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	<title>Tecno Libero &#187; Google</title>
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	<description>A ruota libera, senza filtro, sul mondo della tecnologia</description>
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		<title>Perché Google vuole fare il Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 05:43:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[Google farà il proprio social network.  L&#8217;azienda ci sta lavorando da tempo e il servizio dovrebbe chiamarsi  Gooogle Me. Sul sito ne abbiamo parlato diverse volte (Google  Me sfiderà Facebook, il gioco si fa duro, Google  Me è geniale, Facebook solo per bambini),  ma non voglio entrare nel merito di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google farà il proprio<strong> social network</strong>.  L&#8217;azienda ci sta lavorando da tempo e il servizio dovrebbe chiamarsi  Gooogle Me. Sul sito ne abbiamo parlato diverse volte (<a href="http://www.tomshw.it/cont/news/google-me-sfidera-facebook-il-gioco-si-fa-duro/25998/1.html" target="_blank"><strong>Google  Me sfiderà Facebook, il gioco si fa duro</strong></a><strong>, </strong><a href="http://www.tomshw.it/cont/news/google-me-e-geniale-facebook-solo-per-bambini/26182/1.html" target="_blank"><strong>Google  Me è geniale, Facebook solo per bambini</strong></a>),  ma non voglio entrare nel merito di come si dice sarà, bensì sui <strong> motivi </strong>per cui Google vuole entrare in un settore del genere.</p>
<p><a href="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/google-me.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-507" title="google-me" src="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/google-me.jpg" alt="" width="325" height="325" /></a></p>
<p><span id="more-506"></span>Il primo motivo sono le visite.  L&#8217;azienda di Mountain View ha dichiarato che chi naviga su Facebook  fa in genere molte più ricerche sulle sue pagine. Può anche essere  vero, ma rimangono sempre<strong> 500 milioni di utenti </strong>che, accendendo più  volte al giorno, fanno <strong>miliardi di pagine viste su Facebook e non su  Google</strong>. Questo, non è sicuramente qualcosa che piace a Big G, il cui  scopo è da sempre quello di avere più contenuti e servizi possibili  per tenere gli utenti in un ecosistema proprio, con la pubblicità in  bella mostra per la gioia degli azionisti.</p>
<p>La seconda motivazione è appunto di <strong> carattere pubblicitario</strong>. Fermo restando la privacy, quanto si può  apprendere di una persona dai social network? Tanto, si capisce forse  chi è veramente e cosa cerca. La pubblicità mirata è sempre più  importante e Google vuole progredire in questo settore. Facebook non  sembra aver fatto mirabilie in questo ambito, Google ha sicuramente i  mezzi per fare di più. Non sarebbe più facile fare un contratto con  Facebook per curarne la pubblicità? Evidentemente a Google non  basta. Meglio non avere nemici.</p>
<p><a href="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/google-fight-facebook.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-508" title="google-fight-facebook" src="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/google-fight-facebook-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a></p>
<p>Il terzo aspetto riguarda gli  <strong>smartphone e i dispositivi mobile</strong>, come i nascenti tablet. Navigare  in mobilità è sempre più un&#8217;abitudine. In molti &#8211; che ne dicano  gli snob all&#8217;incontrario &#8211; acquistano uno di questi prodotti anche  per diletto. Io leggo continui aggiornamenti di Facebook e Twitter  dai miei contatti grazie agli smartphone, in tanti li usano solo così. Google vuole catalizzare  questo traffico, non contenta delle ricerche via cellulare che  controlla per la quasi totalità (<a href="http://www.tomshw.it/cont/news/google-nella-ricerca-mobile-e-una-divinita/26501/1.html" target="_blank"><strong>Google  nella ricerca mobile è una divinità</strong></a>).</p>
<p>Insomma, queste sono solo alcune tra le  motivazioni che mi vengono in mente sul perché di Google Me, o come  si chiamerà. Ne avete altre da suggerire?</p>
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		<title>Google si traveste da Apple, Stallman rimarrà per sempre un vecchio idealista</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 18:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggevo oggi che Google ha interrotto la vendita online del suo primo smartphone, il Nexus One. Il modello distributivo senza piani tariffari ha portato al fallimento di una proposta più che valida. Perchè? I motivi potrebbero essere molteplici, ma siccome mi piace fare anche dei collegamenti contorti, cerco di prendere la strada più complicata.

