A passeggio fra mondi nascosti dietro un vetro

“Star Wars: Gli ultimi Jedi”, Star Wars è morto, evviva Star Wars?

“Star Wars: Gli ultimi Jedi”, Star Wars è morto, evviva Star Wars?

Dic 15, 2017

L’attesa di Star Wars: Gli ultimi Jedi è stata forse una delle attese più terribili che un fan potesse mai dover essere obbligato a sostenere.
Se la trasognata attesa dell’uscita di Ep 7 era contornata da un hype mostruoso, ma condita dello zucchero che solo la rinascita di un brand, e di una storia per molto tempo data per morta, sa spargere, Ep 8 invece ha vissuto e trascinato gli spettatori in due anni di attesa con la pesante scure del dubbio ben appesa e visibile sulle loro teste.
Concretizzata la nuova linea narrativa infatti la fantasia si è dovuta scontrare per forza con la realtà, una realtà che ha spaccato la fan base in due parti, e senza perderci in distinzioni fra chi fosse nel dark side delle ragione questa diatriba interna, fra ben speranti ed apocalittici, ha tenuto tutti aggrappati ad una domanda la cui risposta sarebbe sicuramente stata data dal famigerato capitolo di passaggio, quello che sta nel mezzo, quello che svela gli scheletri ben chiusi nell’armadio della regia di J.J Abrams che, nel rispetto del suo stile, ha come di consueto regalato molte domande e poche risposte.

La risposta è tutta dentro questo capitolo.
La risposta ai dubbi sulla reale validità dei nuovi personaggi, la risposta alle incertezze legate alla nuova formula disneyana, la risposta che quel nuovo capitolo così calcato su Episodio 4, ma comunque in lotta tra due tipi di cinema ben distinti, richiedeva.

Star Wars è vivo,
o morto?

Avverto i lettori che questo non sarà un commento come gli altri. Non si impegna minimamente a mostrare la globalità della sua visione del film dando spazio ai lati positivi e ai lati negativi in egual misura, così da dare uno spaccato ben ponderato di quanto percepito da chi lo scrive. No.

Questo è un esposto a caldo, con tutte le mancanze e le omissioni che ne competono.
E’ il commento di chi è appena uscito dalla sala e anche se sa che in tutti quei minuti trascorsi c’è una lunga lista di cose da elogiare, se ne esce un po’ distrutto, e con in testa tutto quello che l’imprinting del finale può comprendere.
Elucubrazioni mentali a parte, che sono quelle che di consueto ci portano a considerare e riconsiderare i film ad una seconda o ad una terza visione; è però  il commento più sincero che qualcuno possa farvi. Perché nulla è più sincero di uno spettatore appena uscito dalla sala, è una macchina della verità ambulante, non c’è niente che possa arrivare a comunicarvi in maniera tanto onesta e diretta quello che il film trasmette, quello che il film è, e quello che il film potrà essere per voi durante la vostra di visione, e trascorsi i titoli di coda. Il momento in cui formulerete il vostro di giudizio.
Delusione o estasi? Si decide tutto in un solo secondo, allo spegnimento dello schermo.
Magari a ritroso non lo ricorderete, ma la vostra mente in quel momento sa benissimo cosa ha provato, e ve lo comunica senza troppi fronzoli. Dopo sicuramente complicherete il tutto cercando e ricercando, rovistando roba fra i vari minuti, reincastrandola coi vostri pareri e le vostre coerenze.
Ma la vostra mente, e soprattutto il vostro cuore, sanno già bene se Star Wars è vivo, o morto.

Detto questo la premessa è che sono anche assolutamente cosciente del fatto che non basti una visione per poter giudicare Star Wars VIII.
E’ grosso, e con tutto quello che tira in ballo sicuramente ci vogliono passaggi e passaggi per metabolizzare il tutto.
Ma, una volta che varchi l’uscita della sala il giudizio è anche un istinto più naturale del respiro stesso, oltre che un istinto giusto, a cui va dato spazio: non puoi andare a dormire se non ti sei fatto un quadro più o meno chiaro di quello a cui hai assistito, soprattutto se parliamo di una saga che ti ha cresciuto con la sua mistica profonda e, ad ora, ineguagliata in ambito fantasy.

