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	<title>Tecno Libero &#187; Google</title>
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	<description>A ruota libera, senza filtro, sul mondo della tecnologia</description>
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		<title>Google+, Facebook e Twitter: tre social network, rischio di perdermi</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 17:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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										</div>L&#8217;evoluzione dei social network negli ultimi 15 anni ha visto fenomeni nascere e crescere in un lampo, tanti sono finiti nel nulla. In questo momento sembrano essersi affermati due social network, Facebook e Twitter. Due soluzioni diverse, due realtà non necessariamente in contrapposizione. Ora ecco Google+. Grafica ispirata a Facebook e sistema collegato al proprio profilo Google, Gmail in particolare. Insomma, le carte per avere utenti rapidamente e velocemente ci sono, ma ora il sottoscritto è in panico. In questo post non do un parere sui social network, è puramente di &#8220;sfogo&#8221;&#8230; sensazioni mie di questi minuti, giusto per intenderci. Da una parte Facebook, che serve principalmente per &#8220;cazzeggiare&#8221; e fare il voyeur, dall&#8217;altra Twitter, uno strumento che devo dire aiuta molto anche dal punto di vista lavorativo. Per seguire gli avvenimenti che riguardano gli Anonymous, o la situazione minuto per minuto del down di Aruba dei giorni scorsi, Twitter è stato fondamentale. Lo vedo quasi come un sistema di RSS &#8220;sociale&#8221;. Ora c&#8217;è Google+ e per lavoro non posso esimermi da avere un profilo,e devo dire che ancora non ho approfondito molto, né ipotizzato che sviluppi potrà avere. Una cosa chiara ce l&#8217;ho: si rischia di perdere la bussola [...]]]></description>
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		<title>Sliding Doors: Steve Jobs CEO di Google</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 15:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[Retrospettiva: Steve Jobs sarebbe potuto diventare amministratore delegato di Google. Cosa sarebbe successo? Fatemi sapere!]]></description>
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		<title>Perché Google vuole fare il Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 05:43:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div>Google farà il proprio social network. L&#8217;azienda ci sta lavorando da tempo e il servizio dovrebbe chiamarsi Gooogle Me. Sul sito ne abbiamo parlato diverse volte (Google Me sfiderà Facebook, il gioco si fa duro, Google Me è geniale, Facebook solo per bambini), ma non voglio entrare nel merito di come si dice sarà, bensì sui motivi per cui Google vuole entrare in un settore del genere. Il primo motivo sono le visite. L&#8217;azienda di Mountain View ha dichiarato che chi naviga su Facebook fa in genere molte più ricerche sulle sue pagine. Può anche essere vero, ma rimangono sempre 500 milioni di utenti che, accendendo più volte al giorno, fanno miliardi di pagine viste su Facebook e non su Google. Questo, non è sicuramente qualcosa che piace a Big G, il cui scopo è da sempre quello di avere più contenuti e servizi possibili per tenere gli utenti in un ecosistema proprio, con la pubblicità in bella mostra per la gioia degli azionisti. La seconda motivazione è appunto di carattere pubblicitario. Fermo restando la privacy, quanto si può apprendere di una persona dai social network? Tanto, si capisce forse chi è veramente e cosa cerca. La pubblicità mirata è [...]]]></description>
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		<title>Google si traveste da Apple, Stallman rimarrà per sempre un vecchio idealista</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 18:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div>Leggevo oggi che Google ha interrotto la vendita online del suo primo smartphone, il Nexus One. Il modello distributivo senza piani tariffari ha portato al fallimento di una proposta più che valida. Perchè? I motivi potrebbero essere molteplici, ma siccome mi piace fare anche dei collegamenti contorti, cerco di prendere la strada più complicata. Il Nexus One, nei piani di Google, doveva essere l&#8217;anti-iPhone per eccellenza, in grado di abbattere quelle barriere che ha il prodotto di Apple &#8211; e talvolta sono fastidiose. Pensiamo al modello distributivo: Apple si lega, spesso in esclusiva, a un operatore e i piani tariffari a volte lasciano a desiderare. In Italia abbiamo 3, Vodafone e TIM, ma all&#8217;inizio c&#8217;erano solo TIM e Vodafone e non vivevamo esattamente in un mercato concorrenziale. Comunque sia, il prodotto di Cupertino si è da subito proposto in un pacchetto completo, che prendi o lasci: in molti prendono. Inoltre, lo smartphone gode non solo della pubblicità fatta da Apple stessa, ma anche di quella degli operatori. Il Nexus One, invece, è venduto solo online, quindi la tariffa devi scegliertela tu. Alcuni di voi diranno che è meglio. Sbagliato. Il 98% delle persone non vuole perdere tempo a cercare tra [...]]]></description>
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		<title>Chrome OS o Android? Ne resterà uno solo. Forse</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
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										</div>In casa Google sembra &#8211; e sottolineo sembra &#8211; non abbiano le idee chiare. In questi giorni c&#8217;è grande fermento attorno a Chrome OS, il sistema operativo che mira a sgretolare la barriera tra offline e online. In tanti hanno detto: con Chrome OS, Android diventa meno utile. Beh, sbagliato. La dimostrazione la dà Microsoft, con Windows e Windows Mobile. Due soluzioni diverse, ma compatibili e quindi complementari. Quel che appare strano è come durante la presentazione della versione &#8220;beta&#8221; di Chrome OS, Google abbia negato legami con Android e dichiarato che le applicazioni pensate per il sistema operativo per smartphone non gireranno sul nuovo nato. Ovviamente, nulla di cui disperarsi. L&#8217;anomalia, però, è dietro l&#8217;angolo. Sergey Brin, il cofondatore di Google (mica pizza e fichi), ha dichiarato che i due prodotti convergeranno. Non si sa come e quando, ma lo faranno. Brin, però, sembra andare contro le parole dei suoi stessi collaboratori. &#8220;I produttori di dispositivi hanno bisogno di differenti tecnologie per differenti prodotti&#8221;, ha dichiarato Andy Rubin, capo del progetto Android. Così, anche Sundar Pichai, vice presidente dell&#8217;amministrazione prodotti. Che succede quindi? In casa Google il fondatore inizia a perdere peso decisionale? Non c&#8217;è più un&#8217;unica voce? Potrebbe [...]]]></description>
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