Avere dei colleghi negli Stati Uniti è molto utile. Quando è uscito il primo iPhone, me l’hanno spedito subito dopo il lancio e praticamente l’avevo per le mani, con tanto di inutile SIM americana, due giorni dopo la presentazione USA. Lo stesso è successo questo aprile con l’ipad. I colleghi hanno però un grosso difetto, ovvero dopo pochi giorni ti chiedono di restituire i giocattoli, quindi la tavoletta è rimasta da noi per due giorni due.
Settimana scorsa ho letto di un giornalista di Panorama che si vantava di aver ricevuto l’iPad in ANTEPRIMA, ben sette giorni prima del lancio italiano. Alla faccia dell’anteprima. Trovo di per sé ridicolo vantarsi di certi discutibili privilegi. Ma vantarsi di avere ricevuto in anteprima un dispositivo che in tantissimi usano regolarmente da un mese e mezzo è veramente paradossale.
Bando alle ciance, da venerdì ho finalmente per le mani un iPad 3G che nessuno dovrebbe portarmi via per un bel po’ di tempo. Ho potuto finalmente provare le applicazioni che più aspettavo, ovvero quelle di lettura dei quotidiani italiani, che ovviamente ancora non erano disponibili ad aprile.
Il primo giorni con la tavoletta Apple è quindi passato installando tutte le nuove app che non avevo avuto la possibilità di provare, appena possibile scriverò un po’ di recensioni delle più interessanti.
Domani scriverò alcune considerazioni che sembrano futili ma che cambiano in parte alcune delle conclusioni della nostra recensione. Analizzerò infatti come si comporta la tavola del potere in abbinata al dock, soprattutto alla famosa custodia Apple da ben 39 euro.
A cavallo della festa della Repubblica scriverò di come si leggono effettivamente i quotidiani, che per me rimangono la vera killer application dell’ipad.
Oggi vorrei sollevare la prima critica.
Quasi nessuno, tra i vari fenomeni del giornalismo mondiale che hanno provato la novità di Apple, ha fatto notare che non esiste una gestione degli utenti. In questo l’ipad si comporta come iPhone o ipod touch. In pratica la tavoletta ha un solo super utente che può eseguire qualsiasi operazione. Di conseguenza, le impostazioni di tutte le applicazioni sono uniche. Finché si vive da soli, il problema non si pone. Chi vive in famiglia prima o poi dovrà condividere l’uso dell’aggeggio con conviventi o amici di passaggio.
Chiunque avrà per le mani il nostro prezioso gadget potrà leggere tutte le nostre email, vedere le ultime pagine internet aperte, sbirciare tra i preferiti e anche ovviamente spulciare documenti, foto e musica.
Alcuni dei miei colleghi sono perplessi a riguardo di questa lacuna, per altri è una sciocchezza. Le due diverse conclusioni nascono da una valutazione diametralmente opposta dell’oggetto. Per i primi, iPad è e sarà un sostituto del computer di casa, o del netbook. I secondi invece lo ritengono uno strumento personale, che non è nato per la condivisione con altre persone.
Io appartengo al primo gruppo, ovvero ritengo che ipad possa sostituire a tutti gli effetti il computer di casa per molti usi. Ritengo quindi che la tavoletta dovrebbe gestire utenze multiple. Per esempio, ieri la mia compagna avrebbe voluto leggerci i quotidiani ma, molto discretamente, mi ha detto che siccome mi ci ha visto gestire la posta elettronica, non ha voluto accedere al dispositivo per non violare la mia privacy.
Spero che Apple preveda la possibilità di creare e gestire utenti nelle prossime edizioni del software di sistema, nel frattempo la mia prova continua. Ho scritto questo testo con pages per ipad, non è una cosa molto veloce ma nemmeno lento e palloso come me lo immaginavo. Più dei miei errori di battitura, pesano i continui interventi del correttore automatico che sostituisce parole battute correttamente con parole completamente diverse. In compenso corregge parole sbagliate con parole che c’entrano poco con quello che veramente volevo scrivere. Evidentemente bisogna farci un po’ la mano.
La cosa più inquietante è che testo molto breve, una volta salvato, è diventato un documento da 440 KB. Inquietante, e poi ci lamentavamo dei vecchi Word, cosa mette Pages nell’archivio oltre ai poco meno di 4.000 caratteri che compongono il testo?









