Google bloccata in Cina è una bufala, il Corriere conferma i limiti della carta

I più democratici tra i lettori del Corriere della Sera di oggi saranno in pena per l’ennesima, abominevole censura operata dal governo di Pechino.

Un trafiletto a pagina 15 del quotidiano recita, quasi timidamente, “Google bloccata in Cina”. In poche righe un autore anonimo scrive che la stessa Google ha comunicato che i propri servizi di ricerca sono stati bloccati.

La notizia, riportata in tempo reale dalle agenzie stampa e dai più importanti portali d’informazione, è poi stata rettificata in un falso allarme. In realtà il servizio è stato inaccessibile per un breve periodo per un probabile problema tecnico.

Il Corriere ha quindi preso una cantonata, ma i moltissimi lettori della testata milanese che non s’informano anche in rete non potranno sapere, fino a domani, che si tratta di un falso allarme. L’ennesima dimostrazione, se proprio serviva, che la carta è uno strumento di diffusione dell’informazione ormai completamente obsoleto.

La nobile fibra è ancora ideale per approfondimenti, pensieri elaborati e letture impegnative. Del resto, come pensare che un nobile editoriale di un incartapecorito opinionista possa essere svilito da una vile e bolsa riproduzione sullo schermo?

Ma il differimento tra stesura degli articoli, stampa e diffusione del quotidiano, fa diventare ogni notizia su carta puzzolente come pesce vecchio.