A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Tales of Zestiria”, un lungo viaggio tra purificazione e ingenuità

“Tales of Zestiria”, un lungo viaggio tra purificazione e ingenuità

Gen 16, 2017

Il nome “Tales of” non ha certo bisogno di presentazioni. Il Giappone come sappiamo è una fornace continua di saghe JRPG, alcune più fortunate e alcune meno. Questa serie si annovera decisamente tra quelle che sono riuscite a fare breccia nel cuore dei consumatori guadagnandosi il diritto di essere pubblicata con una buona continuità, dopo un iniziale periodo di latenza, anche nel continente europeo. E no, se è la prima volta che ne sentite parlare: non è un emulo di Final Fantasy; non è nemmeno un simil Dragon Quest. Tales of è una serie che proprio grazie alla propria originalità concettuale è riuscita a crearsi una fetta di mercato assolutamente personalizzata.

Ma cos’ha di tanto speciale Tales rispetto invece ad altre saghe che non hanno avuto la fortuna di raggiungere la quindicesima incarnazione e circa una trentina di titoli pubblicati sotto il marchio dal 1995?

La formula magica a cui queste storie ricorrono è la stessa formula che molte volte purtroppo si ritorce contro il brand stesso, definendosi sia croce che delizia, motivo per cui magari alcuni di voi nonostante la longevità non ne hanno quasi mai sentito parlare. Si basano difatti su un preciso marchio stilistico che le porta a ritrarre le caratteristiche principali degli shonen – manga più celebri, creando narrazioni che assimilano e contengono tutto quello che un affezionato del genere potrebbe mai desiderare.
In attesa quindi dell’uscita del prossimo Tales of Berseria, di prossima uscita nel mese di Gennaio, possiamo riavventurarci nell’ultima incarnazione della saga, quel Tales of Zestiria che riscosse un buon successo (anche di critica) nonostante la sua uscita a cavallo del cambio generazionale che, come ben sappiamo, porta solitamente non pochi problemi.
Varrà la pena quindi recuperarsi questo capitolo prima del salto nel nuovo mondo (a cui Berseria per via indiretta per altro si ricollega)?
Sentite come è stato il nostro viaggio.

Tales of Zestiria inizia decisamente bene, come fanno d’altronde tutti i suoi confratelli. E non intendiamo che inizia bene nella sua prima parte di storia, tutt’altro (vi spiegheremo dopo il perché). L’inizio a cui ci riferiamo è quello che sta prima del menù di start: vi accoglierà come sempre l’amv introduttivo in pieno stile anime, in cui verranno mostrati i personaggi accompagnati dalla canzone ufficiale del gioco. Come se steste per assistere ad una puntata del vostro anime preferito verrete così già catapultati nello spirito dell’opera, mossa classica, bella, e furba, che riesce come sempre ad esaltare il giocatore ancor prima della partenza ufficiale aumentandone così il grado di fidelity.

L’inizio della storia è invece di tutt’altro effetto. Tales of Zestiria ci racconta di Sorey, un ragazzo con la capacità di vedere entità spirituali dette “serafini”, da cui è stato cresciuto fin dal suo primo giorno di vita. Dopo essere uscito dal villaggio assieme al fidato amico Mikleo arriverà in una città dove il suo vero destino inizierà a bussare alla sua porta. Egli acquisirà il titolo di Redentore, figura monacale che nasce ogni 100 anni il cui compito è proprio quello di debellare la malevolenza dal mondo, salvandolo dall’incombere dell’avernale del caos.
Se il racconto che vi abbiamo descritto in poche righe può sembrarvi semplicistico per le ovvie necessità riassuntive, vi possiamo assicurare che la realtà non è poi così distante. La storia parte davvero in maniera decisamente superficiale, mostrando il tallone d’achille ereditato dagli stessi stilemi a cui si rifà volutamente. Quegli shonen manga capaci tanto di attanagliare con i propri combattimenti spettacolari, quanto di narrativa semplicistica molte volte propri di un buonismo ai limiti dell’irritante.

