A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Star Wars – Il risveglio della Forza”: galassie ritrovate, solennità perdute

“Star Wars – Il risveglio della Forza”: galassie ritrovate, solennità perdute

Dic 18, 2015

C’è una strana sensazione nell’aria.
E’ difficile da definire. Quando aspetti l’uscita di un film per una ventina d’anni anche la parola attesa assume un significato distorto. La pronunci ma senti che suona male. Forse è l’ambiente a distorcerla. Avrebbe più senso forse pronunciata in una chiesa o in qualche altro luogo liturgico. Darebbe quel senso di assolutezza, passerebbe l’idea di un’attesa covata con frustrazione fedele.

Le persone sono tutte in fila con il loro biglietto. E sono tante. Come mai se ne erano viste fuori dall’ingresso. La maschera del cinema preferirebbe strapparsi le mani piuttosto che tutti quei biglietti, tu pensi.
Chi scherza, chi è in silenzio, chi scambia due parole tanto per fare, chi freme da non poter stare neanche un secondo zitto citando frasi celebri a più non posso. Chi immagina i futuri scenari. Chi è già certo dei futuri scenari come il film l’avesse fatto lui.
Chi è vestito, chi è travestito, chi è nudo, per un emozione fin troppo trasparente.
La maschera inizia a far passare le persone consegnandole al loro destino di cui era in qualche modo guardiano.
La sala si lascia riempire con l’innocenza di una vergine. La strana sensazione aumenta.
Lei sembra capirla però, meglio di chi dentro se l’è portata, e la gradisce, tanto che secondo dopo secondo la amplifica. Lascia che le sue pareti la assorbano e la ributtino fuori. Tutto è ancora spento.
Lo spento però diventa improvvisamente più spento.
Le persone parlottano, commentano i primi trailer lanciandosi in battute nervose, le stesse che si fanno prima di una battaglia le cui sorti non sono ancora tanto certe; tutt’altro.

Poi silenzio.

La sensazione ora è un qualcosa di più forte. La si avverte passare sulla pelle.
I secondi ingrassano, diventano grossi come minuti. Il minuto è invece più geometrico, lungo quanto l’intera orbita di un pianeta.
Una scritta compare sullo schermo nero e lancia l’amo.
All’amo si appiglia un boato.
Una musica già sentita scatena un applauso.
L’applauso di chi era al cinema tanti anni fa, in una terra lontana lontana.
L’applauso di chi era bambino incollato alle stesse 3 VHS, in un tempo lontano lontano.
L’applauso di chi era sicuro che oltre che indietro questa storia non sarebbe mai potuta andare, e invece si ritrova quasi commosso ad applaudire queste immagini di un futuro nuovo, negli stessi vecchi luoghi lontani lontani.

E’ un emozione forte vivere la liberazione di questo applauso. Le mani si scontrano e il suono che ne esce è il benvenuto e il bentornato a un vecchio amico.
E quella sensazione ora è chiarissima ed è stata appena lanciata a chiare lettere sullo schermo.

E’ la Forza di chi ci ha creduto.
E’ la forza che in tutto, ora, si risveglia.

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ATTENZIONE – CONTIENE SPOILER

Questa introduzione tenta di far capire cosa può aver provato una qualunque persona che il 16 Dicembre ha visto finalmente l’attesa finire. E’ una magia indescrivibile quella che si è potuta respirare nelle sale di “Star Wars – Il risveglio della Forza”, una magia di cui solo la saga per eccellenza e i suoi fedelissimi fan potevano essere capaci. Il cinema, l’arte cinema, in quel momento si commuoveva, stava ringraziando se stessa. Perché si sentiva ancora intatta, capace di trapassare i decenni e crescere fino al suo culmine; l’effetto speciale aumenta al punto che diventa il legame tra il pubblico e lo schermo solo il suo supporto. Esultava come alla sua laurea, nel 110 e lode della sua tesi “Si possono tenere generazioni di vite unite ed incollate ad un universo immaginifico facendolo sembrare più importante del loro universo stesso?”
Sì è possibile.

Ma basta sentimentalismi.

