La PEC aziendale slitta a fine anno, tutto in tilt

L’iniziativa non fa una piega: ogni azienda deve avere una casella di posta certificata, in modo da poter smaltire le beghe burocratiche in maniera sicura ed efficiente. Per la serie:  “Addio code agli sportelli”.

Però ci sono i soliti problemini da repubblica delle chiquitas.

Primo inghippo, sei obbligato a usare una PEC, ma non te la fornisce direttamente la Camera di Commercio o il fisco, te la devi comprare da ditte private. Bell’affare, per fortuna per il cittadino il servizio è disponibile gratis.
Chi come noi sguazza su Internet, fa in fretta a decidere. Una bella casella Aruba da 5 euro e siamo tutti contenti.

Chi ha meno dimestichezza, si trova invaso da un mare di gabolari e arraffoni che cercano di farti pagare uno sproposito per una semplicissima casella di posta.

Secondo problema, dopo che un’azienda ha finalmente pagato per ottenere una casella, in molti casi deve anche pagare per comunicarne l’esistenza alla Camera di Commercio.
Si può fare tutto via Internet, una robetta per chi ha dimestichezza con il web e anche la smartcard per la firma digitale.

Una brutta gatta da pelare per i più imbranati. E quindi anche i commercialisti più onesti almeno 50 euro te li chiedono.

Alle aziende, infine, gliene può fregare veramente di meno. Infatti il limite per la presentazione della PEC era fine novembre e, puntualmente, tutti hanno fatto la comunicazione negli ultimi giorni mandando in tilt le camere di commercio.

Quindi ecco il primo rinvio, con tanto di bolla ministeriale.

“il Ministero dello Sviluppo Economico, tramite circolare del 25/11, ha chiesto ad Unioncamere di non applicare le sanzioni previste dalla legge per la mancata comunicazione del proprio indirizzo PEC al Registro Imprese entro il 29/11”

Stia tranquillo chi non ha fatto un bel niente, prevedo che quella di fine anno non sarà l’ultima proroga del termine!