Se è vero che in realtà molti shonen riescono comunque a coniugare i topoi classici dati dal genere con una più che buona componente narrativa (intendiamoci, alcuni sono superbi) questo Tales of Zestiria non si dimostra minimamente interessato a tratte il meglio dal suo calderone; decide di fregarsene bellamente convinto che il personaggio di Sorey (il classico ragazzo innocente tutto etica, buoni sentimenti e amicizia) riuscirà comunque a risultare di buon gusto per la propria fan base, che di questi personaggi avulsi da qualsiasi caratterizzazione particolare non sembra mai averne abbastanza. Il proseguo della storia fortunatamente riesce a rialzarsi notevolmente, arrivando a dei picchi inaspettati grazie all’ausilio di personaggi di contorno invece molto ben caratterizzati ed un’alchimia tra gli stessi assolutamente convincente, e, non in ultimo,  divertente.
Le buone basi storiche però purtroppo cadono spesso in frantumi quando l’ennesimo clichè decide di fare capolino, o quando le situazioni che si sviluppano appaiono assolutamente improvvisate e prive di qualunque spessore evolutivo. Siamo di fronte quindi ad un prodotto valido in caso riusciate a sopportare una gestione decisamente infantile dei collegamenti narrativi, intesi come motivazionali (processo di maturazione di una scelta – effetto).

Ed è un peccato perché con qualche sforzo in più Tales of Zestiria non sarebbe stato lontano dall’avvicinarsi a quel piccolo capolavoro, fra i suoi predecessori, giudicato fra i più riusciti: Tales of Vesperia. Gli argomenti di una certa importanza ci sono tutti: il tema dell’uomo e del male corrosivo che sviluppa; come il mondo deve riuscire a soppesarlo; la possibilità di redenzione da questo processo di deterioramento che non risparmia nessuno, nemmeno il Redentore.
Tales of Zestiria ha in mano quindi un grosso potenziale ma lo banalizza, forse perché convinto che a chi lo segue da decenni questa semplicità molesta di alcune caratteristiche non importi, e porti in generale più acqua al mulino di quella che invece ne allontana.
Già, perchè ad ogni modo l’acqua che effettivamente avvicina non è di così poco conto: chi riuscirà a digerire questi scivoloni troverà nell’avventura di Sorey una storia di tutto rispetto comunque in grado di rendersi sempre più interessante col passare delle ore, arrivando addirittura a far digerire quel personaggio principale un po’ sottotono.
Come molti dei suoi vecchi compagni Tales of Zestiria è inoltre un progetto di natura cross-mediale. E’ stata infatti sviluppata nel 2015 una seria animata che potete trovare in streaming gratuito sul sito VVVVID. La serie conta circa una quindicina di episodi e mischia la trama del gioco con componenti esterni (collegabili al prossimo Tales of Berseria) che amplificano sicuramente l’interesse sia per la vicenda di Sorey, sia per tutto il mondo costruito da Bandai Namco.

Parlando del sistema di combattimento Tales of Zestiria ci regala una versione più evoluta del suo classico combat system che da molto tempo ormai si è affinato, diventando uno dei marchi di riconoscimento più apprezzati della saga. Durante il combattimento avremo a disposizione un massimo di quattro personaggi che comporranno il team, due umani e due serafini. L’alta componente action riservata per le battaglie crea quello che è una fantastica mistura tra i gdr classici e quelli più moderni. Sarà possibile difatti sviluppare le battaglie sia combattendo frontalmente in tempo reale, sia mettendo in pausa il gioco e attribuendo un azione singola ai compagni al momento che ci sembrerà più opportuno. Oltre questo sarà inoltre possibile impostare delle strategie abbastanza accurate, fondamentali ai livelli di difficoltà più elevati, che ci consentiranno di gestire l’IA dei nostri compagni, modificandone atteggiamenti e mosse preferenziali. Non sarebbe comunque un buon Tales se non venissero recuperate le ormai celeberrime fusioni: durante gli scontri infatti umani e serafini potranno fondersi e sganciarsi di continuo, dando il via a spettacolari e continue fusioni che oltre a creare un fantastico, ed esaltante, impatto visivo andranno a stratificare ancora più notevolmente le impostazioni strategiche di battaglia. Restando sempre in tema di strategie di battaglia c’è da far notare come questo Tales of Zestiria introduca un nuovo sistema di gestione delle abilità date dall’equipaggiamento. Particolari bonus saranno infatti concessi a chi riuscirà ad utilizzare accessori facenti capo ad uno stesso ramo di una griglia che si andrà via via a comporre. I personaggi potranno invece ricorrere a tecniche suddivise in arti marziali, arti serafiche ed arti occulte (più le mistiche che si aggiungeranno nel proseguo).
Il sistema di combattimento rimane quindi come sempre elogiabile, se non per la scellerata telecamera che creerà più di qualche affanno negli ambienti chiusi, e potrebbe determinare qualche spiacevole esito anche in battaglie poi non così complicate.