Perchè dopo la magia ovviamente viene la realtà. Viene la visione del film.
E a volte questa realtà è decisamente dura, soprattutto a fronte di un’attesa tanto lunga e travagliata.
I trailer ci avevano abbonito, addirittura commosso.
Sarà riuscito questo Guerre Stellari a rispettare quella magia? E’ riuscito J.J. Abrams a raccogliere il testimone più pesante mai passato nella storia del cinema?

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Pensiamo di sì.

Ma attenzione. E’ un sì maledetto. Un sì che si porta con sé parecchi morsi, e parecchi rimorsi.
Parecchi “no” buttati giù e nascosti sotto il suo tappeto di passione per una serie di buone ragioni.
Perché diciamocela tutta, quello che si chiedeva ad Abrams era un’impresa impossibile. Accontentare generazioni differenti, visioni differenti della saga, proseguire una storia già perfettamente chiusa così com’era con personaggi iconici diventati figure più vicine al mito che al fantasy. Qualunque padre vorrebbe chiamare proprio figlio “Luke” solo per potergli dire quella frase almeno una volta, e questo la dice tutta.
E invece si decide di dare loro un futuro; ma non un futuro normale, un futuro in cui non si deve scontentare nessuno, creando un qualcosa che vada bene per i nuovi quanto per i vecchi. Un impresa sì, impossibile. Lucas aveva provato a creare un passato a questi personaggi, e aveva comunque finito per fare incazzare metà della fan base. Un’impresa impossibile.
Ma J. J. Abrams con le Mission Impossible aveva già avuto a che fare e se ne esce, incredibilmente, più vivo che mai.

Quindi un buon risultato dovrebbe lasciare tutti più che soddisfatti. Il buon risultato che alla fine dei conti il film, sicuramente, è.
E invece questo buono/ottimo risultato – che era impossibile – lascia con l’amaro in bocca.
Perchè?
Perchè JJ ha trovato incredibilmente le chiavi del paradiso e apre il lucchetto solo a metà. JJ riesce a riprendere in mano, in maniera sicuramente furba, un universo ormai intoccabile riproponendo perfettamente sensazioni, ambienti, e stile. Star Wars è di nuovo tra noi ragazzi. E fa niente se lo è forse anche in maniera troppo simile a come era comparso. Lì sì, sicuramente sta parte del trucco. Citazionismi vicino all’ossessione portano facili sorrisi e fanno scattare più volte la sala in applausi sinceri. E’ un trucco. Ma ben venga.
E fa niente se il plot è quanto di più simile ad un remake di episodio IV. E’ astuto, e oltremodo saggio. Quando dovrai gestirti una storia totalmente nuova, senza più punti di riferimento (la seconda trilogia poteva sperimentare, tanto sapeva dove sarebbe arrivata), accompagnare tutti con un I episodio guida, che non si prenda troppe (nessuna?) responsabilità ha un senso preciso, e geniale se si riesce solo a cogliere una sensazione non di plagio, ma di dolce dejavù. Sono le gambe rotte che nel futuro cammineranno da sole. Fa parte della cura.

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E allora cosa non va?

Non vanno alcune fondamentali. I villain. Non va la sceneggiatura, a tratti. Non va la sensazione di minaccia. Si potrebbe quasi fare riferimento ad una minaccia fantasma perché il nuovo “Primo Ordine” non è “l’Impero”, e i suoi leader al momento certo non lo aiutano. Soprattutto quando si ricade nell’atrocità di deludere lo spettatore con un apprendista Sith ben disegnato e presentato quanto non più proponibile una volta tolta a quel modo la maschera (troppo presto e senza la voglia di dare il colpo di scena). Se già il suo viso non lo aiuta il fatto di farsi tenere testa da un non-Jedi (per ora) che brandisce una spada laser come fosse un rastrello lo delegittima in via assoluta. Non bastasse la tecnica usare la spada laser per sfogare la propria frustrazione è un ulteriore salto verso il baratro. Ed è un peccato perché l’idea di dargli un tormento e una crescita decisamente agli antipodi per la saga (un buono che vuole essere cattivo ma gli vien difficile reprimere l’istinto della luce) è una trovata davvero ottima, e che sicuramente pagherà in futuro, ma al momento perde tutte le sfide lasciando solo un personaggio totalmente avulso dal ruolo di minaccia che per lo spettatore dovrebbe rappresentare. E non per gusto, ma perché senza quella la meccanica del film non funziona come dovrebbe. E si sente.

