A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Wayward Sky”, la magnetica isola nei cieli di Playstation VR

“Wayward Sky”, la magnetica isola nei cieli di Playstation VR

Mar 17, 2017

Playstation e realtà virtuale si stanno esplorando a vicenda. L’azienda, ancora fresca del lancio del suo visore (che ha giusto questo mese compiuto 6 mesi di vita), si sta impegnando su tutti i fronti attualmente possibili per riuscire a garantire quei più di 50 titoli compatibili promessi al lancio: dopo l’euforia iniziale si è naturalmente avvertita una flessione dell’entusiasmo dato dai più che comprensibili comportamenti aziendali mirati il più possibile a non divulgare i dati delle vendite del visore, da alcuni ritenuto già per questo un mezzo fallimento, comportamento invece più che comprensibile considerate le buonissime vendite del visore nel mercato di riferimento, cifre che però non sarebbero state correttamente comprese dal mercato user da sempre facile al panico da calcoli della serva.
In questa fase di esplorazione l’azienda ha certamente sofferto la mancanza di titoli major che, ad esclusione del recente Resident Evil, hanno effettivamente stentato a farsi vedere. Se questo potrebbe essere un tallone d’achille piuttosto forte capace di far riempire Ebay in men che non si dica di visori VR, in supporto sono arrivati però dei titoli indie che hanno saputo cogliere le aperture concesse dalla particolare situazione, sfornando dei titoli che mirassero a sorprendere sul fronte concettuale pur senza strafare.
La nuova terra sulla quale i giocatori stanno mettendo piede d’altronde è una sorta di nuova America. Ha bisogno di essere colonizzata, esplorata a tentoni rischiando continuamente qualcosa di più per capire come stabilircisi definitivamente.

Uno degli esperimenti più interessanti arriva da “Uber Entertainment” uno studio indipendente che ha cercato di sfruttare il visore come nuova meccanica da inserire nelle avventure grafiche ‘punta e clicca’, svecchiandone il termine in favore di un più moderno e intrigante “guarda e clicca”. Il gioco in questione, “Wayward Sky”, uscito anch’egli all’alba dell’uscita del Playstation Vr (tanto da essere inserito nel disco demo ufficiale), si propone quindi di ristrutturare le meccaniche di un genere che dopo la deriva delle new cinematographic adventure inaugurate da TellTale non ha più avuto grosse innovazioni.
Vi raccontiamo come è stato il nostro viaggio in questa riuscitissima ristrutturazione fra cieli limpidi e isole dimenticate.


L’isola nel cielo

Per raccontare Wayward Sky bisogna innanzitutto descriverne le sensazioni e le atmosfere. Alcuni titoli non possono essere valutati in maniera stilistica. Bisogna anche saper ragione di pancia. Wayward Sky ti costringe a fare questo in maniera anche un po’ infame. Fin dal menù principale ti conquista con una magnifica distesa a cielo aperto. Con una luce all’orizzonte  che sembra chiamarti e invitarti a scomparire con lei da qualche parte. Non bastasse la visione, un motivo sonoro delicato e soffuso riesce a creare da subito un effetto puramente antidolorifico, come se tutti i mali del mondo fossero stati racchiusi fuori da quell’oasi di pace e serenità. Già dal primo secondo insomma il titolo Uber Entertainment ti fa sbarcare in un pianeta diverso. Ed è una già una vittoria fondamentale.

Fondamentale perché da lì a poco quel pianeta si materializzerà prendendo i contorni di un racconto intimo e minimale, canonisticamente indicato per una fascia di età piuttosto giovane, ma trasmissibile in maniera universale grazie alla concentrazione e al dosaggio del messaggio. Contenuto e ambiente si sposano difatti alla perfezione, il messaggio è unico semplice e coerente. La sua forza è quindi decuplicata, e nonostante ne sul fronte della narrazione ne su quello della regia ci siano episodi in grado di far gridare al miracolo ha avuto il merito di rubarci un po’ il cuore. Tema principale è il tema della famiglia: il viaggio di Bess con suo padre li porterà a sbarcare su una misteriosa isola nel cielo popolata da buffi robot. L’uomo verrà poco dopo rapito da uno di questi e toccherà a noi iniziare a muoverci fra le varie parti dell’isola per riuscire a trovarlo e infine salvarlo, trovando un modo per riparare l’aereo e tornare a casa.