Il Nexus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggevo oggi che Google ha interrotto la vendita online del suo primo smartphone, il <strong>Nexus One</strong>. Il modello distributivo senza piani tariffari ha portato al fallimento di una proposta più che valida. Perchè? I motivi potrebbero essere molteplici, ma siccome mi piace fare anche dei collegamenti contorti, cerco di prendere la strada più complicata.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-465" title="android" src="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/android.jpg" alt="" width="432" height="324" /></p>
<p>Il Nexus One, nei piani di Google, doveva essere l&#8217;anti-iPhone per eccellenza, in grado di abbattere quelle barriere che ha il prodotto di Apple &#8211; e talvolta sono fastidiose. Pensiamo al<strong> modello distributivo</strong>: Apple si lega, spesso in esclusiva, a un operatore e i piani tariffari a volte lasciano a desiderare. In Italia abbiamo 3, Vodafone e TIM, ma all&#8217;inizio c&#8217;erano solo TIM e Vodafone e non vivevamo esattamente in un mercato concorrenziale. Comunque sia, <strong>il prodotto di Cupertino si è da subito proposto in un pacchetto completo</strong>, che prendi o lasci: in molti prendono. Inoltre, lo smartphone gode non solo della<strong> pubblicità fatta da Apple stessa, ma anche di quella degli operatori</strong>.</p>
<p><span id="more-464"></span></p>
<p>Il Nexus One, invece, è venduto solo online, quindi la tariffa devi scegliertela tu. Alcuni di voi diranno che è meglio. Sbagliato. Il 98% delle persone non vuole perdere tempo a cercare tra tante tariffe, vuole tutto e subito. Qualcuno direbbe che la maggioranza dei consumatori è un capra. Sì, è una capra. E già qui c&#8217;è il primo problema. Pensiamo poi che <strong>Google non ha mai fatto pubblicità sui mezzi di maggiore impatto (la TV) </strong>e si capisce come un prodotto valido finisca nell&#8217;anonimato più totale. <strong>Il tutto per cosa? Per non</strong> <strong>omologarsi. E qui prendo la strada accidentata.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-466" title="Richard-Stallman" src="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/Richard-Stallman.jpg" alt="" width="460" height="500" /></p>
<p>Questa non omologazione mi ha portato ad accomunare le parole folli di quel barbone di Stallman (leggi qui: <strong><a href="http://www.tomshw.it/cont/news/stallman-apple-e-l-impero-del-male-ipad-la-sua-arma/25282/1.html" target="_blank">Stallman: Apple è l&#8217;impero del Male, iPad la sua arma</a></strong>) alla scelta differente di Google. A Mountain View sono ancora più sudboli: cercano di fare i puliti puntando sull&#8217;open source, ma sono tra i più avidi di questo mondo (il primato ad Apple non glielo toglie nessuno). <strong>Che cosa unisce Stallman e Google? Il fallimento: fare scelte da estremisti dell&#8217;open non paga e non pagherà mai</strong>. Il fallimento è assicurato. Google se n&#8217;è accorta, tardi. Quando se ne accorge Mister Barba Papà? Contro le vie tradizionali di sponsorizzazione c&#8217;è poco da fare, non si fanno soldi facendo estremismo anche nel canale distributivo. E sono il primo a dire PURTROPPO!.</p>
<p>Insomma, qualche fan dell&#8217;open mi scannerà, ma i dati parlano chiaro: se non ti proponi sul mercato già preconfezionato e pronto all&#8217;uso a prova d&#8217;imbecille, sei destinato a fallire. E andrà sempre peggio. Amen.</p>
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		<title>Chrome OS o Android? Ne resterà uno solo. Forse</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manolo De Agostini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[In casa Google sembra &#8211; e sottolineo sembra &#8211; non abbiano le  idee chiare. In questi giorni c&#8217;è grande fermento attorno a Chrome  OS, il sistema operativo che mira a sgretolare la barriera tra  offline e online.


In tanti hanno detto: con Chrome OS, Android  diventa  meno utile. Beh, sbagliato. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">In casa Google sembra &#8211; e sottolineo sembra &#8211; non abbiano le  idee chiare. In questi giorni c&#8217;è grande fermento attorno a <a href="http://www.tomshw.it/cont/news/chrome-os-convince-e-arrivata-l-era-glaciale/22886/1.html" target="_blank"><strong>Chrome  OS</strong></a>, il sistema operativo che mira a sgretolare la barriera tra  offline e online.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-206" src="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/chrome-os-1.jpg" alt="chrome-os-1" width="303" height="301" /><br />
<span id="more-196"></span></p>
<p align="justify">In tanti hanno detto:<strong> con Chrome OS, Android  diventa  meno utile</strong>. Beh, sbagliato. La dimostrazione la dà Microsoft, con  Windows e Windows Mobile. Due soluzioni diverse, ma compatibili e  quindi complementari.</p>
<p align="justify">Quel che appare strano è come durante la presentazione della  versione &#8220;beta&#8221; di Chrome OS, Google abbia <strong>negato legami con  Android</strong> e dichiarato che le applicazioni pensate per il sistema  operativo per smartphone non gireranno sul nuovo nato. Ovviamente,  nulla di cui disperarsi. <strong>L&#8217;anomalia</strong>, però, è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p align="justify">Sergey Brin, il cofondatore di Google (mica pizza e fichi), ha  dichiarato che<strong> i due prodotti convergeranno</strong>. Non si sa come e quando,  ma lo faranno. Brin, però, sembra andare contro le parole dei suoi  stessi collaboratori.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-198" src="http://tomsblog.it/manolodeagostini/files/evil_google.jpg" alt="evil_google" width="472" height="354" /></p>
<p align="justify">&#8220;I produttori di dispositivi hanno bisogno di differenti  tecnologie per differenti prodotti&#8221;, ha dichiarato Andy Rubin, capo  del progetto Android. Così, anche Sundar Pichai, vice presidente  dell&#8217;amministrazione prodotti.</p>
<p align="justify">Che succede quindi? In casa Google il fondatore inizia a perdere  peso decisionale? <strong>Non c&#8217;è più un&#8217;unica voce?</strong> Potrebbe essere  un&#8217;incidente di percorso, anche se qualche dubbio mi resta.</p>
<p align="justify">Penso,  sostanzialmente, che il cammino intrapreso in questi ultimi anni, da  Android a Chrome OS, abbia dietro una visione ben precisa. Certamente  il successo di Android, così come strutturato, potrebbe rallentare  la convergenza dei progetti. Sempre che teniamo ben fermo il concetto  di convergenza: unione dei due prodotti in un unico sistema operativo<strong> e non </strong>avvicinamento dei due su diverse parti. Sarà tutto da vedere,  ovviamente.</p>
<p align="justify">Intanto non posso che  applaudire un&#8217;azienda, che  seppur  fatta della stessa pasta di Microsoft, ha deciso di  buttarsi a pieno in un nuovo progetto, che potrà portare una ventata  di novità nel ristagnante mercato dei computer e dei sistemi  operativi.</p>
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