Generazione Playstation è sinonimo di generazione d’ignoranti? Per il Giornale sì

7 aprile 2010
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Oggi su Il Giornale un articolo in prima pagina risponde in maniera quasi sconvolta a un comunicato di Mattel, editore della versione USA di Scarabeo. L’azienda annuncia infatti che, a partire da questo luglio, nel popolare gioco di parole saranno accettati come validi i nomi propri. Quindi sarà perfettamente regolare giocare nomi di persone e di personaggi del mondo dello spettacolo, così come i nomi di città o località.


Generazione Playstation.

Mattel con questa svolta vuole dare nuova linfa a un gioco sdegnato dai giovani. Diverse ricerche infatti dimostrano che le nuove generazioni padroneggiano un vocabolario decisamente ridotto. Parrebbe infatti che in un terzo delle discussioni i ragazzi di oggi usino non più di venti parole. Secondo me sono almeno 30 se consideriamo anche le parolacce.

Fino a qui l’articolo di Giuseppe Marino seguiva un filo logico ed era anche interessante. Certo, non servono delle ricerche per capire che moltissimi ragazzi del giorno d’oggi sono delle vere capre. I più cinici come Giobbe Covatta dicono “dategli tempo, si faranno”. Non si sa di che cosa.
Io penso semplicemente che l’interesse per la lettura e la formazione di un bagaglio culturale non abbia niente a che vedere con le abitudini di svago. Ovvero, se uno videogioca non è necessariamente allergico a libri, studio e mostre d’arte.

La frase di Marino che più mi ha colpito è però la seguente. “…ha vinto la generazione Playstation. Niente contro i videogame, per carità, ma non c’è dubbio che siano mediamente più adatti a chi è forte di riflessi e scarso di eloquio”.

Innanzi tutto, Marino non conosce il mondo dei videogiochi. Solo una porzione di questi si basa esclusivamente sui riflessi. Evidentemente non gli hanno mai spiegato l’esistenza di giochi di ruolo, strategici, di memoria, di abilità, d’avventura e altri ancora. Ci sono giochi che ti motivano a studiare la storia, come Civilization o Rome: total war. Ce ne sono altri che ti spingono a migliorare le capacità logiche e di analisi come Brain Training. Ci sono poi giochi magari anche d’azione, ma con ambientazioni mitologiche o storiche che valgono più di ore di studio su un libro di storia.
Certo, poi ci sono anche le porcherie come Dante’s Inferno, in cui Dante è un guerriero macho palestrato e depilato. Ma perfino un orrore filologico di questo tipo può portare un ragazzo alla curiosità di aprire la Divina Commedia.


Sid Meier, autore di Civilization. Ho imparato più di storia e mitologia da lui che dai miei bolsi professori.

Infine rispondo a Marino anche con la mia personale esperienza. Grazie ai videogiochi ho imparato ad amare i computer e ho imparato l’inglese. Queste due conoscenze sono state alla base di tutto un cammino formativo che, tra una nottata e l’altra spesa su Civilization o Ultima Online, mi ha portato a essere quello che sono. Tutto è però nato su computer e console, dal Commodore 64 in poi.

Ora quello che domando ai miei 14 lettori è: a che categoria appartiene una persona che generalizza su un’intera generazione e sul mondo dei videogiochi senza conoscere a fondo né la prima e nemmeno il secondo? Generazione presunzione?

  • Deve

    forse conosce così bene questa situazione perchè la vive pure lui ? magari non in prima persona ma la nota nella sua famiglia ?

    Beh un dato è certo… i gamers stanno aumentando e non c’è più distinzione tra il macho e il nerd, tra lo scolaretto e il dirigente, ormai è un fenomeno che sta coinvolgendo tutti, vogliamo cercare i motivi di tutto ciò ?

    I mass media presentano cose facili che nella vita non si raggiungono, nei game si. e solo il fatto di fare qualcosa di straordinario in un game ti fa staccare la spina dal tran tran dove sei bastonato dal lavoro, dallo studio e dalle responsabilità in generale ( ognuno a seconda delle età )

    altra motivazione ( nella quale credo ) è che sempre più spesso il linguaggio nei game è cordiale e c’è voglia di giustizia perchè ci si vuole divertire con onestà, dato importante è infatti la continua caccia al cittone che c’è in tutti i server di qualsiasi game online…

    e ultimo punto è la mondialità, ovvero i giochi online permettono di essere più uniti, insomma più globali e questo è dato che fa discutere rispetto alle accuse ( motivate ) di xenofobia…

    allora sorge una domanda spontanea … se c’è così tanta voglia di essere diversi e lo si fa con i game non è che siamo forse più sensibili che stupidi ?

    ultima questione, è davvero così difficile cercare di essere così cordiali, volenterosi, socievoli nella società senza i game ?

    Ciao a tutti !

    PS : 14 lettori ? io pensavo di meno ;) scherzo, questo blog è bellissmo ! complimentoni ! =) asd

  • Stefano

    Secondo me c’è un po’ di torto e un po’ di ragione da tutti le parti.

