Siamo tutti sotto controllo. Il Grande Fratello del Web ci guarda da sopra la spalla mentre navighiamo baldanzosi su Internet e per farlo usa anche software italiano, come riporta “La Stampa” di oggi.
«Ci sono software che aiutano a identificare i legami nascosti che ricorrono nelle discussioni degli individui – spiega il vicepresidente di Expert System Andrea Melegari –. Si tratta di programmi, come il nostro “Cogito intelligence platform”, che effettuano automaticamente l’analisi strategica di grandi quantità di dati di testo e audio, come pagine Web, e-mail, audio e blog, per supportare le esigenze degli analisti».
In pratica le polizie di tutto il mondo e le agenzie di spionaggio e controspionaggio lanciano algoritmi che navigano in continuazione la rete alla ricerca di parole sospette. Come per esempio le componenti per ordigni o nomi di persone sospettate di terrorismo o altri atti criminosi. Altre applicazioni mettono in correlazione persone, date, parole e abitudini di navigazione e suonano un campanellino quando c’è un potenziale pericolo.
Per quanto possa sembrare assurdo, secondo Gartner nell’80% dei casi gli elementi che riconducono a notizie «segrete» sono disponibili in documenti pubblici.
Questo stesso post, contenendo parole sospette ha fatto sicuramente scattare un allarme da qualche parte. Sicuri di non aver scritto qualcosa di pericoloso oggi? Mi raccomando, in ogni caso non accettate caramelle dagli sconosciuti.