Abrams si cita invece cambiando toni e ritmo, portando lo stesso humor che aveva già trapiantato nel reboot di Star Trek, che se da una parte paga, regalando attimi davvero spassosi e che donano davvero molto al film, cambiano le metriche delle parti drammatiche che appaiono abbozzate nei dialoghi, senza effetto e poco “sincere”. D’altronde la drammaticità di una frase passa proprio se è il contesto a permetterglielo. E qui le parole passano con lo stesso peso piuma delle frasi di contesto. La trilogia originale non brillava certo per monologhi infiniti. Ma non era superficiale: diceva poche cose e lo faceva bene. Con solennità.

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Solennità è proprio il termine chiave.
Star Wars, la Forza, le lightsaber sono elementi solenni. E far raccogliere, e usare più volte, una lightsaber a un non-jedi o vederla usare come fosse lo sfogo di un 14 enne che decidere di prendere a pugni i mobili della sua stanza sono stonature pesanti, al limite del dissacrale.
Ne tantomeno la Forza è un qualcosa che si può improvvisare. Non ci si può inventare il controllo mentale senza averlo neanche mai visto, anche se si ricorre all’istinto. Non è nelle regole del gioco. E il cinema permette tutto, permette di inventare mondi assurdi e trovare spiegazioni al limite del credibile, anche dell’assurdo stesso. Esiste una cosa chiamata sospensione dell’incredulità a cui lo spettatore si deve per forza concedere. Ma questa smette di compiere il suo lavoro quando si impostano delle regole a cui lo spettatore decide di credere, e che vengono poi eluse in palese malo modo. E il gioco, anche se per un attimo, irrimediabilmente, smette di divertire.

La stessa gestione dei “colpi di scena” e dei momenti topici è decisamente rivedibile. Un personaggio come Luke che dopo due ore e mezza di attesa dietro le quinte si becca giustamente le luci della ribalta nella scena finale meritava forse qualche inquadratura studiata in maniera meno frettolosa e più celebrativa. E’ fan-service. Ma anche quello ha i suoi momenti, e in quei momenti va fatto.

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Tutto da buttare?
Assolutamente no.
C’è equilibrio nella forza. Se spendiamo tante righe più per cosa non va che per quello che va è perché quando vedi le porte del paradiso aperte per metà quella chiusa fa più notizia. Ma la vera notizia è che – ripetendoci- Star Wars è di nuovo tra noi. Perché tutto il resto è magia. Pura magia.
Da Han a Leila, ai nuovi protagonisti che si fanno subito ben volere e hanno una chimica invidiabile; da BB8, alle ritrovate fughe sul Millennium Falcon, fino alla sensazione di mistero generale che si respira con personaggi celebri che si sciolgono spesso nel mito, mito che noi conosciamo bene, ma gli stessi personaggi no.  E’ lo spettatore che viene celebrato. Lo spettatore protagonista di un’attesa infinita viene ripagato. E Dio, grazie a Dio, le battaglie con le light non sono più finalmente balletti in costume ma sono lente, cavalleresche. Epiche.

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E’ possibile avere un unico giudizio quindi? Esiste una verità?
Ora meno che mai.
Ogni spettatore la vivrà figlio della sua epoca, dell’epoca da cui proviene e dell’epoca che spera, o ha il timore, di vedere. Il lato oscuro e il lato chiaro che sono in noi combatteranno per trovare una ragione che ci dia pace.
E questo è il segno che Guerre Stellari è davvero tornato. Che la Forza si è risvegliata.
I pregi e difetti si vedranno solo alla fine. Ci sono altre storie che ci attendono, resta solo da goderci il viaggio vedendo che ne sarà.
In ogni caso per l’attesa spezzata, per il contesto creato, in buona parte per la sua realizzazione, possiamo dire che siamo stati i fortunati testimoni di una delle esperienze cinematografiche più spettacolari che questa galassia, lontana lontana, abbia mai visto capitare in sé.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.

