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Posted by on 1:20 pm in Schiaffi ludici | 0 comments

Quattro passi coi piedi di piombo…

Quattro passi coi piedi di piombo…

a cura di Luca Pitocchi

Il periodo estivo è sempre un grande “termometro” per lo stato dell’industria videoludica: tra E3, Gamescom e Tokyo Game Show in rapida successione, i mesi tra Giugno e Settembre sono essenziali per mostrare al pubblico le prime avvisaglie di ciò che ci aspetta nei mesi a venire, intuire le strategie di mercato e cosa bolle nelle pentole non ancora scoperchiate degli sviluppatori.

Mai come quest’anno, inoltre, si è vista una serie di conferenze nei quali la parola d’ordine è stata “giochi, giochi e ancora giochi”: dopo anni di predominio di novità sul piano tecnico, dei servizi e dei titoli indie e mobile, gli annunci emersi in questi mesi “caldi” fanno ben sperare ad un ritorno in grande stile verso i titoli tripla A, cosa che porterebbe una necessaria ventata d’aria fresca al mercato console. Tra titoli come Fallout 4, Dark Souls 3, Mafia 3, il nuovo Mirror’s Edge, e il remake di Final Fantasy VII (per il quale, tuttavia, le prime dichiarazioni di Nomura dopo l’annuncio iniziano ad incrinare quel sorriso da orecchio a orecchio che avevamo all’E3), il periodo estivo delinea una seconda tendenza, quella ad andarci coi piedi di piombo, perlomeno per i prossimi mesi.

Un anno in replica

Remake, reboot, trilogie e nuovi capitoli di saghe già ampiamente rodate, infatti, sembrano far pensare ad una certa cautela nel muoversi da parte delle software house, più interessate a minimizzare i rischi e marciare su binari già tracciati che a immettere sul mercato nuove IP. Novità peraltro, di cui buona parte non vedrà la luce per parecchio tempo ancora.

Dall’altro lato, con una mossa solo all’apparenza azzardata (e in realtà ben calcolata e cautelata), abbiamo avuto negli scorsi mesi Nintendo e la sua apertura al mercato mobile, con la concretizzazione dei primi titoli in arrivo annunciata pochi giorni fa da DeNA, partner commerciale del colosso di Kyoto.

Di suo, queste due tendenze non sarebbero un male, se non vengono abusate, in quanto creano una zona confortevole in cui muoversi per un mercato che cammina sul filo del rasoio tra la stagnazione e la saturazione (basta aprire una qualsiasi libreria di un utente medio di Steam per capire di cosa stiamo parlando)…

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Diventano però un problema quando dalla cautela e dal calcolo dei rischi si passa alla chisura mentale, guardando esclusivamente alle statistiche per profitti minori ma immediati. Il tutto, di solito, dimenticando il fattore di gradimento dell’utenza.

Ed è questo il caso in cui iniziano a volare gli “Schiaffi”.

Al plurale perchè stavolta sono due le nostre “vittime”: Konami e Ubisoft. La prima a seguito dell’annuncio della cancellazione di Silent Hills e al seguente “zuccherino” delle pachislot tematiche di Silent Hill e Castlevania; la seconda per il porting di Zombi (ex Zombi U), tolta l’originalità dello schema di controlli via Gamepad e trasformato in un generico shooter senza arte né parte.

Port a Port

Per quanto riguarda Ubisoft, c’è poco da dire: la compagnia franco-canadese non è nuova a manovre simili, ed è ormai noto il loro rimpianto riguardo ai titoli usciti in esclusiva su Wii U. A partire da Rayman Legends, che a poche settimane dall’uscita sulla console Nintendo venne posticipato e reso multipiattaforma (creando versioni mutilate e definite dalla critica nettamente inferiori), Zombi U non è che l’ultimo tassello in una manovra di conversione che guarda al raggiungere più utenza possibile con il minor sforzo economico.

Tuttavia, le condizioni in questo caso sono ben differenti da quelle di Legends: nel caso del titolo del team di Michel Ancel, infatti, si trattava di un prodotto non ancora reso pubblico, e che, nonostante i doverosi aggiustamenti, e tenuto conto dei danni “d’immagine” dovuti ai mesi di posticipo, ha comunque beneficiato dell’uscita in contemporanea su più piattaforme.

Ben diversa è la situazione con Zombi (…titolo che fa molto era classica dell’horror, o splatter in stile Lucio Fulci…): il prodotto ha ormai qualche anno sulle spalle, e la maggior parte delle recensioni favorevoli sono derivate dalle meccaniche di gameplay. Per contro, narrativa e linearità del titolo sono stati bollati da diversi giornalisti di settore, tra cui GameSpot, che con la recensione più critica in assoluto, lo definì un “gioco intrappolato nel genere sbagliato“, un titolo che “sarebbe potuto essere un action godibile, ma è invece una voce scadente nel genere survival horror“.

