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Google si traveste da Apple, Stallman rimarrà per sempre un vecchio idealista

15/05/2010
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Leggevo oggi che Google ha interrotto la vendita online del suo primo smartphone, il Nexus One. Il modello distributivo senza piani tariffari ha portato al fallimento di una proposta più che valida. Perchè? I motivi potrebbero essere molteplici, ma siccome mi piace fare anche dei collegamenti contorti, cerco di prendere la strada più complicata.

Il Nexus One, nei piani di Google, doveva essere l’anti-iPhone per eccellenza, in grado di abbattere quelle barriere che ha il prodotto di Apple – e talvolta sono fastidiose. Pensiamo al modello distributivo: Apple si lega, spesso in esclusiva, a un operatore e i piani tariffari a volte lasciano a desiderare. In Italia abbiamo 3, Vodafone e TIM, ma all’inizio c’erano solo TIM e Vodafone e non vivevamo esattamente in un mercato concorrenziale. Comunque sia, il prodotto di Cupertino si è da subito proposto in un pacchetto completo, che prendi o lasci: in molti prendono. Inoltre, lo smartphone gode non solo della pubblicità fatta da Apple stessa, ma anche di quella degli operatori.

Il Nexus One, invece, è venduto solo online, quindi la tariffa devi scegliertela tu. Alcuni di voi diranno che è meglio. Sbagliato. Il 98% delle persone non vuole perdere tempo a cercare tra tante tariffe, vuole tutto e subito. Qualcuno direbbe che la maggioranza dei consumatori è un capra. Sì, è una capra. E già qui c’è il primo problema. Pensiamo poi che Google non ha mai fatto pubblicità sui mezzi di maggiore impatto (la TV) e si capisce come un prodotto valido finisca nell’anonimato più totale. Il tutto per cosa? Per non omologarsi. E qui prendo la strada accidentata.

Questa non omologazione mi ha portato ad accomunare le parole folli di quel barbone di Stallman (leggi qui: Stallman: Apple è l’impero del Male, iPad la sua arma) alla scelta differente di Google. A Mountain View sono ancora più sudboli: cercano di fare i puliti puntando sull’open source, ma sono tra i più avidi di questo mondo (il primato ad Apple non glielo toglie nessuno). Che cosa unisce Stallman e Google? Il fallimento: fare scelte da estremisti dell’open non paga e non pagherà mai. Il fallimento è assicurato. Google se n’è accorta, tardi. Quando se ne accorge Mister Barba Papà? Contro le vie tradizionali di sponsorizzazione c’è poco da fare, non si fanno soldi facendo estremismo anche nel canale distributivo. E sono il primo a dire PURTROPPO!.

Insomma, qualche fan dell’open mi scannerà, ma i dati parlano chiaro: se non ti proponi sul mercato già preconfezionato e pronto all’uso a prova d’imbecille, sei destinato a fallire. E andrà sempre peggio. Amen.

13 Responses to Google si traveste da Apple, Stallman rimarrà per sempre un vecchio idealista

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Tom's Hardware ITA, valerio porcu. valerio porcu said: Google si traveste da Apple, Stallman rimarrà per sempre un vecchio idealista http://bit.ly/cnzd8j [...]

  2. Filippo on 15/05/2010 at 22:10

    Non esiste definizione più appropriata di “a ruota libera, senza filtri” perchè sono proprio fesserie come le potrei scrivere io o qualsiasi altro essere vivente su questo pianeta con una tastiera, uno disse un giorno: l’opinione è la forma di espressione più bassa che esiste a questo mondo. Meno male che per lo meno sei coerente.

  3. Manolo De Agostini on 16/05/2010 at 08:28

    Un blog nasce per scrivere le proprie opinioni, che non devono essere necessariamente le tue e non devono essere necessariamente condivise… altrimenti non scrivevo neanche. Detto questo, tu le bolli come fesserie a prescindere. Questo mi dà l’idea di aver fatto centro. Peccato che non hai scritto il tuo punto vista, ci saremmo fatti un sano scambio d’idee. Alla prossima!

