Oggi su Il Giornale un articolo in prima pagina risponde in maniera quasi sconvolta a un comunicato di Mattel, editore della versione USA di Scarabeo. L’azienda annuncia infatti che, a partire da questo luglio, nel popolare gioco di parole saranno accettati come validi i nomi propri. Quindi sarà perfettamente regolare giocare nomi di persone e di personaggi del mondo dello spettacolo, così come i nomi di città o località.
Mattel con questa svolta vuole dare nuova linfa a un gioco sdegnato dai giovani. Diverse ricerche infatti dimostrano che le nuove generazioni padroneggiano un vocabolario decisamente ridotto. Parrebbe infatti che in un terzo delle discussioni i ragazzi di oggi usino non più di venti parole. Secondo me sono almeno 30 se consideriamo anche le parolacce.
Fino a qui l’articolo di Giuseppe Marino seguiva un filo logico ed era anche interessante. Certo, non servono delle ricerche per capire che moltissimi ragazzi del giorno d’oggi sono delle vere capre. I più cinici come Giobbe Covatta dicono “dategli tempo, si faranno”. Non si sa di che cosa.
Io penso semplicemente che l’interesse per la lettura e la formazione di un bagaglio culturale non abbia niente a che vedere con le abitudini di svago. Ovvero, se uno videogioca non è necessariamente allergico a libri, studio e mostre d’arte.
La frase di Marino che più mi ha colpito è però la seguente. “…ha vinto la generazione Playstation. Niente contro i videogame, per carità, ma non c’è dubbio che siano mediamente più adatti a chi è forte di riflessi e scarso di eloquio”.
Innanzi tutto, Marino non conosce il mondo dei videogiochi. Solo una porzione di questi si basa esclusivamente sui riflessi. Evidentemente non gli hanno mai spiegato l’esistenza di giochi di ruolo, strategici, di memoria, di abilità, d’avventura e altri ancora. Ci sono giochi che ti motivano a studiare la storia, come Civilization o Rome: total war. Ce ne sono altri che ti spingono a migliorare le capacità logiche e di analisi come Brain Training. Ci sono poi giochi magari anche d’azione, ma con ambientazioni mitologiche o storiche che valgono più di ore di studio su un libro di storia.
Certo, poi ci sono anche le porcherie come Dante’s Inferno, in cui Dante è un guerriero macho palestrato e depilato. Ma perfino un orrore filologico di questo tipo può portare un ragazzo alla curiosità di aprire la Divina Commedia.

Sid Meier, autore di Civilization. Ho imparato più di storia e mitologia da lui che dai miei bolsi professori.
Infine rispondo a Marino anche con la mia personale esperienza. Grazie ai videogiochi ho imparato ad amare i computer e ho imparato l’inglese. Queste due conoscenze sono state alla base di tutto un cammino formativo che, tra una nottata e l’altra spesa su Civilization o Ultima Online, mi ha portato a essere quello che sono. Tutto è però nato su computer e console, dal Commodore 64 in poi.
Ora quello che domando ai miei 14 lettori è: a che categoria appartiene una persona che generalizza su un’intera generazione e sul mondo dei videogiochi senza conoscere a fondo né la prima e nemmeno il secondo? Generazione presunzione?