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    Episodio IV S

  • Sabbadin Guido

    Seguo STAR WARS dal 1977, e sinceramente per quanto il “cattivo” di questo episodio non emani nemmeno la metà del carisma di Darth Vader, è cento volte meglio de “la minaccia fantasma” quindi mi sento a malincuore di perdonare la spada laser orrenda del villain del primo ordine, per il resto sto già aspettando il 2017…

    • Alessandro Tonoli

      con La Minaccia Fantasma concordo, ne esce a mani belle pulite. E grazie a Dio nel 2016 abbiamo un contentino per lenire l’attesa

  • Luigi24

    fantastica recensione, sono commosso. Io che sono andato a vedere il film il 16 ho provato esattamente le stesse emozioni.

    • Alessandro Tonoli

      è davvero bello sapere che qualcuno ha provato le stesse sensazioni…ti ringrazio 🙂

      • Pino90

        Anche io… solo che quelle negative mi hanno travolto! Sono uscito arrabbiatissimo! 🙁

  • FrankieDedo

    ATTENZIONE: SPOILER POSSIBILI

    D’accordissimo, con una deviazione: Io ritengo che la “solennità modesta” della trilogia classica (e di Ep1, grazie a Qui-Gon, principalmente) siano il punto focale di Star Wars, e uno dei requisiti per il quale un prodotto può essere definito “di Star Wars”. Eppure, questa mancanza di solennità, mi è piaciuta! Per un motivo: ci troviamo in una galassia dove la Forza si è assopita, come il titolo suggerisce, e tutto il film resta come in una sospensione, dove non si abbandona all’ascetismo del vecchio Ben e del suddetto Qui-Gon, ma che resta sempre lì lì per arrivarci e per un motivo ben preciso: Manca un vero maestro Jedi. E infatti, la scena finale, in silenzio, ti dice: “eccoci, ci siamo, la Forza è tornata, ecco qui il vostro maestro saggio” e tu lo sai dall’inizio del film che ci arriveremo, lo sai perchè la prima scritta che vola nello spazio è “Luke è sparito” e tu SAI che lo troveranno, e che senza di lui, la Forza e Star Wars non ci sono.. Questa è la storia degli Skywalker, e senza uno di loro (dichiarato, almeno 😉 ) non si va da nessuna parte! Ed è questo il bello, il film ha una trama, e varie sottotrame (fra cui, a mio parere, quella criticata della starkiller base e della resistenza). La trama parla delle storie dei 2 protagonisti, e del rapporto padre-figlio, e un’altra sottotrama parla della ricerca della Forza, per così dire, e io ho percepito questo: in definitiva Luke c’è nel film, ma è una presenza che ci circonda, che ci unisce e che tiene insieme tutta la galassia. 🙂
    La solennità c’è, ma è ben nascosta, non ti soddisfa, non ti disseta, ma c’è ed aleggia come un fantasm…pardon una presenza! 😀

    • Alessandro Tonoli

      Bellissima considerazione 🙂
      Riesco a capire il punto di vista – soprattutto quando indichi una cosa che mi sono scordato di mettere nell’articolo – però la vedo più come un altro piccolo difetto nonostante la spalmatura a cui ti riferisci tu – : la mancanza del maestro Jedi. Quello sicuramente è un elemento che di base fa mancare qualcosa in questo star wars, e con quello si perde molta della solennità che ne sta alla base. Forse la solennità tacita a cui ti riferisci si avvertirebbe, ma il tono di ‘umor’ è davvero invadente, e proprio questo voglio far notare quando scrivo che le parti drammatiche dovrebbero avere una diversa metrica perchè così, davvero, passano troppo poco. Lasciare il tutto in mano all’improvvisazione della Forza, nonostante nel titolo è vero, “si risveglia”, funziona solo a metà. La presenza che dici di Luke è mitizzata – e spero di non essermi fatto fraintendere – funziona alla grande (personalmente quando ho visto la carrellata classica di introduzione è ho visto che Luke era sparito, ho pensato subito al colpo di genio alla Abrams – un po’ l’effetto che in Fringe ci aveva fatto sperimentare con la scomparsa – troppo breve- di Peter Bishop). La mia critica era rivolta solo alla poca ‘cura’ registica della scena finale, molto, molto abbozzata a livello di inquadrature.