  4. Francesco on 16/05/2010 at 12:21

    Sarebbe opportuno ricordarsi della prima pubblicità Apple. Praticamente la apple disintegra il grande fratello Orwelliano. In sostanza si veste dell’aura di un Emmanuel Goldstein dell’era informatica. Ma perfetto. Ricordiamoci anche come finisce 1984 e alla fine CHI E’ Emmanuel Goldstein. Insomma, fuor di metafora: Stallman ha ragione. La apple è nella fase del delirio di onnipotenza, sta seguendo le orme di microsoft, solo con una modalità più cool e trendy. Non a caso vende un cellulare che al confronto Frank Sinatra è più all’avanguardia tecnologica (dal punto di vista hardware intendo) a 600 euro, quando ne varrà si e no un terzo per quanto i componenti sono superati. E vende notebook con architetture e prestazioni hardware uguali ai notebook non-apple, al doppio del prezzo. Tutto perchè? Perchè la gente è appunto inconsapevole di quel che compra. Ma verrà un momento, come per il browser microsoft che tutti dicevano fosse inattaccabile, che la apple cadrà, e a quel punto non avrà possibilità di risalita perchè diciamolo, la apple oramai cattura solo utenti casuali. Di gente che crede nella apple oramai ne è rimasta ben poca. Al contrario della filosofia Open che continua a crescere e con un bacino d’utenza STABILE, non uterino e volubile come l’utenza apple. Questa la mia opinione.

  5. Antonio on 16/05/2010 at 14:47

    “se non ti proponi sul mercato già preconfezionato e pronto all’uso a prova d’imbecille, sei destinato a fallire.”

    E bella scoperta…che poi tra l’altro vorrei sapere dov’è che è sbagliata, concordo in pieno!

    Visto che si parla di open source il collegamento con linux mi viene automatico, e lo uso come spunto per un esempio…
    Per l’utente medio, tipo ragazzino di 15 anni impaziente di giocare al suo ultimo videogioco comprato ( nella migliore delle ipotesi ) è più facile scaricarsi un .exe e vedere i driver della scheda video che si installano da soli, oppure dover capire quali altri pacchetti installarsi e da dove, dipendenze, conflitti, configurazioni di chissà quale file .conf ecc ecc?

    Non tutti sono informatici o appassionati di tecnologie, e di certo “l’universale cultura e conoscenza” è un virus non facile da diffondere.

    ps. e parlo da appassionato ( e studente universitario ) di informatica.

    Tra giudizi obbiettivi e fanatismi c’è una bella differenza.

    Però come si dice…il mondo è bello perchè è vario, no?

  6. Hex on 20/05/2010 at 16:19

    Se e’ vero che esiste (e lo confermo) un’utenza “capra” (dopotutto non si puo’ pretendere che tutti sappiano tutto: chi ne capisce di politica, chi di medicina, chi di informatica, ma non siamo tutti tuttologi), pur tuttavia le “capre”, nel loro pascolare, si scelgono dei “cani guida”. E ce ne sono di due tipi: lo spot televisivo e gli opinion leader o media piu’ o meno specializzati.

    Quindi puoi comprare un telefonino perche’ te lo dice la tv o perche’ te lo dice il tuo sito web preferito. E gli opinion leader, le testate di successo, non perdono occasione per sottolineare i vantaggi (concreti e tangibili) dell’open source. Quindi forse l’open source fallisce clamorosamente il suo obiettivo piu’ grande, portare la democrazia a tutti, ma viene apprezzato (giustamente) dai media che poi lo “girano” agli utenti.

    L’80% del successo di Android, a mio avviso, e’ dovuto alla sua natura open source (basti pensare alle rogne del “jailbreak” dei dispositivi Apple). Se qualcuno mi chiede oggi quale smartphone comprare gli suggerisco uno basato su Android e forse, domani, uno basato su Symbian. Non a caso anche Symbian ha abbracciato l’open source.