    Una volta con il fatto che non c’erano videogochi uno era più invogliato a leggere (forse), ma il problema non è sicuramente da imputarsi ai videogiochi. A me viene in mente la scarsità dei programmi educativi in TV e le pessime condizioni in cui risiede la scuola italiana. Ora come ora ritengo che le persone colte lo siano perché hanno voglia di studiare e conoscere più che perché se non studiano ricevono bacchettate sulle mani.

    Comunque i 14 lettori dovrebbe essere riferito ai Promessi Sposi.

    Spero che questo blog abbia il suo stesso successo ma non lo stesso odio da parte di generazione di giovani! :)

  • http://www.futureistomorrow.it Gadjet

    Quoto. E’ decisamente semplicistico relazionare il calo del livello culturale con la generazione dei videogiochi. C’è anche da dire che come paradigma, quello ludico appare piuttosto inconsistente… Continuiamo a propinare attraverso i media modelli di comportamento e istruzione come quelli che vediamo quotidianamente, e che volente o nolente assorbiamo: tronisti, reclusi nei reality che non sanno neanche parlare italiano e che non fanno altro che piangere e urlare, giornalisti a caccia esclusivamente dello scandalo, personaggi patinati che non hanno nulla a che vedere con il mondo reale…
    Andiamo a scuola, e i libri ormai contengono più immagini che testo. Il sistema non permette ancora ai docenti di impostare i programmi scolastici sulla base di un’interdisciplinarietà che porta all’apertura mentale. Vediamo laureati che sanno a malapena due parole di inglese e scrivere un documento con word (che sarà probabilmente pieno di “k” e povero di vocali).
    Troppo facile dare la colpa di tutto questo ai videogiochi e continuare a stigmatizzarli; d’altronde è con la facile polemica che oggi si guadagnano le prime pagine dei giornali, no?

    Gadjet

  • sylvara

    Il problema non sono i videogiochi il problema è che avere una cultura non paga più ( in nessun senso) quindi nessuno dei giovani è incentivato a cercarla. a che serve sapere il trapassato remoto se tanto poi voglio fare il calciatore come totti che sulla sua ignoranza riesce anche a guadagnarci, ha una moglie fighissima e vivono in tv 24 ore al giorno?? almeno questo è quello che ho imparato negli ultimi 7 anni da educatrice scolastica
    ps ovviamente non ho nulla contro totti

  • mjordan

    Giornalisti. Purtroppo il giornslista è un lavoro ambiguo. Difficilmente, salvo rari casi, si ritrovano a parlare di cose che capiscono. Darei anche a loro una patente a punti: ogni corbelleria si sottrae un punto. Arrivati a saldo nullo, si cambia mestiere: una zappa e un biglietto pagato verso i fertili campi di patate sulle sponde del Fucino. Ogni mestiere ha le sue responsabilità ma per la disinformazione che pena ci sta?

  • Deve

    Quote : Comunque i 14 lettori dovrebbe essere riferito ai Promessi Sposi.

    Lo avevo pensato pure io :) asd

  • ardetek

    Si probabilmente se gli chiedi cosa dovrebbe fare un bambino/ragazzino ti risponde che deve guardare la Tv..

    per piacere, differenziamo le cose 1 è lo svago l’altro è lo studio.. la peculiarità dei giochi è che a volte uniscono i 2, se poi ciò non succede, poco male. Non cerchiamo di scaricare le responsabilità di un sistema scolastico in decadenza..

  • Giuseppe Marino

    Gentilissimi, mi sono imbattuto per caso nel sito e rispondo subito. Certo, le analisi sociologiche difficilmente si esauriscono in un articolo di giornale, dunque per i lettori non c’è gioco più facile che cavillare, puntualizzare, passare al vaglio ogni parola che c’era e quelle che non c’erano. E così sentirsi tanto intelligenti. Per quanto mi riguarda è un diritto inalienabile del lettore. Ma non sarebbe male sforzarsi, al di là dei limiti di un articolo che non è comparso su una rivista specializzata, di cogliere la suggestione primaria dell’articolo: io gioco volentieri con la Play e con la Wii e non mi sogno di demonizzarli, ma non sono cresciuto a pane e videogiochi. La generazione di cui parlo io invece sì. E sì, c’è anche Brain Training. Sono sicuro che i vostri figli lo preferiscano di gran lunga a Resident Evil 4 o Halo…. Il dibattito è aperto…

  • http://quellochenonmivagiu.blogs.it/ jimmi

    Più che di “generazione presunzione” parlerei di “generazione qualunquista” che pur di far leggere di sé tira fuori argomenti che a chiamarli tali sarebbe un eufemismo e che si avvicinano più alla zizzania tirata da qualche zitella acida.
    Per il resto se i “giovani d’oggi” usano 30 vocaboli, 3 dei quali sono “sole, cuore e amore”, parliamo piuttosto dei finanziamenti alle scuole, al loro ruolo nella società e di come non ci si curi della qualità dei prof… quindi; posta in termini più “anarchici”, è colpa dei sessantottini che, plagiati dal dio denaro, lucrano sui videogiochi depauperando menti, o dei prof della stessa generazione che non insegnano bene? Di sicuro i ragazzini non hanno colpa, se non forse quella di avere genitori che approvano articoli di tale forma.



 

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