      • FrankieDedo

        Nessun fraintendimento 🙂
        Comunque se ricordi bene, questa solennità non era molto presente in Ep4, ci sono dei momenti, (principalmente la scena sul falcon con il remoto, e la parte finale del canalone) ma siamo ben lontani dai brividi dell’addestramento di Yoda e di quando solleva l’Ala-X di Luke (a mio personalissimo parere, s’intenda!)
        Stessa cosa qui: Viene reintrodotta la Forza nell’universo, ma con calma (e direi anche più giustamente, dato che di ciccia alla brace ce n’è di più che in Ep4 😀 )

        Il discorso dello humor è soggettivo comunque, io ad esempio trovo molto più sciocco (ma comunque gradevole) quello della trilogia classica, che comunque si piazzava in momenti davvero topici e drammatici/seri della saga… penso a 3 scene in particolare, una per episodio:
        in Ep4, prima della morte di Obi-Wan, c’è la scenetta alla Benny Hill con Han Solo e gli stormtrooper (avessero fatto una cosa del genere in Ep7, aspettavano Abrams alla forca :D)
        in Ep5, prima della suddetta scena dell’addestramento di Yoda, lo stesso grande maestro Jedi, si comporta come un idiota rincitrullito per 5 minuti buoni! Per poi cambiare COMPLETAMENTE personalità, certo c’è una motivazione a tutto questo, ma ciò non toglie la scena 😉
        in Ep6 abbiamo gli Ewok tutti, che personalmente trovo appropriati, ma che sono onnipresenti nel terzo atto, e che si scambiano le scene con l’IMPERATORE, PORCO WICKET! 😀

        Detto questo, ripeto, sono giudizi soggettivissimi, però non ho trovato così fuori luogo le battute, e anzi, una delle scene più criticate, cioè quella di Poe che sfotte Kylo mi è piaciuta, perchè dice molto del personaggio, e non è affatto casuale come humor, e anzi non mi ha fatto ridere, ma mi sono cagato adosso per il buon Poe XD

        • Alessandro Tonoli

          Il discorso che tu fai sullo humor è giustissimo, la differenza che volevo rimarcare, anche in considerazione delle tue precisissime citazioni, è più un discorso di tono generale. Star Wars – generalmente come saga – di certo non ha mai rinunciato a momenti comici qua e là. Ce ne possono essere più o meno ma sono ben distaccati; sono scene, che staccano dal contesto generale. Star Wars – il risveglio della forza – è invece un film che ti da sempre l’impressione di essere ‘sulla via del sorriso’ – è un humor diverso – per cui JJ è già celebre – è lo stesso esatto trapiantato in Star Trek – ritmo veloce – occhiate – piccolissimi momenti disseminati in moltissime scene che ti fanno sorridere: occhiate, risposte rapide, azione frenetica ne sono i materiali di costruzione basilari.
          E secondo me attenzione: stanno davvero benissimo:). Perchè sono un linguaggio funzionale per il nuovo pubblico, e ottimo anche per il vecchio, che se le ritrova mischiate con tutto il contesto citazionista e crea un vero e proprio eden di felicità.
          Se cambi l’impostazione metrico meccanica però, come in qualunque sistema, deve esserci un processo di riequilibrio: per esserci equilibrio nella forza del film (ok me la potevo risparmiare) le scene drammatiche devono avere una formula differente, impostata a soppesare il cambiamento apportato, altrimenti la stessa formula – sistema diverso – può funzionare meno. In risposta ad un tono humor molto più marcato, e meno settoriale, a parer mio le scene drammatiche dovevano essere molto, ma molto, più incisive, o per durata, o per ridondanza.
          Poi certamente: son pareri 🙂

          • FrankieDedo

            Vero ciò che dici, personalmente l’ho trovato appropriato comunque… le scene drammatiche erano poche più che altro, forse è anche quello il problema… Vediamo fra 4 anni, perchè Star Wars può essere considerato come film a sè stante fino a un certo punto…
            Anche con Episodio I mi aspettavo una prosecuzione in crescendo (sul lato emotivo) e invece mi sono trovato di fronte alla scena finale del terzo episodio con davvero poco entusiasmo… spero che non falliscano in ciò! 😀

            Comunque oh, questo è stato l’unico confronto serio e moderato che ho visto finora sul web…. congratulazioni! XD

          • Alessandro Tonoli

            Quando non si pretende di avere la verità assoluta si “rischia” addirittura di imparare gli uni dagli altri 🙂 Bellissima discussione, ti ringrazio!