    Non mi pare Stallman e l’open source stiano perdendo, anzi: il fatto che Android negli USA ha gia’ superato in traffico quello generato dagli iPod/iPhone credo lo debba proprio all’open source e al suo “barbone” …

  7. Alessandro on 21/05/2010 at 20:07

    La domanda non è “chi è”… la domanda è “perchè”!
    Perchè bisogna condannare le scelte fatte secondo criteri non strettamente filosofico-tecnologici?
    Perchè le scelte alternative rispetto alla “filosofia dell’open source” vengono bollate come “compiute da persone inconsapevoli”?
    Io proprio non riesco a capire… C’è ancora chi non ha capito che la persona (usare il termine “utente” onestamente non mi piace assolutamente) vuole semplicità, facilità d’accesso e figosità: questo, presumendo che la qualità intrinseca del prodotto sia almeno “decente”.
    Inoltre, ricordo a tutti che il prezzo lo fa il mercato, prima dei produttori… e che le persone sono giudici e arbitri di tutto, emettendo sentenze che non consentono appello.
    L’Iphone secondo me costa troppo, ed inoltre non lo ritengo adeguato alle MIE esigenze: io non spenderei i soldi necessari al suo acquisto. Fermo restando che, se la gente lo compra, vuol dire che il valore percepito del prodotto è compatibile con il prezzo, indipendentemente dalla sua dotazione tecnica.

    Vorrei ricordare a tutti un vecchio detto, frutto di quella saggezza popolare che, nel bene e nel male, è la cartina tornasole di come funzionano le cose al mondo: “Anche l’occhio vuole la sua parte”… e chi non ne è consapevole o si adegua oppure, come Stallman, rimarrà sempre nell’ombra, figlio di una filosofia idealista, tanto estremista quanto di nicchia.

    Mi permetto di ricordare a tutti i filosofi inoltre che mentre la borghesia ha contribuito alla Rivoluzione FRancese per seguire degli “elevati ideali di libertà”, il popolo (ovvero la stragrande maggioranza delle persone) lo ha fatto semplicemente perchè aveva fame.

    Questi erano i miei 2 cents.

  8. Hex on 24/05/2010 at 15:09

    Ciao Alessandro,

    quella che descrivi e’ la dura realta’, pero’ sta attento a non aggiungere al “purtroppo e’ cosi’” il concetto di rassegnazione. Tu dici giustamente che la gente compra cio’ che e’ “figo” e se ne frega dei suoi diritti. Purtroppo e’ cosi’, ma non rassegnamoci, anche perche’ si vede la luce in fondo al tunnel.

    Il futuro lo decidiamo noi ogni giorno e non e’ detto che certe storture debbano restare tali per sempre. Oggi la gente compra il prodotto pubblicitario venduto da una donna seminuda. Un domani comprera’ cio’ basandosi sulle opinioni espresse su Ciao o siti specializzati di review (vedi l’attenzione verso la tecnologia al plasma Kuro o verso i decoder satellitare dreambox).

    Oggi la gente compra l’iPod perche’ e’ figo. Domani compra Android perche’ e’ open, puo’ avere il multitasking, le applicazioni che vuole (ricordati il caso di Apple che ha censurato anche programmi con semplici vignette satiriche – peggio di certi fondamentalisti islamici), Flash, contenuti pornografici. Ed essendo il sistema operativo open source non solo puo’ legalmente modificarlo ma e’ invitato a farlo, potendolo cosi’ installare su un altro palmare (addirittura sull’iPhone!), su un set-top-box o altro pc a sua scelta. Non e’ Steve Jobs a decidere se posso vedere un seno nudo o no su un hardware che ho acquistato solo perche’ potrebbe finire nelle mani di mio figlio: questo lo decido io perche’ fino a prova contraria mi fido dei miei neuroni e non di quelli di Steve.

    Nessuno qui dice che l’umanita’ si e’ svegliata stamattina “saggia” ed e’ passata sull’altra sponda. C’e’ pero’ una costante erosione: da consumatore passivo e disinformato c’e’ una fetta sempre crescente di utenti che invece comincia a capire il valore aggiunto dell’open source. Si passa da Office a Open Office, ma anche da Explorer a Firefox (entrambi gratuiti), da Windows Media Player a VideoLan. Prova a spiegarti la corsa con cui Nokia sta passando a Linux e perche’ ha deciso di rendere open un sistema operativo (pagato a caro prezzo) come Symbian.