Guarda e clicca!

Il gioco, per via della sua colorazione accesa ed il suo stile semplice e delicato, ricorda un vecchio titolo per Wii, “Zack e Wiki”. La storia intrattiene piacevolmente e permette, tramite dei piccoli flash back, ti entrare più in intimità con i personaggi, dando la giusta motivazione al giocatore che si troverà intenerito dal rapporto famigliare così semplice, ma genuino, che scorre nel titolo.
Come da un lato porta alla ribalta l’attaccamento famigliare dall’altro il titolo inscena situazioni di incomprensioni nette che mostrano anche la forza, negativa, di questi legami recisi. Oltre alla narrazione standard assisteremo, fra un livello e l’altro, a dei piacevolissimi intermezzi fatti a teatrino (dal fascino magnetico) che ci renderanno partecipi della storia dell’isola, e della caduta della famiglia di robot che la governava.

Il gameplay offerto dal titolo in connubio col VR è sicuramente una ventata fresca nel range di prodotti offerto dalla casa Sony. L’inquadratura dall’alto permette di spostare con uno dei due visori Move il personaggio nelle varie parti del paesaggio e di farlo interagire con particolari oggetti utili a risolvere gli enigmi ambientali che sono il vero succo del gameplay. L’ottima intuizione dello studio è stata quella di non limitarsi a questo tipo di prospettiva, permettendo alcune sessioni di interazione con visuale in prima persona (come l’utilizzo di leve etc). Questo concede una doppia valenza immersiva al titolo spezzando inoltre la monotonia visiva per vivere alcune situazioni dagli occhi del personaggio (scelta che avvalora nel miglior modo il grado di immersività permesso dal visore). E’ però triste ammettere che la basilarità degli enigmi ambientali, e la mancanza di un ritmo più alterno, limiti le ambizioni del gioco, facendolo scadere in sessioni a volte decisamente monotone. Creare collegamenti fra le varie piattaforme diventa alla lunga un po’ stancante, e le sessioni puramente narrative si rivelano in fin dei conti decisamente troppo brevi per spezzare definitivamente l’andamento generale.

Ma Wayward Sky in fondo sembra un titolo che si conosce, e sa puntare sui suoi punti forti per recuperare dai suoi inciampi: recupera con la sua velata innocenza, con il suo umorismo e con la sensazione di essere costantemente immersi in un viaggio colorato nel mezzo di una notte stellata.

A livello tecnico il titolo si difende egregiamente perché colpisce e al contempo non si fa colpire. Nonostante alcuni bug di compenetrazione decisamente evidenti, e una piattezza assoluta del comparto texture, mostra una direzione artistica così coerente e ben congegnata che lo fa promuovere a pieni voti. Come già detto la direzione sonora si distacca ancor di più e risulta essere il vero punto di vanto del titolo. Una serie di motivi delicati pienamente azzeccati riesce a racchiudere tutta l’atmosfera dei racconti di formazione aprendo la breccia nel cuore dalla quale Wayward Sky si insinua e si riversa direttamente nelle vene del giocatore.

Wayward Sky è in definitiva un titolo d’avanguardia, e pur con tutte le difficoltà del compito può dirsi pienamente riuscito. L’obiettivo viene raggiunto grazie a una semplicità estetica disarmante. Pur facendo scadere il giocatore meno avvezzo a questi generi lenti e compassati in alcuni momenti di noia, la sua capacità di rasserenare appena indossato il casco Vr ne definisce un carattere magnetico e assolutamente irrinunciabile per i possessori del visore. E’ un’esperienza diversa, nonché una seppur gracile prova di come i visori di realtà virtuale si prestino a molti più generi di quelli che attualmente il mercato attribuisce loro.

Se al ritorno da una dura giornata di lavoro, appena usciti dal chiasso di città, proverete l’istinto naturale di indossare il visore per perdervi in quest’isola dimenticata nel cielo capirete perché Wayward Sky è un successo.
Un successo così intenso, nel suo essere delicato come una piuma.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.