Partiamo quindi.
Andando a sensazioni le prime cose che metti a terra quando ti ritrovi a pensare nel globale a quello che hai visto è che ti sei trovato di fronte ad un film densissimo. Ma che parla decisamente troppo.
Quasi tutto quello che di misterioso era stato introdotto in Ep. 7 viene qui rivelato. Poco male, è giusto così, è nomenclamente un capitolo di sviluppo.
Il problema difatti non è quanto spiega, quanto come lo spiega. Nello specifico, purtroppo, con spiegoni di gran contenuto e di rilevanza per la trama sfusi in scene rapide (i flashback su tutti), che sono quanto di peggio si possa mettere su schermo quando si vogliono far transitare eventi di un certo spessore, e far sì che essi assumano un certo tipo di significato anche per lo spettatore.
Oltre questo c’è il tipo, e il numero di parole utilizzate.
In Ep 7 avevo già sottolineato (e potete vedere qui come in realtà io sia uno che lo ha stimato, e lo stima, pure parecchio) come la vera mancanza del film fosse tutta nella perdita di solennità del fattore ‘Forza’. E purtroppo anche qui la barca dimostra di non aver cambiato mare, anche se per motivi differenti.
Perché sì Ep 8 prova a correggere il tiro parlandone sicuramente con più cura  ma lo fa con un abuso di parole che vanificano lo sforzo.

Se per esprimere un concetto chiave  infatti nelle saghe principali bastava un “sento che c’è del buono in lui” e la cosa sì, sembra stano ma, bastava, qui si deve parlare per almeno 40 secondi in più della stessa cosa palesando forzatamente l’intento con termini espliciti quali “conversione” etc, ripetuti più volte.

Domandiamoci, cosa funzionava davvero in Star Wars? Cosa lo rendeva quel qualcosa di unico che si andava ad annidare oltre il posto dove solitamente arrivano le storie fantasy, anche le migliori, che ci emozionano? Star Wars arrivava allo spirito.

E il meccanismo principe con cui si muoveva tutto era (lo dicevo sopra aggettivizzando la saga): il fattore mistico.

Un qualcosa di sfuso, indefinibile, lasciato nella nebbia il tanto che basta per farsi delineare ma mai avvertire di concreto: la Forza è un qualcosa che puoi spiegare ma che rimane inafferrabile, è criptica, come un discorso di Yoda che in una riga ti lascia con una risposta e due domande.
E’ quella cosa che ti faceva chiudere gli occhi e cercare qualcosa dentro che nemmeno tu sapevi, quando eri bambino. Dalle parti di “Gli ultimi Jedi” invece sembra di dover volontariamente attraversare una strada: o di qui o di là; vieni tu, vengo io.

Non sembra esserci nulla di sfuggente in questa Forza, è troppo formale, non è così distante da un potere qualunque al quale viene data una connotazione più interiore, ma neanche troppo, perché l’attenzione viene più spostata sul dove il personaggio vuole tendere, sulla sua tanto conclamata potenza ( ma si può davvero prendere sul serio la cosa con questo Kylo Ren che non riesce a suscitare la benchè minima minaccia nello spettatore? Dov’è la potenza tanto temuta da Luke? Si pensa che bastino quattro chiacchiere per farla transitare allo spettatore? Non rimane ingiustificato e buttato lì? E, arrivato al secondo film, te lo puoi davvero permettere?), e questo blocca il coinvolgimento del film, che si riduce a quella bellissima avventura incapace però di ricalcare le gesta iconiche dei suoi precedenti.
E Star Wars non è mai stata una bellissima avventura, nonostante la comprendesse in sé.
Star Wars ha sempre preso lo spirito dello spettatore per altre ragioni.

E purtroppo a quella presa ormai è impossibile avvicinarsi perché, è bene capirlo, un certo tipo di solennità non si può raggiungere quando ad un qualsivoglia contenuto, denso e profondo che sia, affianchi continue battutine e momenti comici, mai come questa volta davvero fuori luogo.