    E l’open source non e’ semplicemente cool perche’ e’ gratis. Anche Opera, velocissimo browser e “figo”, e’ gratis (ma non open), ma non ha raggiunto la quota di Firefox. Forse e’ il caso di chiedersi perche’ a volte essere “fighi” e gratuiti non basta a decretare il successo di una iniziativa.

    Certo, strada da fare ce n’e', ed e’ vero che oggi le persone ancora non scelgono in maggioranza il prodotto migliore ma solo quello dalla confezione migliore. Questo sorpasso, in termini numerici, dalla confezione al contenuto, forse pero’ e’ dietro l’angolo, e quindi io comincerei a chiudere nel cassetto termini come “estremisti”, “vecchi idealisti” o “comunisti” riferiti a Stallman: si rischia di non vedere al di la’ del proprio naso il futuro che avanza e di fare la fine degli USA o di Berlusconi, che hanno deriso la struttura politica della Cina per un secolo, salvo ora dipendere in toto dai cinesi (spiegazione: se i Cinesi chiedono di saldare i debiti mandano all’aria tutto l’Occidente).

  9. Alessandro on 24/05/2010 at 21:38

    Hex, hai capito perfettamente tutto il mio pensiero tranne una cosa: la mia critica era rivolta a coloro i quali ( e purtroppo non sono pochi ) valutano i prodotti in termini prettamente tecnologici, tralasciando i parametri legati alla reale percezione della qualità d’uso degli stessi: si può essere trendy e fighi anche essendo open, solo che per ora ancora troppe persone pensano che un prodotto open abbia successo solamente perchè è aperto in tutti i suoi aspetti.

    Al giorno d’oggi credo e temo sia più difficile gestire commercialmente un prodotto piuttosto che realizzarlo tecnicamente, e Google questa volta penso che abbia capito la lezione: deve imparare da Apple, tralasciando gli scandalosi aspetti legati alla libertà che viene “concessa” agli utilizzatori del melafonino.

    open è bello e su questo sono d’accordo, ma open + usabile + figo è meglio, ed è possibile senza sacrificare nulla.

  10. Hex on 25/05/2010 at 12:09

    Ciao Alessandro,

    sono d’accordo. Non a caso Linux desktop non decolla perche’ non e’ abbastanza cool, molti vedono con simpatia l’arrivo di Chrome OS come OS alternativo a Windows perche’ sanno che Google sa essere cool. Occorre essere cool, indubbiamente, ma non basta: occorre anche essere geek, ovvero badare ad alcuni aspetti tecnologici. Ad esempio e’ un po’ tafaziano che per Linux ci siano 2 desktop (KDE e Gnome) in guerra e non si concentrino le energie su un unico desktop. Ma qui andiamo off-topic.

    Quello che pero’ non posso condividere e’ la frase in grassetto riportata nell’articolo “Che cosa unisce Stallman e Google? Il fallimento: fare scelte da estremisti dell’open non paga e non pagherà mai”. Intanto perche’, come ho scritto, i dati negli USA dimostrano che Google vince su iPhone generando piu’ traffico dati (quindi ci sono piu’ smartphone con l’OS open source di Google). E’ comunque la prima volta che vedo accostate le parole “fallimento” e “Google”, non mi pare che Google sia in difficolta’, anzi.
    Per quanto riguarda Stallman e la filosofia open, non sorprende affatto la sua sortita sull’iPad. Perche’, mai come in questo caso, e’ proprio l’iPhone l’esempio eccellente che uno come Stallman (e uno come me) cercavano per dimostrare l’utilita’ dell’open contro l’orrore del closed.
    Il fatto che l’iPhone sia chiuso, immodificabile e che nell’app store c’e’ un uomo solo che decide nel bene e nel male cosa puoi o non puoi installare (a meno del jailbreak) e’ osceno, fa diventare rossi di rabbia e anche di piu’. E’ come se da domani, esempio assurdo, Panasonic vendesse televisori che possono trasmettere solo programmi acquistati da Panasonic e soprattutto filtrati da Panasonic. E’ come acquistare una casa e non poter appendere i quadri che uno vuole appendere. E’ il costruttore che decide per te, e’ Panasonic che decide per te, e’ Apple che decide per te. E a chi si lamenta, la risposta e’: “se non ti piace vai altrove, a tanta gente va bene cosi’ e non rompere”.

