori del campo di battaglia, rendendo così il film vario, dal ritmo saldo e mai vacillante, con gli approfondimenti meritati ai personaggi che creano buonissimi legami tra loro.

Non ci nascondiamo dietro ad un dito: l’azione c’è, e ce n’è anche molta. Ma è sempre dinamica, funzionale ed anche tremendamente affascinante, grazie a degli esoscheletri di potenziamento che sembrano ripresi da Elysium. Il design tentacolare dei nemici è anch’esso ricercato, ed esprime profonda gratitudine alle sentinelle di Matrix.

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E se quindi la storia fila via liscia perfettamente, interessa, intriga, e i personaggi principali risultano curati almeno quanto l’azione, cosa può mai andare storto?
Semplice:  il finale.

Dopo 105 minuti di ritmo eccelso, gli ultimi 5 minuti decidono di demolire tutti quei perfetti incastri che avevano decretato la riuscita del film. Per una logica assolutamente commerciale che sembra lampeggiare a chiari segnali rossi di alert sullo schermo, vengono abbandonate tutte le logiche del film lasciando allo spettatore quel disgustoso- dolce -sapore di falsa presa in giro. Tremendo ancor di più se la nostra cultura ci permette di sapere che l’opera da cui è tratto il film (la light novel scritta da Hiroshi Sakurazaka All You Need Is Kill ) ha un finale assolutamente non scontato e ricco di fascino.

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Fortunatamente il film si sorregge così bene durante tutta la sua durata che neanche una gestione così scempia e dissennata degli ultimi minuti riesce a essere davvero così dannosa. Edge of Tomorrow non rimane un prodotto a metà: è un film di fantascienza perfettamente riuscito, smaccatamente hollywoodiano,  con equilibri action-narrativi  che pochi altri prima di lui sono riusciti a trovare.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.