  • stralunato

    Deo Gratias, qualcuno che usa il nome STORICO italiano “Leila”! Che palle i puristi e passatisti..
    Comunque, e qui verrò felicemente attaccato, la seconda trilogia (I, II, III) non ha nulla da invidiare nè in contenuti, nè in filosofia, nè in politica, nè in aspetti descrittivi della società alla prima trilogia (IV, V, VI), nè tanto meno questo episodio nuovo ha qualcosa che non va.. Ogni film è figlio (Luke, sono tuo padre!) del suo tempo e delle dinamiche del suo tempo.
    Se fosse tutto nuovo, che Star Wars andreste a vedere? Un’altra storia..
    Siamo appunto a episodio VII, e tutto quadra.

    Quindi.. Non rompiamo, e.. Godiamoci la storia che continua e sorprende!

    • lallo29

      a me piace molto la seconda trilogia

    • Alessandro Tonoli

      io ai nomi vecchio ordine sono affezionato – anche perchè si perderebbe il gioco di parole della parodia dei Gem Boy : Lei-la-dà – imperdonabile!

  • Cartesius85

    Ottima recensione ma io gli perdono le ingenuità molto meno. Da una storia appassionante e a sfondo quasi filosofico si è passati prima ai midiclorian e ora forse a qualcosa di ancora peggiore: la forza è diventata un potere magico con cui nasci e non un qualcosa da perseguire con impegno, pazienza e dedizione. Troppo Disneyano, mancava che dicessero “C’ho i poteeeriiiii”

  • Actarus71

    Dico la mia considerando il fattore ‘sospensione dell’incredulità’ che può essere scomposto nei 2 fattori della credibilità “scenica” ossia come il film è materialmente realizzato con recitazione, scenari, fotografia, effetti speciali, etc.e il fattore ‘sceneggiatura’ ossia la trama e come si muovono i personaggi per copione..
    Personalmente non mi sento deluso dal secondo fattore, considerando pure che manca la visione d’insieme che sarà completata dai prossimi episodi (anche se vi do ragione quando dite dei poteri della tipa che emergono grottescamente o del villain che perde il controllo dei nervi con la spada).
    Però la delusione, o meglio il distaccamento dalla “sospensione” suddetta riguarda la messa in scena e cioè IMHO:
    – recitazione pessima di qualche attore (Leila su tutti) che delude tantissimo;
    – mancanza di epicità in alcune occasioni (perse) come si citava ad esempio la rivelazione del volto di Kylo Ren;
    – una resa visiva generale scadente data da un 3D pessimo e pieno di stuttering che può dipendere in parte dalla sala ma nell’occasione (vedi avatar) potevano fare un balzo tecnologico cinematografico portando tipo a 60 fps i fotogrammi;

  • Thefender91

    Si in effetti Ren è poco credibile..però data la sua storia nemmeno troppo: il misterioso Snoke (eccolo un altro errore, dagli un nome da Sith, diamine, Darth …..) sostiene infatti alla fine che “è ora di completare la sua istruzione”. Non dimentichiamo che i Sith traggono forza dalle emozioni: un Ren emotivamente instabile, che sente i richiami della luce, ci sta che abbia delle manchevolezze. Sono invece pienamente d’accordo sul resto, sull’uso “a mo’ di bastone sui rovi” una spada laser (che “non è goffa e erratica come un fulminatore…” cit) e su come sia irriverente l’uso “spontaneo” della Forza da parte di Rey, che sminuisce i grossi sacrifici fatti da Luke (che di diciamocelo, ci ha messo 2 film a diventare un Jedi degno di questo nome) e da Anakin prima di lui…. avevano avuto l’idea giusta con la visione, passi ancora la resistenza alla telecinesi, ma dopo hanno esagerato….potevano arrangiarla diversamente.
    Detto ciò, lancio una provocazione: se fosse stato Finn quello sensibile alla Forza? Dato che i personaggi sono entrambi nuovi, poteva starci, anzi…poteva essere il vero motivo per lasciare il I Ordine, sarebbe stato più interessante, ed inoltre si poteva giocare sul fatto che comunque era un soldato addestrato….