    Anche Microsoft, che del closed e’ pioniere, non si e’ mai spinta a tanto e dopotutto su Windows puoi installare applicazioni e driver non certificati e sviluppati liberamente da tutti.

    Apple costituisce un pericolo precedente, un cattivo esempio anche per le altre aziende. Non a caso Sony ha deciso all’improvviso di rimuovere il supporto agli “other OS” sugli aggiornamenti del firmware. E chissa’ chi sara’ il prossimo.

    Ovviamente questo e’ un discorso incomprensibile per chi e’ ammaliato da iconcine e suoni sfiziosi, da forme stilose e coolness in generale. Per queste persone Stallman e’ un “barbone estremista che fallira’ sempre”, Apple e’ la produttrice di quel fantastico gadget cosi’ stiloso.

    C’e’ una legge in Europa che vieta ai produttori di PC di costituire volutamente blocchi che limitino la liberta’ dell’utente di fare con l’hardware cio’ che vogliono. Tale legge e’ stata usata in passato con successo contro i produttori di console che accusavano i produttori di mod-chip di rendere “aperte” le loro console, consentendo l’installazione di software di terze parti. Poi e’ cambiata l’aria, le lobby hanno cominciato a fare pressioni e sono uscite nuove leggi, in contrasto con le prime, che vietano il by-pass di meccanismi di protezione, aprendo la strada cosi’ agli ambienti closed. Nel silenzio generale dei media e dei blogger, anche di settore.

    Io 1984 di George Orwell l’ho letto. E’ scritto bene, ne suggerisco la lettura a tutti. Poi, forse, Stallman lo vedrete con occhi diversi.

  11. Alessandro on 25/05/2010 at 15:54

    Caro Hex,
    sono d’accordo con te su tutto, senza se e senza ma: diciamo che mi accontenterei anche solo di un “atteggiamento open” anche da parte dei produttori di hardware/Software…
    Apple è un tiranno e, a parte il monitor del mio pc, non vedrà mai un € volare dalle mie tasche alle loro a causa principalmente di: prodotti castrati (supporto a Flash, questo sconosciuto…), libertà fortemente limitate (non ho bisogno che Mr.Steve mi protegga dal pericolo imminente di un seno scoperto…) e, in ultimo, una campagna di marketing fatta in maniera perfettamente centrata su ciò che io non sono.

    Se oggi la libertà digitale è importante, in futuro sarà fondamentale: sempre più “pezzi” di noi si stanno trasferendo su dispositivi tecnologici (e la cosa mi rattrista molto a dire il vero… ma sono opinioni personali) e se oggi un buon telefonino (scusami ma chiamarli smartphone mi sembra una idiozia…) è molto importante, domani esso sarà uno degli strumenti fondamentali con cui faremo tutto: ci terremo la rubrica completa, l’agenda, la sveglia, la posta elettronica, le nostre attività sui social network… Oggi sono ancora abbastanza pochi coloro che sfruttano più del 10% delle possibilità di questi oggetti, ma domani il panorama sarà completamente cambiato… E noi non possiamo assolutamente cedere ai ricatti di chi ci vuole controllare e “guidare”, con la scusa di “difenderci da noi stessi”.

    Microsoft come dici bene tu non si è mai spinta così in la perchè ha capito che con un computer un utente deve poterci fare di tutto: i due imperi in questo senso sono piuttosto diversi.