Ora, a due anni di distanza, si parla di un titolo port che essenzialmente resta lo stesso gioco base, con poche aggiunte extra (due armi aggiuntive e un’interfaccia che incorpora il secondo schermo di wii u secondo le necessità), e toglie invece quei punti di forza (ex: la modalità multiplayer locale su due schermi) che lo avevano reso interessante. Andare a proporre, a due anni di distanza dall’uscita originale, un prodotto “banalizzato” su piattaforme con una base d’utenza maggiore, al solo scopo di sfruttare al massimo il brand con il minimo sforzo, secondo logica, potrebbe non essere una delle migliori idee di Ubisoft. Tuttavia, il giudizio resta in sospeso fino al 18 Agosto, data d’uscita della versione digitale su Xbox One e PS4.

Le Colline hanno i blocchi

Per Konami, la situazione è invece molto ma molto più complessa: a partire dalla cancellazione di progetti come Silent Hills, passando per l’allontanamento di Kojima, alle dichiarazioni del CEO Hideki Harakawa (che pare avercela personalmente con Kojima) riguardo alla priorità verso il mercato mobile, sino ad arrivare alle rivelazioni sulle terribili condizioni di lavoro dei dipendenti interni, l’arrivo delle due slot pachinko a tema Castlevania e Silent Hill con due trailer d’alta qualità, quasi a prendere in giro i fan di vecchia data, sembra solo la punta dell’iceberg.

A guardare bene, però, si tratta di diverse problematiche collegate tra loro, alla cui base c’è la volontà di ristrutturazione interna della compagnia: lo scopo dichiarato di Harakawa, infatti, è quello di spostare il focus principale dell’azienda dal mercato console (alti costi di produzione, rischi di ritardi e mancati guadagni in tempi brevi) verso lidi più redditizi sul medio-breve termine (mercato mobile, arcade, del gioco d’azzardo e dei trading card game).

Le dichiarazioni del CEO, tuttavia, già destarono scalpore qualche mese fa, quando prima dell’E3 vennero accolte come una notifica d’intenti per cui la compagnia avrebbe lavorato in futuro solo sull’ambito mobile. Tra un immediato attacco di panico tra gli addetti ai lavori, e un chiarimento che rettificava in parte la precedente dichiarazione, Konami restava con alcuni forti indizi su come l’opinione pubblica non fosse particolarmente soddisfatta di tale operato.

Segue la questione P.T., ossia quello che ormai sappiamo essere il defunto Silent Hills, collaborazione tra Hideo Kojima, Guillermo Del Toro e Norman Reedus. Un progetto così apprezzato dai fan a livello globale, da causare una reazione quasi isterica alla notizia della cancellazione ufficiale dopo l’uscita della demo su PS4 (successivamente rimossa dallo store, dando il via alla messa in vendita a prezzi gonfiati di quelle console che ancora la possedevano su memoria interna).

Che sia stato questo ultimo scossone, o che siano state le ferite precedenti dovute ai costi di sviluppo di Metal Gear Solid V, fatto sta che da quel momento i rapporti già tesi tra Konami e il team di Hideo Kojima si sono fratturati definitivamente, portando all’allontanamento dello sviluppatore dalla compagnia con il divieto esplicito di menzione al suo nome (interviste comprese).

Eppure, anche se la situazione ha del paradossale, l’utenza è abituata a cose simili, basti pensare al caso West/Zampella che coinvolse Activison ed EA qualche anno fa. In fin dei conti, quello che interessa ad un giocatore è avere un titolo su cui mettere le mani, o se proprio questo non è possibile, almeno lasciarlo nell’illusione che questo potrà realizzarsi in un qualche futuro.

E’ un po’ l’ottica del “non svegliare il can che dorme”, in questo caso mutuata in “non stuzzicare l’utente che sta già sbollendo la rabbia“. Un’ottica che andrebbe rispettata quasi religiosamente da parte di una compagnia che punta al massimo impatto sull’utenza e nel bel mezzo di una ristrutturazione interna, con diversi milioni di Yen investiti in singoli prodotti d’alta qualità il cui ritorno non è ancora garantito al 100%.

E invece, a poche settimane dalla delusione di Silent Hills, arrivano le speranze (subito disintegrate) con il trailer di…una…slot…machine.

Inutile dire che l’utenza non ha preso per nulla bene l’annuncio…

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Se questo avrà impatti negativi sui prossimi titoli Konami, probabilmente è presto per dirlo, ma se non altro si tratta di una prova di pessimo tempismo dal lato marketing (nonchè scarsa lungimiranza nel caso della pachislot di Castlevania, visto il mostruoso risultato Kickstarter dell’erede morale dei vecchi MetroidVania, Bloodstained).

Vero è che l’utenza ha perdonato errori ben peggiori anche a compagnie ritenute il male assoluto (EA e i suoi due titoli consecutivi di “peggior compagnia dell’anno”), ma le reazioni viste sinora sia con Konami che con Ubisoft non sono che l’ennesima conferma che il voler andare a tutti i costi sulla prudenza, può essere fortemente controproducente a livello d’immagine