A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Here They Lie”, nelle profondità della VR ecco un baratro di follia

“Here They Lie”, nelle profondità della VR ecco un baratro di follia

Giu 17, 2017

Ci sono dei giochi che non puntano a spaventarti.
Il loro modus operandi è decisamente più sottile e bastardo. Ti si incarnano sotto pelle mediante delle immagini tra il nauseabondo e il fetido, creando una sensazione di disturbo che va ben oltre il misero jumpscare. Definire quale sia peggio o quale sia meglio non è semplice. La natura umana, votata all’autopreservazione è impensabile che possa impostare una vera e propria griglia preferenziale.
Sicuro è che il miscuglio delle due non è gran cosa, e questo miscuglio, provato sulla propria pelle in modalità VR lo è ancor meno.
Here They Lie è proprio un titolo di questo tipo. Sviluppato in esclusiva per Playstation VR ne costituisce uno dei titoli di lancio, e, tutto considerato, è stato uno dei titoli più forti dati in pasto all’utenza per via della sua nauseabonda unicità.
Vediamo ora più nel dettaglio cosa ci riserverà questa lunga camminata in una continua escalation di follia, creata da Tangentleman in collaborazione con i Santa Monica Studio.

Nel regno della follia

Per farvi capire di cosa parliamo nello specifico dovete sapere prima di tutto che il gioco non è altro che un walking simulator. Il nostro personaggio non dovrà fare altro che camminare per l’area di gioco (visuale in prima persona), avendo cura di nascondersi o correre al palesarsi di alcuni esseri inquietanti che tormenteranno tutto il suo viaggio.Un viaggio che si svolge in un mondo assolutamente folle, direttamente alla soglia dell’incubo.

Se dobbiamo trovare un pregio indiscutibile in quest’opera questo sta proprio nella costruzione di un baratro di follia assolutamente fuori da ogni cardine per cui il nostro personaggio dovrà vagare senza sosta, al continuo inseguimento di un’apparizione, una ragazza vestita di un giallo splendente, unica salvezza in un mare di dannazione. E’ un mondo contorto, assolutamente disturbante, popolato da esseri camuffati con teste di animali impegnati in atti luridi, violenti, privi di qualunque spirito e ragione. Vagano per i vicoli di una città desolata, grigia e senz’anima, spuntano nelle reti sotterranee e vi inseguiranno appena consci del vostro passaggio. Vi possiamo assicurare che le scene a cui assisterete vi lasceranno sicuramente un solco profondo, anche per i più abituati alla sfera del cinema horror. L’insieme di ambiente e personaggi è un elemento disturbante subdolo, costante, che si infila sotto pelle sempre più che l’avventura muta di scenario e approfondisce la sua follia.

Un gameplay che non ci chiede molto

E’ una fortuna che il gameplay non chieda poi molto al giocatore: al palesarsi di questi esseri dovrete solamente trovare la strada ed il timing giusto per evitare di passarci troppo vicino. Già vi anticipiamo che non godono di questa grande reattività e, anche una volta entrati nel loro raggio, non vi inseguiranno poi per così tanto tempo se riuscirete a trovare la strada giusta per mettervi in salvo.
La prima ora di gioco è però assolutamente scioccante, soprattutto per chi non ha mai provato un horror in realtà virtuale. Non sapendo ancora come siano tarate la loro mobilità e la loro capacità d’azione il terrore provato è pieno e assoluto. Unito anche al fatto che i primi momenti sono quelli registicamente più azzeccati, la sensazione di pericolo sale ulteriormente. Gli esseri usciranno da angoli bui su cui difficilmente avrete buona visibilità e vi toccherà scappare in zone oscure senza aver pianificato il percorso, improvvisandolo secondo per secondo.

Questo fattore però con l’andare del gioco si perde: un po’ perché gli scenari daranno maggiore visibilità, un po’ perché avrete capito che il loro campo di azione è decisamente limitato.
Nonostante questo però la bellezza del provare l’emozione di correre senza guardarsi mai indietro, che abbiamo respirato in tanti film ed ora è in buona parte replicabile grazie all’immersività concessa della realtà virtuale, resterà assolutamente valida per chi ama questo genere e non vedeva l’ora di un prodotto che gli consentisse di sperimentarlo.

Nausea a volontà

Altri elementi però definiscono Here They Lie un prodotto decisamente imperfetto. Su tutti possiamo confermarvi che il gioco è uno di quelli che più provoca l’odiatissimo motion sickness. Anche per gli stomaci più ferrei sarà un test non semplice, ogni volta che durante la corsa girerete la visuale sull’asse orizzontale preparatevi ad avere degli effetti indesiderati. Lo studio si è anche impegnato per limitare questo effetto studiando un sistema a scatti, che vi permette di rotare l’asse di circa 45° alla volta per non rimanere troppo disorientati, secondo noi scelta assolutamente tremenda (dalle impostazioni è eliminabile).
Tanto per farvi capire il peso del problema vi informiamo che è stata anche aggiunta in corso d’opera una modalità 2D che consentisse di giocare il titolo anche in assenza di un visore (oltre che per allargarne il bacino d’utenza). Personalmente vi posso assicurare che, non so se per la nausea data dal sistema o dal troppo disturbo generato dal gioco, ho pensato più volte di finire il test senza il VR, scelta rinnegata un secondo dopo quando ho visto quel che mi stavo perdendo in termini di effetti scenici.
Il VR è il vero valore del titolo, dà sicuramente una marcia in più, nonostante ne sia a volte il suo handicap peggiore. Sarebbe un errore madornale rinunciarci in quanto, tolti gli scenari disturbanti, il gioco è capace in più di un momento di regalarci delle perle visionarie di assoluto valore.

Altro elemento che non gioca troppo a favore del titolo è la trama: se sicuramente è affascinante non riuscire a capire per intero la vicenda a cui si sta prendendo parte lasciandole assumere un tratto volutamente allegorico ed onirico il non riuscire a capire in cosa si sia capitati in mezzo, tolto il fascino iniziale, allenta il mordente, soprattutto considerando l’avanzare lento e stentato del gioco. E’ anche vero che se cercate nei forum di internet troverete delle interpretazioni fatte dagli utenti assolutamente eccezionali, che ad un secondo viaggio vi potranno far riconsiderare l’esperienza.
Ciò non toglie che il prodotto in sé non si basta.

Here They Lie è quindi un gioco che esce da se stesso disturbato almeno quanto il giocatore che lo proverà. E’ un esperienza che comunque vale la pena provare, ma non è per tutti. Il motion sickness è davvero un elemento letale, e il fascino disturbante di questo logoro viaggio all’interno di un mondo di totale ed onirica follia potrebbe risultare eccessivamente fine a se stesso. Ma se preso con cautela e consci dei suoi difetti architettonici e ritmici è un gioco che sa regalare delle emozioni che, per gli amanti dell’horror, sapranno farsi ricordare.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.