    Apple ci sa fare molto meglio con il marketing, ovvero quella infernale arte di convincimento delle masse all’acquisto di qualcosa: ha saputo anche sfornare, nel corso della propria storia, dei prodotti che hanno fatto scuola e hanno permesso di sdoganare molti oggetti (ipod, iphone, ipad)… Ma tutti sappiamo qual’è la loro visione del mondo.
    Se penso poi che Osx sotto è uno Unix e cosa sono riusciti a produrre i progettisti Apple, mi mangio le mani e mi girano i pianeti del sistema solare: questi hanno preso e hanno tirato fuori qualcosa di stupendo da ciò che, nelle varie incarnazioni della community, è ancora un oggetto del mistero in cui se tutto fila liscio ok ma se va storto qualcosa (periferiche non pienamente supportate ecc.ecc.) bisogna accendere un cero per ogni divinità di ogni religione…

    Perchè ti dico questo? Perchè secondo me ciò giustifica il casino del mondo open: n programmi che fanno la stessa cosa, ognuno può creare la sua fork di ogni progetto (portandosi dietro magari pezzi della communit principale del progetto stesso), i designer inoltre sono ancora piuttosto malvisti e il potere decisionale è in mano ad informatici “vecchia maniera” che pensano prima ai tecnicismi e poi all’usabilità se avanza tempo e voglia…

    Io uso soprattutto Windows, ma Ubuntu rappresenta un modello ottimo di Sw open. distribuzione con un progetto di fondo, degli obiettivi da rispettare e con una filosofia di semplicità ben precisa.
    Per questo motivo mi bolle letteralmente il sangue quando leggo commenti di utenti vecchio stampo che ne criticano l’organizzazione a dir loro troppo da newbies…

    Tutto questo per dirti che purtroppo l’organizzazione è l’arma migliore che esista, in qualsiasi campo: 1000 persone ben organizzate creano prodotti migliori di una intera community o di una moltitudine di esse… hanno una struttura, stabiliscono degli obiettivi e sanno cosa fare… tutte cose che in una community sono molto più labili, ed inoltre (ma questo è un pensiero personale…) non è detto che un confronto troppo aperto porti per forza a delle idee migliori.

  12. Roberto on 31/05/2010 at 18:38

    Mi intrometto nella discussione cercando di dare un mio personale punto di vista nel modo (spero) più equilibrato possibile.

    Da “giovane” 40enne ho avuto l’opportunità di vedere varie fasi che hanno portato i computer nella vita di tutti i giorni (soprattutto nella mia!), a partire dagli 8bit del commodore VIC20 e del commodore 64, passando all’Amiga, fino all’iPod touch (ultimo acquisto fatto nei mesi scorsi).

    L’informatica di massa negli anni 80 era molti grezza e, per quanto ci fossero macchine vendute in milioni di pezzi (il c64 è tutt’ora il computer più venduto della storia), non si può certo dire che ci fossero monopoli o limiti imposti se non quelli intrinseci alla pochezza dell’hardware dell’epoca; i programmi del resto, gioch esclusi, non consentivano certo di fare miracoli e quindi molti di questi computer più che entrare nella vita di tutti i giorni entrarono invece in soffitta!

    Già con Amiga ci si avvicinò al concetto di computer “tuttofare” e multimediale così come lo concepiamo oggi, e si sviluppò presto una grandissima comunità (grazie anche ad AmiNet) dedita alla realizzazione di programmi freeware/shareware, per certi versi antesignani dell’open source odierno.

    I programmi erano già molto più sofisticati di quanto visto fino ad allora, e già iniziavano i primi casini e incompatibilità dovuti spesso dall’estrema libertà di programmazione che consentiva però di ottenere risultati strepitosi!

    Non tutti però riuscivano a sfruttare bene quelle macchine, in quanto spesso bisognava intervenire al livello di librerie, di startup-sequence e di shell, perciò non ebbero il successo duraturo che avrebbero meritato (grazie anche alla illuminatissima dirigenza Commodore!).

    20 anni dopo mi sembra che il mondo dell’Open Source / Linux sia il diretto erede di questa realtà, dove tutto è possibile ma nella quale spesso è necessaria una competenza al di fuori del comune utente di computer per risolvere quei piccoli o grandi problemi che si presentano quando si esce dalle configurazioni standard (mi riferisco in particolar modo alle distribuzioni Linux) e si cerca di installare o disinstallare certe cose senza rendersi conto delle dipendenze che possono comportare.