Il problema è che pur producendo ottimi film (ad ora, prima della rivisione, posso dire di aver apprezzato maggiormente Ep 7) sembra che dovremo accettare che Star Wars abbia smesso ufficialmente di essere una cosa seria.
E ribadisco: sono ben conscio dei momenti comici intrisi nelle due trilogie. Ma, riagganciandomi alle critiche già smosse in Ep 7, mettere dei momenti distensivi ben dosati in un film dalle ritmiche lente (vecchie trilogie) ha un senso, e un preciso effetto. Metterne in numero estremamente maggiore in film frenetici, dai ritmi meno compassati e pure più chiacchieroni, ne ha un altro.
Non lo fa diventare un film Marvel, grazie al cielo, perché si parla ancora di argomenti di una certa profondità e di personaggi di un certo portamento. Ma…ahia ragazzi, si incrociano due stili e due pennelli. E, quanto ha reso davvero grande Star Wars, quello che lo ha reso davvero una “religione”, un compagno di viaggio per alcuni…non può essere rappresentato con questo tratto.
Puoi giocarti tutte le carte che vuoi, imbastire la trama più interessante al mondo…ma non puoi salire su un pulpito in mutande e pretendere che le persone preghino.

E dire che il potenziale c’è tutto.
L’idea di due ragazzi che scoprono la forza e si muovono nel ‘grigio’ di questa, senza veri ordini o dettami da seguire, esplorandola capendo quanto sia semplice passare la linea di confine, e quanto molte volte questa linea sia quasi una scelta più che una propensione, è stupendo, è pane da Star Wars.
Come lo sono alcuni momenti,  veramente riusciti, iconici nel loro, se isolati dal contento. Nel dettaglio la seconda parte del film,  certamente quella maggiormente riuscita, non ci sono dubbi.
Oltre che la magistrale scena di chiusura, addirittura forse la migliore di tutta la saga, per poetica.

La Forza quindi c’è in questo film, “c’è del buono in lui”, solo che sembra essersi di nuovo addormentata, sembra viaggiare dietro le quinte del film, mentre quella che ci viene data in pasto è un suo riflesso più sgargiante, e quanto di più lontano al suo viso vero, autentico.

In questo attimo di delusione, perché in Ep 8 ci credevo davvero molto, forse però capisco un pezzo dell’amara lezione: è doveroso prendersi del tempo.
Risistemarsi quanto basta, rivedere il tutto rimasticando i difetti di cui ormai si conosce già il sapore, e attendere questi prossimi due anni provando a farsene una ragione. Una ragione della risposta che per forza necessita quella domanda, e quel bambino che ancora cerca la forza a volte, ad occhi chiusi, dentro sé.

Sono ancora convinto che questa saga possa regalarci un finale emozionante e meraviglioso. Le pedine ci sono tutte e forse questo sfogo un po’ amaro sta a simboleggiare ad ora il rilevamento di alcune speranze disattese, perché in questo film c’è stato tanto coraggio, ma sono mancate le meccaniche che avrebbero potuto affondare il colpo, mettendo più in luce forse quanto non si possa sintetizzare la magia di Star Wars e riproporla con meccanismi narrativi calcolati come lo possa essere un qualunque prodotto in vendita sugli scaffali densi di blockbuster per cui la formula ha sempre funzionato.

E se anche provassero a rivendercelo in questa maniera nuovamente, forse l’aver accettato la risposta potrà farci tornare a sentire la potenza di quella Forza nascosta che continueranno a propinarci nascosta dal suo nuovo riflesso da ribalta.

Perché sì, pur di non perderla, pur di continuare ad essere quel bambino che chiude gli occhi per sentirla isolandosi da quel qualcosa di cui ci vogliono far ridere, me per cui non vogliamo affatto ridere, è bene convincersi:

Star Wars è morto.
Evviva Star Wars.

Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Ama al pari anche il Cinema di cui spesso indegnamente scrive.

  • ThaiK

    il film è una merda è inutile girarci tanto intorno, e comunque balle spaziali faceva più ridere.

    • Alessandro Tonoli

      avremo capito male noi e invece intendevano fare un sequel davvero di space balls?

      • ThaiK

        non lo so, so solo che non pensavo si potesse fare peggio de “Il risveglio della Forza” ma ci sono strariusciti!