Ma, arrivando al succo del discorso, questo Tales of Zestiria, coinvolge?
Lo fa a metà. Il gioco ci porterà a girare in spazi esterni di dimensioni mediocri in modalità free roaming, tutti suddivisi per aree di sicuramente eterogenea natura. Le aree esplorabili daranno l’accesso a particolari dungeon: alcuni con strutturazioni puzzle decisamente ispirate, altri meno. Il problema di gestione principale è dato dalla mappa a schermo, che molte volte non darà indicazioni precise sul posto da raggiungere lasciandovi completamente in balia dell’intuito orientativo costringendovi a girare casualmente per aree trite e ritrite. Oltre questo la longevità del gioco è aumentata in maniera decisamente poco originale da missioni obbligatorie che vi obbligheranno a ripassare negli stessi luoghi per raccogliere una serie di oggetti utili al recupero della storia passata del mondo, ma la cui ricerca estenuantemente noiosa e avulsa da indicazioni particolarmente precise diventerà un pesante motivo di scollamento dalla trama principale, e a volte dal gioco stesso.

Questo è un elemento che in un gdr ha sicuramente il suo peso: se è vero che è possibile che la frangia di utenza più estremista tragga godimento da questo tipo di ricerche meno guidate, quella invece più casual potrà accusare il colpo. Colpo che fa sentire ulteriormente la sua gravità considerando il fatto che per muoversi da una zona all’altra sarà possibile proseguire principalmente a piedi, lasciando il trasporto fra le zone di salvataggio non sempre disponibile, e, udite udite, alle spese delle tasche del personaggio.

Il livello di sfida si mostra invece ben dosato: sarà possibile passare fra i quattro livelli di difficoltà in maniera libera in qualunque momento del gioco, così da poter evitare i classici momenti di incaglio che più volte ci hanno impedito di completare l’avventura principale in giochi di questo tipo.

Sul fronte tecnico invece Tales of Zestiria mostra le classiche problematiche della serie, acuite nuovamente dall’utilizzo di un 3D che mostra ogni possibile difetto di un comparto grafico sviluppato per dover stare con un piede in due scarpe. L’anima cross gen del titolo si sente tutta, a partire dai modelli poligonali scarni alle ambientazioni spoglie e scialbe. La voce della rete gridò allo scandalo quando venne mostrato, troverete più di un commento che denuncia il titolo come “gioco per Ps2”. Non è oggettivamente così, ma vi possiamo confermare che una piccola parte di voi ad una prima occhiata griderà ingenuamente quel monito. Il tutto dà decisamente più fastidio se pensiamo che la pesantezza del problema sia generalmente creata dalla scellerata scelta di voler rinunciare a quel cel-shading che in Tales of Vesperia aveva riscosso un grosso successo, e che anche ad oggi (parliamo di un gioco agli inizi dell’epoca Xbox 360/Ps3) si dimostra superiore come impatto globale al titolo oggi in analisi.

La colonna sonora invece si rivela nuovamente un fiore all’occhiello, anche se purtroppo cade sotto scelte di gestione registiche abbastanza superficiali: vi capiterà molte volte di incappare in cut-scene drammatiche che si svolgeranno però in ambienti dove la colonna sonora tarata durante l’esplorazione sarà particolarmente allegra; ecco se vi aspettate che il comparto audio si modifichi o si adatti anche solo lievemente allo stile della scena mostrata, sbagliate di grosso.

Tales of Zestiria è stato quindi un più che piacevole jrpg, sicuramente non sotto la media dei suoi predecessori ma, tocca dire, nemmeno la nuova imperdibile epopea tanto attesa.
Se le vostre preferenze di genere optano per mostrare benevolenza verso storie interessanti e ben costruite, ma sorrette da dialoghi e sviluppi degli eventi assolutamente superficiali, può essere il titolo che fa per voi. Il dinamismo del gioco fuso ad una buonissima caratterizzazione di buona parte dei personaggi non vi lascerà certo scontenti.
Se invece le storie di eccessivo buonismo sulla falsa riga del “sei l’eroe e devi salvare il mondo” vi portano quel po’ di nervoso alle mani (tanto da farvi cadere le pal il pad) beh allora forse conviene che ci pensiate due volte prima di confermarne l’acquisto.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.