    In tutto questo, Apple è stata brava nell’offrire dei prodotti che sono già completi o comunque più ottimizzati di quelli della concorrenza: mi riferisco per esempio ai Macintosh che con la suite iLife hanno già programmi pronti per gestire foto, musica, video, siti web, authoring DVD, i quali non sono certamente i programmi migliorni nel loro campo, ma per un utenza comune sono largamente sufficienti e comunque sono talmente ben integrati nel SO che non appaiono come aggiunte posticce come nel caso di analoghi programmi per altre piattaforme.

    Questa considerazione vale anche per gli altri prodotti della mela, e non a caso l’iphone resta un punto di riferimento per gli altri cellulari soprattutto per interfaccia (semplice, veloce ed efficace) e per l’introduzione dell’AppStore che probabilmente è lo strumento più diabolicamente utile per creare dipendenza e fedeltà al prodotto.

    I limiti imposti nello sviluppo e nella libertà delle applicazioni ha sicuramente fatto sì che i vari programmi non si “pestino” i piedi a vicenda e probabilmente ha contribuito a rendere l’iphone (al pari delliPod touch) una macchina estremamente stabile e intuitiva.

    Quindi, da utente apple che possiede un iMac, un vecchio iBook ed un iPod touch ma NON un iPhone perchè non si confaceva alle mie esigenze (ho un telefono con Windows Mobile!!), mi sento di dire che non è tutto marketing quello che luccica, ma c’è sostanza e capacità di innovare in -quasi- tutto ciò che fanno (soprattutto se vediamo il prodotto nella sua interezza e non solo nei dati hardware che lo possono descrivere): che poi i prezzi siano sproporzionati questo è un altro discorso…

    Per finire, secondo me c’è spazio sia per l’open source che per i sistemi chiusi, però non possiamo denigrare chi, non volendo o potendo capire ogni singolo bit di ciò che acquista, preferisce un prodotto già pronto da usare anche se potenzialmente castrato rispetto ad un altro dalle immense capacità ma che ha bisogno di tempo e voglia per essere usato al meglio!

  13. Roberto on 02/10/2010 at 09:40

    Esprimo anche io la mia opinione, ci sono anche persone che vanno oltre il bivio close/open source, ma cercano quei prodotti con l’hardware migliore a prescindere dal s.o. utilizzato e che non accettano minimamente le eccessive castrazioni..
    un esempio? a Natale dovrò comprarmi uno smartphone nuovo, avevo letto che sarebbe dovuto uscire un HTC con delle caratteristiche tecniche da paura (rivelatosi poi una bufala) e che avrebbe montato Windows Phone 7..
    siccome appunto è una bufala (ovvero il prodotto,(HTC HD3) uscirà sul mercato ma con hardware in linea con altri prodotti attualmente in commercio), ho cambiato strada e ho visto che sta per uscire (e quindi ci sarà per Natale già da un mesetto o due) il modello di punta HTC Desirè HD, prenderò questo qui… che guarda caso monta Android 2.2 (e spero che sia aggiornabile alla 3.0 in futuro)..
    Perchè scelgo HTC? perchè monta una sua speciale interfaccia customizzata che lo rende come semplicità ed utilizzo molto simile all’iphone4 senza però averne i suoi limiti..
    ah ovviamente un gioiello del genere costerà i soliti 600 euro ma anche se ne fosse costato 800, per me sarebbe sempre stato di valore maggiore rispetto l’iphone4.
    parlando di s.o. per un attimo, preferisco di gran lunga i s.o. MS ai linux vari (anche se li uso) ma non quelli preinstallati sui portatili che fanno letteralmente schifo, io me li formatto, me li reinstallo a modo mio, li ottimizzo più di quanto non faccia Apple sui suoi prodotti e diventano i s.o. migliori che esistano (parlo sia di XP, che di Vista e 7, sopratutto a 64bit quest’ultimi).

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